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I due minuti che cambiano gli equilibri in Francia sulla Brexit

Mauro Zanon

Con la Hard Brexit, code chilometriche per i controlli all’Eurotunnel. Parigi si prepara a sostituire Londra nella finanza

Parigi. E’ stato molto chiaro, ieri, il ministro dell’Azione e dei conti pubblici francese Gérald Darmanin: la Francia si prepara “al peggiore scenario possibile” in tema Brexit, ossia all’assenza totale di un accordo tra l’Unione europea e la Gran Bretagna. “Su richiesta del primo ministro, preparo le dogane al peggior scenario possibile affinché siano pronte ad assorbire da un giorno all’altro i controlli supplementari. In caso di ‘Hard Brexit’, le merci in arrivo dalla Gran Bretagna potrebbero subire fino a quattro formalità doganali, invece che una come accade oggi. Ciò rappresenta due minuti di blocco in più per ogni camion”, ha detto ieri Darmanin al quotidiano Les Echos. Quattro formalità al posto di una, e due minuti in più di controlli per ogni autocarro: eccoli qui i numeri che potrebbero sconvolgere gli equilibri politico-commerciali dal prossimo 29 marzo 2019, se con Londra non si riuscirà ad accordarsi per un periodo di transizione che durerebbe fino al 31 dicembre 2020.

  

Il presidente della regione Hauts-de-France Xavier Bertrand ha detto alla stampa britannica che due minuti di ritardo in più per ogni camion basterebbero per creare code di 27 chilometri da entrambi i lati del tunnel. Il responsabile delle Finanze francesi si trovava ieri in visita a Calais, dove ha incontrato la sindaca Natacha Bouchart e una cinquantina di agenti della polizia di dogana, giunti nella città di frontiera del nord della Francia da Dunkerque e Boulogne-sur-Mer. Dinanzi all’allarme degli attori economici locali e alle inquietudini degli autotrasportatori per i possibili imbottigliamenti nei porti di Dunkerque e Calais, Darmanin ha risposto che l’esecutivo si sta muovendo il più rapidamente possibile per trovare le migliori soluzioni a un’eventuale “Hard Brexit”. La più importante, come confermato dal ministro a Les Echos, è il reclutamento di 700 nuovi “douaniers”, gli agenti della polizia di frontiera, entro i prossimi tre anni. E’ di un rafforzamento inedito per questa divisione della polizia, che dal trattato di Maastricht e il conseguente smantellamento dei controlli alle frontiere aveva sempre visto ridursi i suoi effettivi. L’altra mossa di Parigi è l’introduzione di uno scanner nel tunnel sotto la Manica, in grado di controllare i treni che viaggiano a 30km/h, con l’obiettivo di limitare il tempo di controllo nei porti. Perché se da una parte lo scalo portuale di Dunkerque è abituato a trattare anche le merci che non vengono dall’Ue, dall’altra c’è Calais, dove il traffico proviene essenzialmente dall’Eurotunnel, e dove bisogna trovare un nuovo spazio per accelerare i controlli e le operazioni di sdoganamento. Tra le zone evocate ieri per il futuro ufficio doganale di Calais, come riportato dalla Voix du Nord, è emersa la Turquerie, zona industriale accanto all’autostrada A16, dove potrebbe sorgere anche il Sevizio di ispezione veterinaria e fitosanitaria alle frontiere (Sivep).

  

“La partenza dei nostri amici della Gran Bretagna dal mercato comune ha conseguenze negative per la regione”, ha affermato Darmanin all’emittente radiofonica France Bleu. Forse. Ma non per la Francia intera e per Parigi, che è già pronta a brindare per l’“Hard Brexit”, e per il futuro scettro di capitale finanziaria d’Europa. Come raccontato dal Financial Times nel fine settimana, Parigi sta emergendo come il grande hub delle transazioni finanziarie nell’Europa continentale. I grandi istituti bancari e le società globali di gestione dei capitali hanno già fatto, o stanno facendo i bagagli diretti verso la Francia, dove il costo del lavoro, con l’arrivo di Macron e le sue riforme liberali, “è ormai equivalente a quello britannico”, ha detto al Ft il boss di un’importante banca d’investimento. Secondo Paris-Europlace, l’agenzia che promuove il business parigino, circa 3.500 posti di lavoro nel settore finanziario verranno creati o trasferiti a Parigi grazie alla Brexit.

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