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Perché in Spagna rischia di cadere il governo Rajoy

Il socialista Pedro Sánchez, alleato di fatto del premier, ha presentato una mozione di sfiducia dopo l’uscita di una pesante sentenza di corruzione e ha la maggioranza per farla passare

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

25 Maggio 2018 alle 14:47

Perché in Spagna rischia di cadere il governo Rajoy

Mariano Rajoy (foto LaPresse)

Roma. Mariano Rajoy, il grande sopravvissuto della politica spagnola, dopo aver resistito per oltre un decennio alla sfida dell’indipendentismo catalano, alla più grave crisi finanziaria del secolo e all’ascesa del populismo, rischia di cadere a due anni dalla fine della legislatura, colpito dagli scandali di corruzione del suo Partito popolare, diventati troppo grandi per essere controllati perfino da lui, maestro della resistenza a ogni costo. Pedro Sánchez, leader del Partito socialista (Psoe), ha presentato venerdì una “moción de censura”, in buona parte equivalente a una mozione di sfiducia, contro il governo di minoranza di Rajoy, che sopravvive grazie all’appoggio esterno dei centristi di Ciudadanos e all’accettazione tacita proprio dei socialisti. Fino a qualche giorno fa, Rajoy e Sánchez erano considerati alleati di fatto, e ancora in settimana avevano tenuto un meeting a due piuttosto caloroso per affrontare i nuovi sviluppi della questione catalana. Poi è uscita la sentenza del caso Gürtel.

   

Il direttore del Mundo ha un piano (zeppo di sms) per far saltare Rajoy

Il “caso Bárcenas”, che continua ad agitare, in crescendo, la cronaca politica spagnola, ha quattro protagonisti. In primo luogo lui, Luis Bárcenas, l’ex tesoriere del Partito popolare, che si trova in prigione e che, dopo aver a lungo negato l’esistenza di una ventennale contabilità parallela del Pp (si tratterebbe di soldi versati da imprenditori e usati per finanziare il partito e garantire fuoribusta periodici ad alcuni dirigenti popolari), ieri ha confermato al giudice quanto già aveva confidato al direttore del Mundo Pedro J. Ramírez: la “contabilità b” del Pp esisteva, sostiene Bárcenas, che ha consegnato ai magistrati documenti cartacei e una chiavetta usb.

 

Si tratta del più grave scandalo di corruzione della storia spagnola recente, in cui alte cariche del Pp, tra cui l’ex tesoriere Luis Bárcenas, sono state accusate di aver tenuto una “contabilità parallela” (la “caja B”) delle finanze del partito composta di finanziamenti illeciti frutto di atti di corruzione. L’Audiencia nacional, in una sentenza di 1.687 pagine, ha confermato l’esistenza dello schema corruttivo, e ha condannato 29 dei 37 imputati, tutti membri del Pp e imprenditori, a un totale di 351 anni di prigione (gli altri 8 sono stati assolti). Bárcenas è stato condannato a 33 anni e a una multa da 44 milioni di euro per riciclaggio di denaro, evasione fiscale e altri reati. Quel che è peggio è che l’intero Partito popolare è stato coinvolto. Il tribunale ha ordinato al partito di Rajoy di pagare una multa di 245.492,8 perché avrebbe beneficiato di fondi ottenuti in maniera illecita, anche se ritiene plausibile che il partito non conoscesse la provenienza del denaro. In alcune parti della sentenza, inoltre, i giudici contestano la “credibilità” dello stesso Rajoy, che lo scorso luglio era stato sentito in qualità di testimone. Davanti a un colpo così, perfino Rajoy ha vacillato, e il suo messaggio tv, in cui ha detto che “il Pp è molto di più di 10 o 15 casi isolati”, è apparso desolante.

  

Giovedì, giorno dell’uscita della sentenza, l’ex alleato-di-fatto Sánchez ha mantenuto il completo silenzio, eccezion fatta per un generico comunicato di condanna. Poi, venerdì, ha depositato la sua mozione di sfiducia, “per recuperare la dignità” della democrazia spagnola e “ripulire” le istituzioni dagli scandali di Rajoy. Finora, pur governando in minoranza, Rajoy era stato inattaccabile a causa delle divisioni tra gli altri partiti. Sánchez era pronto ad allearsi con Ciudadanos e Podemos, ma questi ultimi hanno sempre posto veti l’uno contro l’altro. Questa volta però la situazione è cambiata, e Sánchez è pronto a rompere uno dei suoi tabù personali: per ottenere la maggioranza nel voto di sfiducia e abbattere Rajoy, si è detto pronto ad accettare il sostegno delle varie formazioni indipendentiste della Catalogna e dei Paesi Baschi, che non vedono l’ora di poter dare una mano alla caduta della loro nemesi. Psoe più Podemos più indipendentisti avrebbero abbastanza voti per sfiduciare Rajoy.

   

La sentenza Gürtel però ha messo in difficoltà anche Albert Rivera, leader di Ciudadanos che sostiene Rajoy dall’esterno. Come partito del cambiamento, per quanto centrista, Ciudadanos ha sempre malsopportato gli infiniti scandali di corruzione del Pp, e la mozione di sfiducia di Sánchez ha costretto Rivera a schierarsi. Venerdì mattina Ciudadanos ha annunciato il ritiro del suo appoggio al governo Rajoy e ha chiesto la celebrazione di nuove elezioni – che sarebbero convenienti, visto che attualmente i sondaggi danno la formazione di Rivera al primo posto. Per ora, Ciudadanos non voterà la mozione dei socialisti, ma è piuttosto chiaro che sta ancora valutando le sue opzioni.

   

Se la mozione di censura dovesse passare, Sánchez (questa è la differenza più importante tra una mozione di censura spagnola e la mozione di sfiducia italiana) sostituirebbe automaticamente Mariano Rajoy alla presidenza del governo. Sánchez ha annunciato di voler inaugurare un governo di transizione per “recuperare la normalità” e portare il paese a elezioni, ma Rajoy, in conferenza stampa, l’ha attaccato: il tuo unico scopo è quello di conquistare il potere. A dimostrarlo, ci sarebbe la fretta del leader nel presentare la mozione: secondo la Costituzione quando una mozione di censura è depositata il premier non può più sciogliere le Camere per indire nuove elezioni. In pratica, Sánchez avrebbe voluto bloccare ogni tentativo di Rajoy di andare alle urne. Il plenum della Camera bassa delle Cortes si terrà nei prossimi giorni. Spetta alla presidente della Camera, la popolare Ana Pastor, il compito di fissare la data.

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Commenti all'articolo

  • GianniR

    25 Maggio 2018 - 15:03

    Bene. bene, bene, si prepara il terreno per un bel governo populista anche a Madrid. Certo che a Bruxelles non dormono sonni tranquilli di questi tempi, eh?

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