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Starbucks, caffè corretto

Bastione del pol. corr. e gioia dei liberal, il colosso americano è costretto alla rieducazione contro il “razzismo implicito”

Mattia Ferraresi

Email:

ferraresi@ilfoglio.it

19 Aprile 2018 alle 06:07

Starbucks, caffè corretto

foto LaPresse

Starbucks è il colosso americano che ha globalizzato il caffè e una serie di iconici prodotti collegati, proponendoli in un format di consumo replicabile in ogni angolo del mondo, e presto, in autunno, anche in Italia, che finora ha autarchicamente resistito alle lusinghe della “Starbucks experience”. Non c’è sincero liberale che non aderisca alla missione civilizzatrice di un’azienda che certifica, con la sola presenza dei suoi store, l’appartenenza di una città o di un intero paese al consesso dei moderni. Oltre a essere un esempio eminente di successo corporate su scala planetaria, Starbucks ambisce anche al ruolo di leader morale e avanguardia della correttezza politica, come dimostrano gli ingenti investimenti sulla responsabilità sociale e l’insistenza sulla creazione di un clima antirazzista, antidiscriminatorio, antioppressivo e così via. Da qui il valore sacrale attribuito dal progressista collettivo a un’azienda che offre sentimenti ben levigati, non solo caffè.

 

Il 29 maggio tutti i punti vendita di Starbucks in America rimarranno chiusi per permettere ai 175 mila dipendenti di seguire una sessione di rieducazione razziale dopo un episodio capitato qualche giorno fa a Philadelphia. Due uomini afroamericani sono entrati da Starbucks e hanno chiesto di usare il bagno, senza consumare nulla; quando gli inservienti dietro il bancone hanno spiegato che la toilette era soltanto per i clienti, i due hanno dichiarato che non se ne sarebbero andati. Un dipendente ha chiamato la polizia, che con il solito, proverbiale tatto che contraddistingue le forze dell’ordine americane li ha ammanettati sotto gli occhi increduli dei presenti (e dei loro smartphone), alcuni dei quali domandavano “che cosa hanno fatto?”, senza ottenere risposta. La loro colpa, dicono, era soltanto quella di essere neri. Nei video che ritraggono la scena non ci sono strepiti, urla, alterchi, soltanto due uomini che vengono portati via per non aver fatto “assolutamente nulla”, come ha detto anche il capo della polizia della città, Richard Ross, che è afroamericano. Ross ha aggiunto anche che i suoi uomini sono stati chiamati, e dunque era loro dovere intervenire per rimuovere due soggetti che a quel punto erano colpevoli di “trespassing”.

 

Sradicare la discriminazione implicita

 

Per tutte queste circostanze il sindaco di Philadelphia, Jim Kenney, ha scaricato la responsabilità dell’accaduto non già sulle forze dell’ordine, ma sulla cultura dell’azienda, spiegando che le scuse tempestivamente presentate dal ceo, Kevin Johnson, non sono sufficienti a rimediare a un episodio che “esemplifica il significato della discriminazione razziale nel 2018”. Il sindaco, insomma, velatamente suggerisce che l’atto stesso di chiamare la polizia per risolvere la questione, a danno dei due giovani afroamericani, rivela le strutture mentali razziste che albergano nella mente di dipendenti che hanno bisogno di una immediata rieducazione. Probabilmente non sono coscienti della discriminazione che commettono, e proprio per questo nell’eccezionale giorno di chiusura, una misura senza precedenti per un’azienda di questo genere, verranno edotti riguardo al “razzismo implicito”, seguendo un manuale di correttezza aziendal-politica che era stato fin qui poco usato da Starbucks. O almeno così sostiene Howard Ross, autorità suprema dell’educazione alla diversity in azienda che fa consulenza a circa il 20 per cento delle compagnie “Fortune 100”. A lui si affida la compagnia che giusto qualche anno fa aveva goffamente proposto delle conversazioni a sfondo razziale fra baristi e clienti per generare empatia, e ora è assediata dalla polizia antidiscriminazione.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    22 Aprile 2018 - 00:12

    Tra gli insegnati di Starbucks contro il razzismo c`e` anche Eric Holder che e stato sino ad oggi l`unico ministro in carica nella storia degli Stati Uniti ad essere censurato dal Congresso 255 voti si di cui 17 democratici e 67 contrari. Eric si era rifiutato di consegnare i documenti alle diverse Commisione del Congrasso su quello che passera alla storia come lo scandalo Fast and Furious. Holder cosi` facendo ha salvato le chiappe di Obama. I media silenzio. I media sempre silenzio. Holder e` stato scelto per insegnare che esiste anche un razzismo inconscio ecc. ecc. Sono molti che pensano che Holder sia un razzista di senso contrario. Per esempio per Holder il fatto di pretendere che coloro che si recano a votare debbano presentari con un documento di identita` con foto e` l`insegnate Holder una discriminazione che penalizza l`elettorato afro-americano. L`idea di Holder per la regolarita` del voto e` come un caffe`amaro anche se e` un caffe`di gran marca.

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  • pipage1

    19 Aprile 2018 - 14:02

    Al direttore Credo che questo episodio la dica veramente lunga, su dove oramai il povero occidente sia finito,siamo veramente decadenti e crediamo di fare "grandi battaglie di principio" di ogni maleducazione, quando ero un ragazzo e abitavo in un piccolissimo paese, quindi tra persone che si conoscevano, non entravo in un bar con la pretesa di essere in un bagno pubblico perché sarebbe stato scortese. cordialmente Pietro

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  • branzanti

    19 Aprile 2018 - 14:02

    Sinceramente, a parte l'enfasi eccessiva, tipica degli americani, ed il proverbiale tatto, come scrive Ferraresi, delle forze dell'ordine (le ho viste personalmente all'opera alcune volte) l'iniziativa di Starbucks mi sembra positiva ed encomiabile, specie in presenza del rigurgito di violenza razziale che si è scatenata in America a seguito dell'elezione del Tinta.

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  • GianniR

    19 Aprile 2018 - 08:08

    Ma dopo la rieducazione anti-razzista di sapore pol-pottiano, a me, nato viso pallido, sara' permesso sedermi in uno Starbucks qualsiasi e godere del wi-fi gratis e del bagno senza consumare niente?

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