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Due condanne giudiziarie mettono Trump all’angolo, dove è più pericoloso

Dopo che Cohen si è dichiarato colpevole e Manafort è stato condannato, si è tornato a parlare per davvero di impeachment

22 Agosto 2018 alle 20:51

Due condanne giudiziarie mettono Trump all’angolo, dove è più pericoloso

Donald Trump (foto LaPresse)

Roma. Martedì è arrivata contro il presidente americano Donald Trump una doppia botta giudiziaria senza precedenti nella storia del paese. Uno dei direttori della sua campagna elettorale, Paul Manafort, è stato condannato per reati finanziari commessi nell’ambito di una brutta storia di milioni nascosti in banche estere e l’avvocato fidato da decenni, Michael Cohen, si è dichiarato colpevole per avere commesso un reato federale con risvolti scandalosi durante la campagna elettorale – quando pagò due donne perché non parlassero delle loro relazioni con Trump (che nega tutto). Il risultato è che l’idea di eliminare il presidente con un impeachment, da tempo sparita dalle conversazioni, è tornata con prepotenza. Tanto per fare due esempi di peso: ne parlano sia Mike Allen, uno dei giornalisti americani più abili in politica, sia Bret Stephens, un commentatore molto conservatore che è passato dal Wall Street Journal al New York Times. Dal punto di vista tecnico la rimozione è più difficile di quanto sembra, perché anche dopo la disfatta giudiziaria la procedura di impeachment deve partire dal Congresso, che in questo momento è in mano ai repubblicani. Il 6 novembre ci saranno le elezioni di metà mandato che potrebbero cambiare l’equilibrio: la Camera (che può far partire l’impeachment con un semplice voto a maggioranza) potrebbe diventare democratica ma il Senato (che può procedere all’impeachment con una maggioranza dei due terzi) potrebbe restare un posto sicuro per il presidente.

 

E quindi? Ci sono almeno due temi da tenere d’occhio. Uno è la reazione di Trump, che in questi quasi due anni di mandato ha dimostrato in modo esplicito di essere pronto a infrangere qualsiasi tradizione repubblicana per vincere contro i suoi oppositori. Da una parte continuerà con la sua linea difensiva, che dal punto di vista pratico è corretta: i guai giudiziari di Manafort e di Cohen non c’entrano con la Grande accusa che gli incombe sul capo, quella di una collusione con il governo russo per battere Hillary Clinton e diventare presidente americano. Tuttavia, la condanna di Manafort è arrivata perché il lobbista era finito sotto le attenzioni del team di Robert Mueller, il procuratore speciale che indaga su Trump. Se non altro, Mueller (che non dice mai una parola) dimostra di essere efficace e smentisce tutti i trumpiani che in questi mesi hanno provato a ridicolizzare e minimizzare le sue indagini – ricordate il “nothingburger” o “la caccia alle streghe”, due parole d’ordine usate spesso dal campo di Trump. Inoltre Cohen è stato incastrato per altro, ma potrebbe collaborare con Mueller e come avvocato personale per decenni potrebbe avere materiale interessante. E c’è da considerare che questi colpi giudiziari sono carburante niente male per la campagna elettorale dei democratici.

 

Secondo un commento pubblicato mercoledì dal Weekly Standard, la rivista conservatrice americana che non si riconosce in Trump, il presidente potrebbe anche partire all’attacco con alcune misure che la rivista definisce “nucleari”. Potrebbe assicurare il perdono presidenziale a chiunque finisca indagato da Mueller e così disinnescare le pressioni del procuratore – che ottiene collaborazione promettendo agli indagati pene molto più miti. In questo modo Trump toglierebbe al suo nemico la sua arma più efficace. Potrebbe licenziare Mueller e la sua squadra, e anche chiunque al dipartimento di Giustizia non obbedisca ai suoi ordini. E potrebbe anche revocare gli accessi alle informazioni segrete (la clearance) che permettono ai funzionari di Washington di fare il loro lavoro. “Se credete – scrive Jack Goldsmith, il professore di Harvard che firma il commento – che non lo farebbe allora non avete fatto attenzione finora. Trump è convinto fin nel midollo che radere al suolo le istituzioni lo avvantaggi”. 

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    23 Agosto 2018 - 13:01

    Su Trump, dall'estrema periferia italiana, ho sempre avuto molti dubbi, anche se la politica estera non è che marci meglio di quella italiana, ovvero totale confusione dell'Occidente. Ad ogni modo aspetterei le elezioni del prossimo novembre, il cosiddetto midterm che l'Italia dovrebbe avere, con la legislatura portata a quattro anni, per vedere i risultati, perché magari saranno favorevoli a lui, viste le vicende economiche, prima di vedere le sue difficoltà future.

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  • luigi.desa

    23 Agosto 2018 - 13:01

    Ha ragione il collega lettore Tutti vs Trump lui ride e i tutti a farsi le seghe. Stupisce che il mio giornale preferito ( dal N.1) scenda a così bassa querelle contro il biondone. Le zanzare all'elefante fanno un baffo. A me mesà che sarà rieletto, l'America sta andando alla grande e i mugugni stanno a zero e a parte le gufate dei sinistri e la quota di furbastri radical chic . Vediamo alle elezioni di mediotermine.

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  • branzanti

    22 Agosto 2018 - 22:10

    L'ultima frase è sufficiente ad inquadrare con efficacia il personaggio. Quando avrà finito si farà il bilancio dei danni come per uno tsunami; mi auguro restino circoscritti agli Stati Uniti. Certo uno scenario come quello ipotizzato dal Prof. Goldsmith prefigura un sistema totalitario che forse spaventerebbe anche Maduro (sic).

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    • Carlo A. Rossi

      23 Agosto 2018 - 09:09

      Ma certo: anzi, io aggiungerei che già stanno preparando i vagoni piombati per gli avversari politici, i campi di rieducazione di stampo maoista, e un bell'olocausto termonucleare per finire in bellezza. A me sembra tristissimo che i democratici debbano fare affidamento su un'indagine che finora non ha prodotto nulla di concreto su Trump (una delle due inchieste ha a che fare con dei maneggi fiscali privati, l'altra con le dichiarazioni di un avvocato onestamente disonesto che non si capisce bene cosa voglia provare) in relazione al complotto contro l'America. Finora, mi sembra che l'America non vada male econonomicamente, e se tutti i giornaloni possono sbraitare, anche la libertà di stampa non mi sembra stia male. Dunque, dove sarebbe il sistema totalitario, se non nella mente contorta di certuni? E quali sono i danni? Io ricordo che i danni delle primavere arabe erano subito visibili. E qui? Dove sono? Branzanti, argomenti, non pugnette, ci vogliono.

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      • branzanti

        23 Agosto 2018 - 15:03

        E su tutto, in un paese che non si interessa minimamente dei suoi figli, li lascia morire senza sanità o preda di dipendenze facilmente affrontabili o li manda a farsi ammazzare in posti lontani, si allunga la cappa della propaganda. Una propaganda che Goebbels non riuscì mai nemmeno ad immaginare, che spinge una popolazione, troppo spesso povera quanto sprovveduta, a ritenere di vivere nel "faro sulla collina" o nella "nazione indispensabile". Anche questa propaganda, lontana dalla realtà, è propria di paesi autoritari. E non torno sulle distorsioni di un sistema politico pensato, dalle origini, con una logica oligarchica - basti pensare alla nomina ed ai poteri della corte suprema -Resta, è vero, un unico bastione di libertà, la stampa che, non a caso, è oggetto di una guerra giornaliera feroce. Ah l'economia un mio amico americano consulente finanziario mi dice da qualche tempo di attendersi una terrificante esplosione delle bolle dei debiti pubblici e privati. Avrà ragione?

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        • Carlo A. Rossi

          23 Agosto 2018 - 22:10

          Con rispetto, ma le legge, certe frasi, prima di schiacciare sul pulsante "invia"? Goebbels? E dove starebbe? Non si interessa minimamente dei suoi figli? Ma se l'America non abbandona un soldato che sia uno. Certo, possiamo discutere sul senso di alcune guerre, ma, se non sbaglio, in moltissime situazioni, anche attuali, gli americani vanno a farsi ammazzare al posto dei coraggiosi europei, che lanciano il sasso e nascondono il braccio. Si veda guerra nei Balcani. Non lo fanno per puro altruismo, sia chiaro. Ma lo fanno. Sulle assicurazioni sociali: può darsi che l'America sia estrema, ma a me personalmente (e sono del ramo) non piace nemmeno il parassitismo che invece impera in Europa. Sulla finanza, può darsi: l'economia è ben lungi dall'essere una scienza esatta. Ma, a differenza di Lei, che non tenta nemmeno di nasconderlo, io non prego perché sull'America si abbatta un nuovo 1929. Io non idealizzo l'America, sia chiaro.

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      • branzanti

        23 Agosto 2018 - 14:02

        Accolgo volentieri il suo invito alla Cevoli (romagnolo come me) e cerco di portare i fatti. Distinguiamo, lo scenario delineato, se si verificasse, genererebbe inconfutabilmente, un esito autoritario, mentre la critica che io rivolgo agli Usa mi porta a definirli una plutocrazia oligarchica, caratterizzata da aspetti autoritari. Lei parla dei finanziamenti di Marcon, ma in quale paese europeo due spietati fratelli miliardari assegnano ad un candidato un regalino da 300 milioni $ e dove ottengono altrettanto potere su quel candidato se eletto. Autoritarismo : vediamo pena di morte (l'Italia l'aboli' la prima volta con Zanardelli nel 1889), più di 2 milioni detenuti nelle carceri, anche private, le varie polizie uccidono oltre mille persone all'anno ed utilizzano metodi di violenza incredibile (mai visto l'arresto di una persona non pericolosa in Usa, io si), sceriffi come Arpaio (perdonato da Trump) che si comportano come ai "bei" tempi del West e impediscono a molti il voto (segue).

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        • Carlo A. Rossi

          23 Agosto 2018 - 14:02

          Benissimo. Lei ha perfettamente ragione, ma a questo punto, andrebbe anche ricordato che gli stessi democratici attingono alle finanze di personaggi controversi. Com'è che solo ora ci accorgiamo di questo? Nell'era Obama tutto funzionava a meraviglia? Sono da anni che questi problemi sono visibili a chi li voglia vedere. Ma mi pare che faccia comodo vederli solo con alcuni candidati e con altri no: questo doppio standard è avvilente. È vero, in America vige il motto "first shoot, then talk": non è che questo mi lasci troppo perplesso, meglio che qui, dove a volte la polizia deve quasi chiedere scusa ai manifestanti violenti. La pena di morte: altro non-problema. Io, personalmente, non sono a favore, ma la posso capire. Sul fatto che possa risultare educativa, ho i miei dubbi. Ma ho altrettanti dubbi sul fatto che ci siano persone redimibili con la prigione. Ripeto: l'Europa è stata per secoli un campo di battaglia terribile, ma non lo si vuole vedere.

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