Catalogna al voto. La Guardia Civil fa irruzione nei seggi

Tantissima le persone che dall'alba si sono messe in fila per votare al referendum per l'indipendenza. Tutti gli aggiornamenti in diretta da Barcellona

Catalogna al voto. La Guardia Civil fa irruzione nei seggi

Tensione tra polizia e cittadini davanti ad un seggio a Barcellona (foto LaPresse)

Barcellona. La battaglia intorno al referendum per l'indipendenza della Catalogna tra il Gobierno di Madrid e il Govern di Barcellona si combatte su due fronti. Da un lato ci sono le piazze, le strade e le sedi dei seggi elettorali. I militanti indipendentisti, che presidiavano i seggi da due giorni occupandoli con coperte e sacchi a pelo, si sono svegliati prima dell'alba stamattina per prepararsi all'arrivo dei Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, che in teoria avrebbe avuto l'ordine di sgomberare tutte le sedi referendarie.

In realtà i Mossos sono arrivati, nella maggior parte dei casi hanno compilato un atto giudiziario formale e poi sono rimasti nei paraggi senza ostacolare le operazioni di preparaione al voto, con gran scorno del governo centrale di Madrid. In alcuni casi la Guardia civil, che risponde direttamente agli ordini del governo centrale, ci ha messo una pezza. In molteplici collegi i poliziotti sono entrati, hanno sgomberato le sedi e sequestrato le urne, alcune parzialmente piene.

  

 

 

 

Ci sono stati scontri, la polizia ha sparato proiettili di gomma per disperdere la folla, ha portato via di peso i manifestanti che facevano dei sit in. Ha creato grandi cordoni intorno ai seggi e ha caricato gli indipendentisti che cercavano di passare. Poco prima di mezzogiorno il governo locale già contava 38 feriti, in gran parte lievi. Col passare delle ore sono diventati 337.

 

 

 

L'altro campo di battaglia è quello informatico. Anche nei seggi non raggiunti dalla Guardia civil, le operazioni di voto vanno a singhiozzo, e sono bloccate per lunghe mezz'ore. Il problema è che non funziona il "censo universal" Il sistema informatico che il governo catalano ha messo a punto per garantire la regolarità del voto ed evitare che lo stesso elettore voti due volte.

 

Il sistema consta di una app che ciascuno scrutatore ha sul cellulare, e che riconosce la carta d'identità dell'elettore. Il problema, però, è che la app funziona solo a tratti, e ai seggi si formano file lunghissime. Gli scrutatori sono sicuri: è in corso una "battaglia informatica" tra Madrid e Barcellona, con il governo centrale che cerca di disabilitare il sistema è quello locale che cerca di ripristinarlo. Non ci sono conferme ufficiali, ma in mattinata il ministero dell'Interno spagnolo ha annunciato proprio che la Guardia civil aveva disabilitato il "censo universal".

 

 

Davanti alla notizia delle violenze ai seggi, il mondo politico catalano è insorto. Ada Colau, sindaco di Barcellona, ha chiesto le dimissioni di Mariano Rajoy, subito seguita dagli alti dirigenti di Podemos. Enric Millo, il delegato per la Catalogna del governo centrale, ha detto che “il governo catalano ci ha fatto arrivare dove non saremmo voluti arrivare”.

 

Da Barcellona Eugenio Cau racconta il diretta quello che sta accadendo.

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    01 Ottobre 2017 - 14:02

    La Catalogna si è sempre considerata altra cosa dalla Spagna. Hanno una loro lingua diversa dallo spagnolo. I docenti universitari di Barcellona fanno lezione in catalano e non in spagnolo (mettendo spesso a disagio i poveri studenti Erasmus). Io penso che dovrebbero essere lasciati liberi di andarsene per la loro strada se la maggioranza dei catalani lo desidera. La Norvegia che era parte della Svezia ottenne in piena tranquillità e senza drammi l'indipendenza e altrettanto è stato per la Cecoslovacchia dalla quale sono nate la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Può essere doloroso ma è meglio separarsi in pace e senza drammi.

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