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Cartolina dall’America dove tutti lavorano

Disoccupazione zero, Amazon aumenta la paga e le grandi lauree non servono

4 Ottobre 2018 alle 06:00

Cartolina dall’America dove tutti lavorano

Un dipendente di Amazon (foto LaPresse)

New York. In America la percentuale dei disoccupati è stabile sotto al quattro per cento, che è una soglia fisiologica e incomprimibile – vuol dire che più sotto ancora non si può scendere, su cento persone è naturale che ce ne siano almeno tre o quattro che al momento non sono occupate perché hanno i loro buoni motivi. In effetti è un mondo senza disoccupazione ed è una realtà difficile da capire per chi è abituato ai dati dell’Europa del sud. Due giorni fa Amazon ha alzato la soglia minima della paga oraria dei suoi 350 mila dipendenti (inclusi quelli stagionali) a quindici dollari perché non si può permettere di perdere lavoratori – che senza incentivi a restare potrebbero facilmente abbandonare il loro posto e cercarsi una collocazione migliore altrove.

 

Amazon veniva da un periodo di pessima pubblicità sulle condizioni di lavoro nei propri magazzini e in questo momento è in corso una gara tra le grandi catene di vendita e di distribuzione per accaparrarsi manodopera. Il 17 settembre il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo intitolato “Articoli non più disponibili: i lavoratori dei grandi magazzini” in cui si spiega che il settore quest’anno occupa 757 mila lavoratori, centomila in più rispetto all’anno precedente. Secondo un’analisi pubblicata ieri dalla newsletter politica Axios ci si aspetta che l’anno prossimo si aggiungeranno altri 452 mila posti di lavoro. E c’è da considerare che si avvicina la sequenza delle grandi feste con il Giorno del ringraziamento e il Black Friday – giovedì 22 e venerdì 23 novembre – che per tradizione danno il via alla stagione degli acquisti natalizi e quindi al picco annuale del lavoro. Le grandi catene sono sotto pressione per trovare gente disposta a farsi assumere. Kohl’s Corp. e J.C. Penney Co. hanno cominciato a prendere stagionali a giugno con tre mesi di anticipo rispetto al solito per essere sicure di essere coperte quando servirà.

 

Target, una grande catena di articoli a basso costo, dice che ha in programma di assumere 120 mila stagionali. C’è scarsità anche di guidatori di furgoni e in alcuni casi le catene hanno chiesto ai dipendenti di collaborare e di trasportare una parte dei prodotti sulle loro macchine private mentre vengono al lavoro.

 

A fronte di questa domanda e di questa pressione, il prezzo del lavoro sale: Target a settembre ha alzato la paga minima di un dollaro e ha annunciato di voler arrivare a quindici dollari a partire dal 2020, Walmart l’aveva alzata per prima a undici e Costco era arrivata a quattordici a partire da giugno. La scarsità di manodopera e l’avvicinamento delle feste hanno innescato un effetto asta. Jeff Bezos, che è sempre impermeabile alle critiche e alle minacce anche quando vengono dal presidente Donald Trump, in questo caso non sta facendo beneficenza: con la mossa dei quindici dollari si è assicurato una posizione dominante su un mercato molto competitivo.

 

Nel mondo senza disoccupazione a soffrire sono le business school prestigiose come Harvard e Stanford che registrano un calo delle iscrizioni del sette per cento come non si vedeva dal 2005, perché a questo punto è difficile convincere gli studenti a investire migliaia di dollari per un Mba quando là fuori c’è già del lavoro vero da fare, l’economia gira a pieno ritmo e c’è la possibilità di guadagnare subito. E’ una tendenza che in generale vale per tutte le università: studiare è un debito che ti può restare sulle spalle per molti anni spiegano gli esperti e perdere anni di questo ciclo economico così favorevole invece sarebbe un delitto. Posti ben retribuiti, posti stagionali, tutti i settori girano e cercano personale. “Volevo assumere almeno un’altra persona perché siamo soltanto in due e lavoro dalla mattina alla sera – dice con finta modestia la proprietaria di un salone di bellezza del New Jersey al Foglio durante una cena tra amici – ma al momento è impossibile trovare qualcuno. Sai, qui in America tutti hanno già un lavoro”.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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  • adebenedetti

    04 Ottobre 2018 - 17:27

    Evidentemente lei non ha seguito le inchieste su Amazon di Turker Carlson ove si rivelava dei numerosissimi casi di impeigati di Amazon che ricorrevano ai Buoni Pasto gpvernativi in quanto le loro paghe erano miserabili. La trasmissione Turker Carlson Tonight ha milioni e milioni di audience. L`opinionista della Fox faceva notare se era logico e giusto che la comunita` si prendesse cura degli impiegati di Amazon mentre l`azienda di Bezos gode di privilegi anche fiscali che le consentono di avere guadagni enormi. Non solo ma pure sull`assistenza sanitaria e i licenziamenti c`era un grosso contenzioso. Forse dopo settimane di inchieste il propriewtario dell`Washington Post e` diventato umanitario.

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  • albertoxmura

    04 Ottobre 2018 - 11:09

    Non riesco a capire. Non si era detto che l'automazione e l'innovazione tecnologica sono la causa prima della disoccupazione e che le macchine rubano il lavoro agli esseri umani? Delle due l'una: o questa teoria è una balla oppure gli Stati Uniti sono un paese tecnologicamente molto arretrato.

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  • branzanti

    04 Ottobre 2018 - 10:00

    Non vorrei fare il guastafeste, me c'è il rischio di formarsi una convinzione entusiastica dell'economia Usa, che altri dati non confermano. Vero il tasso di disoccupazione è inferiore al 4%, ma il tasso di partecipazione è ai minimi da decenni (62,6) ed il suo livello indica che alcune decine di milioni di persone in età da lavoro ne sono fuori. Inoltre si stima che 80 mln traggano dal lavoro un reddito insufficiente ad una vita dignitosa. Esaltare l'occupazione nelle grandi catene significa inoltre dimenticare che gli stipendi sono molto bassi, come in molti altri settori (4 americani su 10 non riescono ad affrontare una spesa straordinaria di 400$). Quanto all'università il calo è reale ed è dovuto a due fattori : meno studenti stranieri per il clima ostile che avvertono e meno americani per i costi ed i debiti (oltre il 40% dichiarerà bancarotta nei prossimi 5 anni). Certo se i giovani americani sognano un posto da Walmart e non un posto ad Harvard qualcosa deve essersi spezzato.

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