Indipendenti, secondo chi?

La Catalogna è solo l'ultimo episodio in cui il diritto internazionale deve pronunciarsi su un caso di secessione. Precedenti e scenari sugli ultimi sussulti indipendentisti 

3 Novembre 2017 alle 11:44

L'indipendenza vista

Foto LaPresse/EFE

Nelle concitate e per certi versi drammatiche giornate vissute in Catalogna, l’Unione Europea, il Dipartimento di Stato americano e la maggior parte della comunità internazionale ha manifestato in modo evidente la propria contrarietà all’indipendenza della Catalogna dichiarando al contempo che mai l’avrebbero riconosciuta, privandola così di uno dei requisiti fondamentale della sovranità: la capacità di relazionarsi con gli altri Stati.

   

In effetti, le secessioni non sono mai state guardate con favore dal momento che minano lo status quo creando spesso conflitti regionali e minacce alla sicurezza internazionale. E’ indubbio che il modello di relazioni internazionali nato dalla pace di Westphalia favorisca l’integrità territoriale, un principio consacrato anche dalla Carta delle Nazioni Unite. Ciò potrebbe apparire in contrasto con un altro principio cardine che è quello della autodeterminazione dei popoli nonché con il fatto che il numero degli Stati dai primi del 900 a oggi non fa che aumentare, essendo passato da poche decine nel 1925 a più di duecento.

  

Guardando la storia recente dell’Europa emergono poi altre contraddizioni: gli stessi stati che oggi condannano il tentativo di indipendenza della Catalogna non hanno esitato a riconoscere il Kosovo nel momento in cui ha dichiarato la secessione dalla Serbia. Il diritto internazionale si piega dunque alle stagioni storiche e si plasma in funzione di chi sono considerati in quel momento i buoni e i cattivi? In teoria no, dal momento che il diritto internazionale si sforza di considerare la legittimità delle secessioni secondo modalità oggettive. Le proibisce quando sono il risultato della violazione di una norma di diritto fondamentale riconosciuta dalla Comunità internazionale, come ad esempio il divieto di ricorrere alla minaccia o all’uso della forza da parte di uno stato nei confronti di un altro (ed è per questa ragione che la dichiarazione di indipendenza della Repubblica Turca del Cipro del Nord non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale e condannata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu).

  

Vi sono poi delle situazioni nelle quali il diritto internazionale è neutrale non proibendo la secessione né favorendola (è il caso degli Stati Uniti che si sono affrancati nel XVIII secolo). Nel terzo caso invece è riconosciuto un vero e proprio diritto alla secessione: il principio di autodeterminazione prende il sopravvento nel caso di colonizzazione o quando a un popolo venga negato l’uso della propria lingua, costumi o cultura. Alla Catalogna non veniva certo negata un sufficiente grado di autonomia e dunque il diritto internazionale non riconosce un diritto alla secessione, anzi sembra sfavorirlo. Ma, adottando lo schema classico, il diritto internazionale avrebbe dovuto condannare la secessione del Kosovo negandone il riconoscimento, dal momento che è stata resa possibile da un intervento esterno, quello della Nato, che agiva, ancorché per nobili fini umanitari, al di fuori del mandato delle Nazioni Unite e dunque in violazione dell’articolo 2 della Carta Onu.

  

Non è un caso che il governo spagnolo in carica a quel tempo, forse pensando in modo lungimirante alla Catalogna o ai Paesi Baschi, si affrettò a dichiarare che non avrebbe riconosciuto il Kosovo perché non rispetta il diritto internazionale. Cosa che non fece invece l’Unione Europea che guardò con favore alla secessione. In anni più recenti, l’indipendenza della Crimea è stata condannata dall’Unione Europea e non sorprenderà il fatto che sia stata guardata con favore dalla Russia che ha citato come precedente proprio il caso del Kosovo. 

  

In questi ultimi decenni, aspirazioni di maggiore autonomia e spinte indipendentiste si sono moltiplicate e attraversano molti Stati anche all’interno dell’Unione Europea. Le nuove regioni, il moltiplicarsi di micro stati, la presenza sempre più evidente delle organizzazioni non governative sulla scena internazionale stanno plasmando un nuovo ordine internazionale che ha bisogno di un diritto nuovo che garantisca certezza contemperando le giuste esigenze dei popoli con l’imperativo di assicurare stabilità nelle relazioni tra Stati.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    03 Novembre 2017 - 14:02

    La faccenda spagnola che si trascina senza senso e con la UE silente è la dimostrazione della nullità dell'Unione.Mogherini batti un colpo .lds

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