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Salvini e il caso Skripal

Daniele Raineri

Il leader della Lega è l’unico ministro di un paese Nato che sulle operazioni dell’intelligence russa s’allinea alla versione di Putin

New York. Mercoledì a Mosca il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha detto a una platea di imprenditori italiani che secondo lui la Russia non è responsabile del caso Skripal: “Se importi ed esporti con i russi evidentemente li aiuti a comprare boccette di un improbabile veleno usate da improbabili spie russe che vanno in giro per l’Europa ad avvelenare persone a caso, facendosi pure prendere, in questa narrazione c’è qualcosa che non mi convince”. La sua dichiarazione è un tentativo di minimizzare e coprire una delle vicende più gravi e imbarazzanti per il governo della Russia della storia recente e si allinea alla perfezione con quello che dicono da mesi i canali della propaganda di stato russa.

 

Le parole di Salvini sono notevoli perché quest’anno c’è una reazione molto più dura e visibile da parte dei governi europei contro le operazioni dell’intelligence russa rispetto agli anni precedenti. A inizio ottobre la Difesa olandese ha convocato i giornalisti in conferenza stampa per spiegare come ha scoperto e arrestato una squadra di quattro spie russe che ad aprile era arrivata con un volo da Mosca e aveva tentato di violare il sistema internet dell’edificio che ospita l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche all’Aia. Di solito queste faccende sono trattate con più discrezione, ma la denuncia pubblica – con tanto di foto dei quattro russi e delle apparecchiature sequestrate – era un messaggio diretto al Cremlino: avete superato la soglia di tolleranza. A settembre la Norvegia aveva arrestato un russo mentre lasciava il paese all’aeroporto di Oslo con l’accusa di avere fatto spionaggio durante un seminario al Parlamento. Qualche giorno prima l’Estonia aveva arrestato un ufficiale dell’esercito e suo figlio perché sospettati di essere due infiltrati al servizio dei russi. E a marzo il caso Skripal aveva spinto la Gran Bretagna a ottenere l’espulsione di 151 diplomatici russi da ventisette paesi alleati, la rappresaglia più grande degli ultimi quattro decenni contro Mosca. Tutti e quattro i paesi citati fanno parte della Nato. Questo è il contesto in cui arriva la dichiarazione di Salvini, che è ministro dell’Interno della sesta potenza della Nato e che per il suo incarico è in contatto diretto con le agenzie italiane che si occupano di spionaggio e di controspionaggio. Di fatto la posizione italiana è in contrasto completo con gli altri paesi europei e con il resto dell’alleanza militare.

 

Analisi di una dichiarazione

La dichiarazione di Salvini tenta di far passare il messaggio che il caso Skripal è ancora aperto – che è lo stesso messaggio del governo russo – ma si tratta di un caso chiuso. Vediamola passaggio per passaggio. Le “improbabili spie russe che vanno in giro per l’Europa” sono state identificate al di là di ogni ragionevole dubbio, sono due ufficiali dell’intelligence militare russa e si chiamano Anatoliy Chepiga e Alexander Mishkin e a marzo hanno preso un volo diretto Mosca-Londra. La Bbc è andata nei loro villaggi d’origine in Russia, ha parlato con le loro famiglie e i loro amici e ha verificato nomi e carriere militari. “Ad avvelenare persone a caso”: il bersaglio dell’operazione era Sergei Skripal, un ufficiale disertore della stessa agenzia che dal 2010 vive vicino Londra. “Boccette di un improbabile veleno”: i due agenti spruzzarono un agente nervino chiamato novichok sulla maniglia della porta di casa di Skripal, che cadde in coma per tre settimane assieme alla figlia Yulia ma non morì. Nick Baley, un sergente di polizia mandato per primo a casa Skripal, finì anche lui in ospedale per venti giorni. A luglio una donna, Dawn Sturgess, trovò per caso il finto flaconcino di profumo usato per trasportare il veleno, lo annusò e morì otto giorni dopo. Il novichok, chiamato anche A-234, è un agente nervino persistente e la sua formula fu inventata nei laboratori dell’Unione sovietica. Gli esperti pensano che sia stato usato perché è più difficile da identificare rispetto alle famiglie di agenti nervini meno recenti e perché questo tipo di morte è un messaggio molto forte contro gli altri disertori. Sette mesi di indagini e di prove sono diventati una “narrazione che non mi convince”, dove narrazione è già un termine dispregiativo.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)