A Barcellona sfila l'orgoglio degli anti-indipendentisti

In attesa del referendum di domani qualche migliaio di persone è sceso in strada per manifestare contro la secessione. Intanto il governo annuncia di aver chiuso la gran maggioranza dei seggi. Ma l'ora decisiva è domattina alle 6

Eugenio Cau

Barcellona. Mentre oggi le forze indipendentiste rispettavano un “giorno di riflessione” pre referendario, la vigilia del voto per l'indipendenza della Catalogna è stata dominata dai manifestanti contrari alla secessione. Qualche migliaio, con bandiere spagnole recanti alcune lo stemma della Casa reale alcune il celebre toro, hanno sfilato per le strade di Barcellona partendo da piazza Urquinaona, accompagnati da altre manifestazioni simili in gran parte delle città spagnole fuori dalla Catalogna, da Madrid a Siviglia. Nel frattempo, invece, una manifestazione a sostegno della causa catalana si svolgeva a Bilbao, nei Paesi Baschi.

 

 

“No se engañan, Catalunya es de España!”, non lasciatevi ingannare, la Catalogna è spagnola, urlavano i manifestanti, ma anche: “Yo soy español! español! español!”. Alcuni degli slogan più cantati, poi, coinvolgevano il governatore catalano Puigdemont: “Puigdemont a prisión”, era uno (fa rima perché Puigdemont, in catalano, si pronuncia Puigdemòn, con la G di Genova e la T muta), mentre l'altro, ben più volgare ma meno frequente, era: “Puigdemont, maricón!”.

 

I sostenitori dell'indipendenza, dopo le grandi manifestazioni di chiusura di campagna elettorale di venerdì, hanno trascorso la vigilia del voto nelle sale stampa a rilasciare dichiarazioni in cui la parola d'ordine è: siate pacifici, non cadete nelle provocazioni e fate di domenica una grande festa della democrazia; oppure seduti sui pavimenti delle scuole elementari e dei centri civici municipali a presidiare i seggi, in attesa dell'arrivo della polizia. Secondo il País, che cita dati del governo, sono occupati 163 dei 2.315 seggi previsti dagli organizzatori del referendum. Gli indipendentisti hanno trascorso la notte di venerdì dentro ai seggi, occupati subito dopo la chiusura delle scuole, e vi trascorreranno anche quella di sabato. 

 

 

L'ora chiave di domani sono le sei del mattino. È in quel momento, infatti, che i Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, dovrebbe arrivare nei seggi occupati per sgomberarli pacificamente. Per questo tutte le associazioni indipendentiste, dalla Anc a Omnium fino al movimento Escoles Obertes, scuole aperte, che ha organizzato l'occupazione, hanno chiamato i loro militanti a mobilitarsi già alle cinque, per precedere la polizia e farsi trovare già schierati, schede elettorali in mano, quando gli agenti arriveranno. Non è detto però che ci saranno scontri. Molti dentro ai seggi sperano che i Mossos, polizia regionale catalana, alla fine chiuderà un occhio e per evitare violenze lascerà che i cittadini votino.

 

Il ministero dell'Interno di Madrid, intanto, ha annunciato che degli oltre 2.200 seggi previsti la gran maggioranza è già stata chiusa (sopra il tweet del ministro Juan Ignazio Zoido ndr), e ha inoltre mobilitato la Guardia civil, corpo di polizia che dipende dal governo centrale, per boicottare tutte le operazioni telematiche legate al voto. Gli agenti si sono presentati al Cesicat, Centro de Seguridad de la Información de Cataluña, con l'ordine di sequestrare 29 database che sarebbero stati usati per il voto telematico. Inoltre, rimarranno nelle sedi dell'agenzia fino a lunedì, per impedire o, quanto meno, ostacolare il conteggio centralizzato delle schede.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.