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Kurz annuncia un summit contro l’antisemitismo con Netanyahu

Un deputato dell’Övp ci racconta il dietro le quinte della decisione e i rapporti con l’Fpö (con cui Israele non ha contatti)

8 Novembre 2018 alle 06:08

Kurz annuncia un summit contro l’antisemitismo con Netanyahu

Foto LaPresse

Bruxelles. Una conferenza internazionale contro l’antisemitismo, l’antisionismo e il Bds, e per garantire la vita ebraica in Austria e in Europa. L’annuncio è del cancelliere austriaco Sebastian Kurz secondo cui all’appuntamento parteciperà anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Mentre Kurz parlava a Vienna, il deputato austriaco Martin Engelberg spiegava alla conferenza annuale della Eja, la European Jewish Association, il dietro le quinte dell’iniziativa voluta dal cancelliere. Viennese di nascita, psicanalista di professione e già membro attivo della comunità ebraica austriaca, dal 2017 Engelberg è deputato per l’Övp, il partito popolare guidato da Kurz. Benché matricola dei popolari, Engelberg è vicino al cancelliere, “che mi ha chiesto di accompagnarlo nella sua visita in Israele lo scorso giugno”. Una visita cordialissima ma con un convitato di pietra grande come un palazzo. Ricevendolo a Gerusalemme, Netanyahu definì Kurz “un vero amico di Israele e del popolo ebraico”, riconoscendogli di essersi impegnato contro l’antisemitismo e per aver ricordato che gli austriaci non furono vittime incolpevoli della volontà del Reich tedesco ma corresponsabili dello sterminio degli ebrei. I due leader si promisero amicizia: peccato però che il cancelliere governi assieme all’ultradestra del Fpö, una formazione dal passato pangermanista con cui Israele rifiuta di aver contatti ufficiali.  

    

“Eppure l’annuncio è un segno della vicinanza fra i due paesi e della stima personale fra i due leader”, dice Engelberg al Foglio. Nel suo paese, aggiunge il deputato, l’antisemitismo classico è in netto calo mentre il pregiudizio cresce presso la minoranza musulmana. Engelberg non dice che l’Austria è un paese immune dall’odio per gli ebrei, ma nel quale, “vuoi per l’assenza di un movimento islamico radicale e di gruppi politici neonazisti”, la popolazione ebraica può godere di un clima sereno. Tuttavia anche gli ebrei austriaci hanno congelato i rapporti con l’Fpö. Una decisione che Engelberg rispetta ma non commenta. “Da deputato io ho ovviamente rapporti con i parlamentari della destra: non siamo diventati migliori amici ma abbiamo imparato a lavorare insieme”. Una realpolitik applicata anche alle relazioni internazionali. Engelberg, che è anche presidente della Sigmund Freud Gesellschaft, non si impicca sulla mancanza di rapporti fra il Likud e l’ultradestra mettendo l’accento sull’iniziativa contro il Bds convocata da Kurz nel suo ruolo di presidente di turno dell’Unione europea. Da sostenitore della maggioranza di governo, il deputato sottolinea che la presenza di Netanyahu a Vienna sarà un segnale di particolare rilievo. Israele e Austria hanno rapporti cordiali ma tradizionalmente freddini. Fu proprio Netanyahu, nel settembre del 1997, a compiere la prima visita ufficiale di un premier d’Israele nella capitale austriaca. Prima di lui bisogna risalire alla visita-lampo nel 1973 di Golda Meir all’allora cancelliere Bruno Kreisky a seguito di un’azione terroristica condotta da un commando palestinese. Le “aquile della rivoluzione palestinese” avevano preso in ostaggio un treno di ebrei sovietici diretti in Israele via Austria, intimando a Vienna di chiudere le porte in faccia ai refusnik e minacciando di uccidere gli ebrei del Coopin Express. Dopo poche ore di negoziato, Kreisky cedette alle minacce dei terroristi sgomberando il campo di transito di Schönau e fornendo un aereo alle “aquile” che ripararono così in Libia. Golda Meir, di ritorno da una visita al Consiglio d’Europa a Strasburgo, decise di passare da Vienna per spiegare a Kreisky cosa pensava della sua politica. In un clima di gelo, la conferenza stampa con Meir-Kreisky fu cancellata “per motivi di sicurezza”.

Daniel Mosseri

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