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Tutte le strade in Russia portano a Nikolai Patrushev, anche il primo libro su Skripal

L'attuale segretario del Consiglio di sicurezza russo era coinvolto in alcuni dei maggiori episodi di corruzione degli anni Novanta. Ora il suo nome ritorna nelle cronache

7 Ottobre 2018 alle 06:17

Tutte le strade in Russia portano a Nikolai Patrushev, anche il primo libro su Skripal

Foto LaPresse

Roma. Il primo libro su Skripal è su Skripal ancora prima che tutto accadesse. Ancora prima che lui e sua figlia Yulia venissero avvelenati a Salisbury con un agente nervino di produzione russa. “The Skripal Files: The Life and Near Death of a Russian Spy” nasce da un’intuizione che Mark Urban, giornalista della Bbc, ha avuto un anno fa. Voleva scrivere un libro sullo spionaggio alla fine della Guerra fredda e aveva contattato l’ex agente segreto che ormai viveva tranquillo nella sua casa in Gran Bretagna. Benché chiedesse di non essere citato perché gli rimaneva quella sensazione di perenne pericolo che insegue le spie in ogni momento della loro vita, aveva deciso di collaborare con il giornalista. Urban per oltre trent’anni ha seguito i servizi di sicurezza britannici, ha molti rapporti con le spie e il libro contiene sia le interviste all’ex agente avvelenato sia una seconda parte con la testimonianza di un ufficiale dell’MI6, il servizio segreto britannico, che aveva reclutato Skripal come informatore. A un anno di distanza, i colloqui con Skripal risalgono al 2017, Urban si è ritrovato tra le mani anche i possibili moventi della “quasi morte”, come si legge nel titolo, dell’ex spia. Il libro non risponde alla domanda sul perché proprio Skripal, che da tempo viveva serenamente a Salisbury ed era anche un sostenitore di Vladimir Putin, sia stato l’obiettivo dell’intelligence militare russa, ma tramite il racconto della sua vita, il più completo che esista al momento, si scopre che l’ex agente segreto era a conoscenza di molti segreti. E tra le dichiarazioni e le confessioni si trova qualche strada che porta fino a quel 3 marzo di Salisbury. Skripal era una di quelle spie deluse dal crollo dell’Unione sovietica. Nelle interviste ripete più volte che la figura di Boris Eltsin lo disgustava e che aveva tentato in ogni modo di non prestare giuramento alla Federazione russa. Nel 1992 cerca di dimettersi dal Gru, l’intelligence militare russa, ma all’epoca non c’erano ufficiali ben formati, dopo l’Unione sovietica nel crollo delle istituzioni e degli ideali, molte spie erano fuggite e la Russia aveva ancora bisogno di figure come lui. Gli viene offerto un incarico a Madrid e lì, dopo quattro anni, inizia a lavorare come informatore per i servizi britannici. Fornisce dettagli sul quartier generale del Gru a Madrid, svela l’identità di alcuni agenti russi. L’MI6 si offre di metterlo sotto la sua protezione e di procurargli un lavoro, ma Skripal decide di tornare in Russia, dove viene arrestato. Subisce alcuni interrogatori, poi alla fine viene liberato durante uno scambio di spie. Anche Mark Urban, nelle dieci ore di intervista che si svolgono nella casa di un personaggio ormai lontano dai servizi segreti, tra i puzzle incorniciati e i vecchi modellini di navi di un uomo che ammette di essere un sostenitore della politica di Putin e dell’annessione della Crimea, ha l’impressione che Skripal sia un personaggio nell’ombra che non conta più. Vuole solo evitare problemi, vuole che sua figlia sia libera di andare a trovarlo quando vuole. Non usa nemmeno delle accortezze, come fanno alcune ex spie. Vive la vita come un pensionato. Ma i dialoghi con Mark Urban ritraggono una persona ricca di esperienza, che forse non conterà più molto nel presente – o almeno così pensava – ma del passato conosce moltissimo, persino troppo. Durante la sua carriera di informatore, Sergei Skripal ha dato informazioni ai servizi segreti britannici su Nikolai Patrushev, ex capo dell’intelligence russa e amico di Vladimir Putin.

 

Il Cremlino e l’eterno presente

Nikolai Patrushev era coinvolto in alcuni dei maggiori episodi di corruzione degli anni Novanta. Skripal ne era a conoscenza e lo ammette nelle interviste a Mark Urban. Non era l’unico ad avere quelle informazioni sensibili, racconta. Anche un ufficiale di marina che lavorava nel Gru assieme a lui e come lui era stato sorpreso a condividere informazioni con l’MI6, sapeva e nel 2004 era stato trovato morto in un ospedale militare. I servizi russi dissero che si trattava di suicidio, ma l’ufficiale aveva le dita mozzate, probabilmente era stato torturato e infine ucciso, dice Skripal. A lungo, ammette l’ex spia, i servizi segreti britannici si sono chiesti come mai lui fosse stato risparmiato. Probabilmente era stato più abile dell’ufficiale di marina e aveva lasciato intendere che non conoscesse i fatti legati a Patrushev. Il Gru aveva ipotizzato che avesse passato informazioni minori, quindi si limitò a mandarlo in prigione. Ma al Cremlino tutto ritorna, anche il passato, e come se il crollo del muro, la Perestrojka, e i colpi di stato non fossero mai avvenuti, i personaggi che oggi ricoprono ruoli istituzionali sono gli stessi di quasi trent’anni fa. Questo accade a maggior ragione quando il presidente è un ex ufficiale del Kgb e al suo fianco ha voluto gli stessi uomini che ha conosciuto quando era nei servizi segreti. Nikolai Patrushev è uno di loro, non ha mai abbandonato le istituzioni russe e oggi è segretario del Consiglio di sicurezza russo. Il suo nome appare in ogni dossier che riguarda la Russia, dall’operazione dell’Fsb per uccidere Alexander Litvinenko – l’ex spia che aveva accusato pubblicamente i suoi superiori di voler assassinare il miliardario Boris Berezovski, che verrà ucciso nel 2013 – al colpo di stato fallito in Montenegro nel 2016, fino al medio oriente. E’ Patrushev l’architetto dell’intervento russo in Siria, è lui che gestisce i contatti con il suo omologo americano, John Bolton, che cura i rapporti con l’Iran e anche con Israele. Per Putin, questo personaggio poco conosciuto è un amico e un compagno d’armi. Secondo alcuni esperti da lui non dipende soltanto il futuro della Russia in Siria, ma anche la politica nei Balcani.

 

Mark Urban non fa ipotesi sull’avvelenamento di Skripal, lascia che siano le interviste a parlare. L’ex spia sa tanto e in passato deve anche aver raccontato molto sul suo paese. Resta il fatto che nemmeno l’agente segreto si aspettava che il Cremlino potesse prendersela con lui, anzi. Urban lo descrive come riluttante a credere che il governo russo possa aver tentato di ucciderlo, il giornalista racconta che spesso trovava Skripal nel suo appartamento intento a guardare Rossija 1, un canale televisivo governativo. Ma per il Cremlino, Skripal è sempre rimasto un traditore.

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