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La terapia di coppia della Brexit fa venir voglia di scappare in Francia

Lo scrittore Jonathan Coe racconta il risentimento della “Middle England” che è voluta uscire dall'Ue 

25 Novembre 2018 alle 06:00

La terapia di coppia della Brexit fa venir voglia di scappare in Francia

(Foto Pixabay)

Londra. L’unica strada per raccontare l’intricatissima Brexit è quella di affidarsi a una favoletta allegorica, e Jonathan Coe, massimo artigiano del genere, si è mosso così nella sua indagine sull’odio che ha spaccato il Regno Unito. Non è un odio grande che ha portato alla pietosa situazione attuale, ma un risentimento strisciante che ha operato a tutti i livelli e che ha trascinato il paese lontano dalla sua identità di santuario del pragmatismo e del buon senso, facendolo diventare terra di risse e di politici uccisi.

 

Nella cultura che più di ogni altra ha celebrato la “medietà”, intesa come moderazione, centro, attenzione alla struttura più che ai fronzoli, il titolo “Middle England” suona quasi come un auspicio, un desiderio di trovarsi un giorno di nuovo a ridere e a piangere tutti insieme come davanti alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici. Era il 2012 e nel pirotecnico spettacolo di Danny Boyle ciascuno ha ritrovato un pezzo di sé, una parte delle ragioni per le quali i britannici sono fieri del proprio paese, come nei programmi della venerata Bbc del passato.

 

Anche qui, come negli altri romanzi, Coe suggerisce che i problemi sono iniziati nel maggio del 1979 con l’arrivo di Maggie Thatcher al potere, ma almeno c’era ancora l’opposizione di un Labour forte, morto definitivamente nel giorno in cui Gordon Brown, dopo essere stato messo sotto torchio da una inesorabile ex elettrice Labour di mezza età, scorda di spegnere il microfono prima di definirla “quella bigotta”.

 

Lì il collante sociale viene meno, la “vera gente” e le “élite” prendono strade diverse, non si ride più alle stesse battute, ci si giudica sulla base dell’appartenenza politica, non ci si guarda più in faccia. Qualche anno dopo arrivano i riots, meteora di inaudita gravità che nessuno ha saputo interpretare. Al potere ci sono i baldi Dave (Cameron) e Nick (Clegg), così simili nell’aspetto e nell’educazione, qualche anno dopo Dave annuncia il referendum, vince le elezioni, non capisce che i Tory non sono tutti moderni e metropolitani come lui e quando arriva il 23 giugno del 2016 non si aspetta che proprio in quel voto la ‘Deep England’ gli dirà quello che pensa davvero di lui, seminando il panico in un governo che, secondo quanto racconta un portavoce in un dialogo esilarante, ancora chiama l’uscita dalla Ue “Brixlit”.

 

Come sempre nei romanzi di Coe, si finisce col leggere vecchi ritagli di giornale insieme alla sua brigata di personaggi simpatici e grotteschi, ragazzine arrabbiate, conservatrici dal cuore d’oro, clown che finiscono per fare a pugni, intellettuali assorti. E’ l’Inghilterra spiegata dai romanzieri inglesi, la chiamano Brexlit, ed è il tentativo di dare un senso a quello che sta succedendo. In Autunno Ali Smith era stata descrittiva nella sua ormai citatissima osservazione che metà del paese pensava di avere ragione e metà del paese pensava che l’altra metà avesse torto. A Coe non interessa la profondità, a lui interessano le dinamiche: una studiosa di storia dell’arte si può innamorare di un insegnante di scuola guida ed essere felice?

 

Lui ha una mamma sovranista e guarda molto sport in tv, lei viene da una famiglia scalcagnata e liberale e gli riempie gli scaffali di casa di libri, lui la accusa di “superiorità morale” quando si ritrovano in qualche tavolata provinciale di facoltosi vecchietti un po’ retrogradi, e tutto potrebbe andare avanti così in eterno fino a quando non arriva il referendum. Lì le cose precipitano. Vanno dalla terapista di coppia, Lorna, che ha tanti coniugi politicamente male assortiti da curare e sa bene che il problema non è mai l’opinione che hanno sulla Ue.

 

Un marito che ha votato per la Brexit non può essere “una persona aperta”, secondo Sophie, che sospetta che “il suo schema di base per le relazioni è fatto di antagonismo e competizione”, mentre lei, agli occhi del solido Ian, è “ingenua, vive in una bolla e non pensa che le persone intorno a lei possano avere un’opinione diversa dalla sua”. E come si fa? Il referendum è stato il pettine che ha fatto emergere tutti i nodi e visto che di santi non ce ne sono, nel mondo didascalico di Coe, tutti devono fare un passo indietro e molte concessioni. Ma non è questo il punto: occorre ritrovare un terreno comune, la terra di mezzo da cui ripartire. Oppure si può finire tutti in Francia, felici e riconciliati, a cercare di farsi passare quella pervicace nostalgia per le nuvole di casa.

Cristina Marconi

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