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Editoriali

Il Dna dell’Unione europea

Il finlandese Stubb si candida nel Ppe, poche chance. Ma il suo messaggio è utile

2 Ottobre 2018 alle 20:42

Il Dna dell’Unione europea

Alexander Stubb (foto LaPresse)

Cinquant’anni, ex ministro e premier finlandese, ora vicepresidente della Banca europea degli investimenti, Alexander Stubb ha lanciato la sua candidatura come Spitzenkandidat per i popolari europei alla guida della prossima Commissione Ue. Ora più che mai, dice Stubb, “abbiamo bisogno di una difesa forte dei valori dell’Europa”, del “nostro Dna ideologico”, che ha a che fare con il rispetto della libertà, della democrazia, dello stato di diritto, della dignità umana. L’Europa deve riunirsi attorno al proprio Dna, sostiene il politico finlandese, attenuando le fratture tra nord e sud e tra est e ovest e rilanciandosi coraggiosa nelle riforme liberali, il cuore di questa identità europea che si è tanto sfilacciata negli ultimi anni. Insistendo sulla propria esperienza di governo ed europea e sulla riscoperta del Dna che sta alla base del progetto europeo, Stubb vuole porsi come alternativa a Manfred Weber, il tedesco cristiano-sociale che ora è capogruppo del Ppe a Strasburgo e che ambisce a diventare il prossimo presidente della Commissione europea. Il congresso dei popolari europei si terrà a Helsinki a novembre e come si sa Weber è il favorito – anzi le chance di Stubb sono pochissime. Con Weber sono schierati i partiti più importanti della famiglia conservatrice nell’Ue, e anche se il meccanismo dello Spitzenkandidat non convince molti (alla Merkel non piace per niente), Weber è l’uomo su cui puntano tutti. Anche se la questione ungherese – che fare di Fidesz e di Orbán? – ha mostrato le falle dentro al Ppe, falle ideologiche oltre che politiche. Il richiamo di Stubb al Dna liberale e democratico dell’Europa è per questo utile: al di là dei candidati, ora più che mai conta ciò che l’Europa vuole diventare, e come vuole risolvere i suoi conflitti interni.

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