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È morto un europeista a Danzica

Chi era Paweł Bogdan Adamowicz, il sindaco della città accoltellato domenica sul palco di un evento benefico

 

14 Gennaio 2019 alle 15:41

È morto un europeista a Danzica

Il sindaco di Danzica Paweł Bogdan Adamowicz

Danzica, come l’ha ben descritta Günter Grass ne Il tamburo di latta, è sempre stata una città al centro di forti conflitti e tensioni sociali: contesa tra tedeschi e polacchi fu il pretesto per l’inizio della Seconda guerra mondiale; nel 1970 l’esercitò sparò sugli operai in sciopero; lì è nato il primo sindacato indipendente in un paese comunista e da là è partita una rivoluzione democratica che ha cambiato l’Europa, ma non ha evitato che gli operai dei cantieri navali perdessero il lavoro.

 

Il sindaco di Danzica da molti anni, Paweł Bogdan Adamowicz (1965), un omone simpatico e preparato, politico moderno e molto popolare, è stato accoltellato domenica sera ed è morto in ospedale. Il suo aggressore è un 27enne già condannato in passato per reati contro le persone e il patrimonio. Dopo averlo colpito al ventre e al torace ha urlato al microfono di averlo voluto “uccidere per vendicarsi di aver passato 5 anni in galera ingiustamente per colpa di Piattaforma Civica” (il partito oggi all'opposizione in Polonia, a cui Adamowicz è sempre stato legato). Questo gesto è purtroppo il risultato del clima d'odio seminato in Polonia negli anni più recenti dalle forze politiche oggi al potere.

 

La pugnalata a Danzica

Accoltellato al cuore il sindaco della città polacca, Pawel Adamowicz, gravissimo. Era a un evento organizzato da Jerzy Owsiak, che è il bersaglio costante della propaganda dell’estrema destra

 

Adamowicz ha avuto il merito di aver portato Danzica fuori dalla crisi economica (dovuta soprattutto alla chiusura dei cantieri navali), modernizzandone le strutture e facendone un luogo aperto, ricco di cultura, tollerante, vicino all’Europa. Suo simbolo è il “Forum Solidarność” (che ha sede in un modernissimo palazzo in acciaio corten a pochi passi dal cancello dei cantieri), fortemente voluto e sostenuto da Adamowicz, che è un centro di dialogo e memoria. La politica è sempre stata la grande passione  di Adamowicz, avvocato, figlio di due economisti originari della citta di Vilno (oggi Lituania), che, già negli anni Ottanta, quando era studente liceale, collaborò con l’organizzazione clandestina di Solidarność, distribuendo pubblicazioni e volantini e scrivendo per giornali studenteschi di opposizione.

 

Nel 1988 fu tra gli organizzatori dell’occupazione della Facoltà di legge di Danzica, dove poi ha insegnato Storia del diritto ed è stato, negli anni Novanta, dirigente del sindacato Solidarność. Legato, durante gli anni Novanta, al Partito conservatore, nel 1991 Adamowicz ha aderito alla Piattaforma Civica (PO), di centro sinistra. Dal 2002 è stato sindaco di Danzica, sempre rieletto ogni quattro anni: l’ultima volta, nel novembre 2018, in una lista appoggiata dalla Coalizione Civica (KO), e da varie formazioni di sinistra.

 

Quando è stato accoltellato, Adamowicz era sul palco durante il concerto conclusivo della “Grande Orchestra di Aiuto Festivo” (WOŚP), di Jerzy Owsiak che ogni anno raccoglie fondi destinati ad azioni caritatevoli di vario genere, una delle manifestazioni più belle e meritevoli della Polonia degli ultimi anni.

Il giornalista e filantropo Jerzy Owsiak, organizzatore, dal 1988, dei maggiori concerti rock in Polonia (nello spirito di Woodstock”), ideatore e presidente della “Grande Orchestra di Aiuto Festivo” (una delle maggiori organizzazioni non governative e no profit della Polonia), dal palco di Danzica, a caldo, ha dichiarato: “In questo Paese ci siamo così sbarellati, ci siamo talmente presi per il collo, che non riusciamo più nemmeno a rispettate una festa come questa. Non si può combattere la violenza con la violenza. In certi momenti questo è un paese selvaggio. Questa aggressione è avvenuta nella mia città natale, è qualcosa di inverosimile. Non andate in questa direzione, andate là dove ci sono buone emozioni. Signor sindaco, siamo con lei!”.

Francesco M. Cataluccio

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Commenti all'articolo

  • stearm

    14 Gennaio 2019 - 22:10

    Jo Cox, madre di tre figli. Dimenticata come dimenticheremo anche questo Adamowicz. Chissà magari gli storici del futuro, a differenza dei commentatori di oggi, daranno il giusto risalto a queste morti. Intanto però il silenzio funziona come intimidazione, perchè la Cox e questo Adamowicz se la saranno pure cercata, opporsi al sentir comune, all'opinione prevalente, al legittimo malcontento popolare? L'impressione è che la chiave di lettura, implicita, sia proprio questa. Mi ricordo l'omicidio di Moro, avevo sei anni, me lo ricordo però bene. Mi ricordo l'indignazione, la frustrazione, le lacrime. Di tutti, di un popolo. Ma le BR erano una minoranza dopo tutto. Chi ha ucciso la Cox parlava invece a nome del popolo. Ne sono convinto.

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  • LDR28

    14 Gennaio 2019 - 16:04

    Che tristezza

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