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Il liberista contro il guerrigliero

Alle elezioni presidenziali di maggio in Colombia si sfideranno un ex membro della lotta armata e un economista che ha studiato negli Stati Uniti: non c'è confronto più simbolico. Il flop delle Farc

12 Marzo 2018 alle 17:32

Il liberista contro il guerrigliero

Da sinistra Iván Duque e Gustavo Petro (elaborazione grafica Il Foglio)

Domenica in Colombia si è votato due volte. Nella prima elezione i colombiani hanno rinnovato il Parlamento. I cittadini si sono orientati a destra, con i partiti conservatori che hanno ottenuto circa il 40 per cento dei voti. Ma l'elezione davvero avvincente è stata la seconda, quella che ha riguardato le primarie delle due coalizioni per le elezioni presidenziali del 27 maggio.

 

Non si tratta di elezioni qualunque: i colombiani dovranno sostituire niente meno che un premio Nobel per la Pace, il presidente uscente Juan Manuel Santos, premiato per l'accordo (prima bocciato dal popolo, poi salvato in extremis) con la guerriglia armata delle Farc. E i due candidati a sostituirlo non potrebbero essere più differenti, specchio perfetto delle divisioni e dei tormenti della Colombia e, in un certo senso, di tutta l'America latina. A maggio si candiderà con il centrodestra un economista liberista che ha studiato negli Stati Uniti, mentre il suo avversario di centrosinistra sarà un ex guerrigliero. Il liberista contro il guerrigliero: è la sintesi perfetta.

 

Avvocato, 41enne, il candidato del centrodestra Iván Duque ha un'immagine efficientista da manager con formazione all'americana: un master alla American University, un altro master alla Georgetown University, una specializzazione ad Harvard, ha lavorato a Washington con la Banca Interamericana di Sviluppo, ed ama richiamarsi a Bob Kennedy. È stato anche un importante consulente del ministero delle Finanze con Juan Manuel Santos, e sia per questo profilo tecnocratico che per la sua giovane età è stato paragonato a personaggi come Emmanuel Macron e Albert Rivera. A un certo punto, però, con Santos ha rotto, in polemica con quel processo di pace con le Farc che al presidente ha dato il Nobel per la Pace.

 

Di conseguenza, Duque ha aderito al Centro Democratico: il partito che per contestare il negoziato era stato fondato da Álvaro Uribe Vélez, predecessore di Santos alla presidenza e suo ex mentore. Eletto nel 2014 senatore, si è infine candidato alle primarie che hanno accompagnato le elezioni politiche di domenica. Ben sei milioni di colombiani hanno votato per scegliere tra i tre candidati uribisti, e 4 milioni tra di loro hanno espresso la loro preferenza per Duque.

 

Il candidato della sinistra sarà invece Gustavo Petro, 58 anni, anche lui studi da economista. A 27 anni Petro entrò nella clandestinità per combattere in un gruppo guerrigliero, l'M-19: un movimento armato nazionalista e non marxista. Tornato alla legalità nel 1987, dopo essere stato eletto deputato e senatore ed essere stato tra i fondatori del Polo Democratico Alternativo, nel 2012 era stato eletto sindaco di Bogotá. Nel 2015, però, fu destituito di autorità dalla magistratura, con gravi accuse di malversazione e inefficienza nella gestione dei rifiuti. Infine assolto, ha potuto così candidarsi. Alle primarie del Polo Democratico Alternativo ha preso 2,8 dei 3 milioni di voti espressi.

 

Ci sono anche altri candidati come l'ex sindaco di Medellín Sergio Fajardo, che corre per i Verdi, ma nessuno sembra avere reali possibilità di vittoria.

 

Le elezioni parlamentari di domenica sono state anche il primo banco di prova democratico per le Farc, il gruppo guerrigliero uscito dalla clandestinità grazie all'accordo storico con Santos. Per usare un eufemismo, le cose non sono andate bene. I candidati legati al gruppo hanno preso soltanto 52.440 voti al Senato; 32.629 alla Camera. Sarebbero rimasti fuori dal Congresso, se una delle clausole della pace non gli avesse comunque riservato per questa legislatura cinque deputati e cinque senatori.

Il leader delle Farc Rodrigo Londoño Echeverri – alias Timoleón Jiménez alias Timochenko – ha addirittura rinunciato alla candidatura presidenziale. Ufficialmente per motivi di salute: ma sembra chiaro che – visti i sondaggi – abbia voluto piuttosto evitare la figuraccia. In questi mesi, a ogni comizio che provava a fare si raccoglievano folle di famigliari delle vittime delle Farc per bersagliarlo con uova e pietre.

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