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Haftar sta distruggendo il piano Minniti che aveva fermato i barconi?

Le forze del generale combattono per cacciare i gruppi alleati dell'Italia contro i trafficanti, mentre lui è a Roma

29 Settembre 2017 alle 06:00

Haftar sta distruggendo il piano Minniti che aveva fermato i barconi?

Khalifa Haftar (Foto LaPresse)

Roma. Il generale Khalifa Haftar era in visita a Roma due giorni fa e si è fatto fotografare sorridente con il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ma la questione è: stava ordinando nelle stesse ore di distruggere i risultati ottenuti dal governo italiano in Libia? La chiave di volta del piano italiano negoziato in questi mesi dal ministro dell’Interno, Marco Minniti, è la città di Sabrata, sulla costa libica a metà strada tra il confine tunisino e la capitale Tripoli.

 

Sabrata fino a poco tempo fa era il punto di partenza più affollato dei barconi che si dirigono verso l’Italia. E’ lì che a fine luglio due gruppi armati hanno cominciato a bloccare le partenze dei migranti, il che ha fatto crollare il numero degli arrivi in Sicilia e anche quello delle morti in mare. I due gruppi armati sono la Brigata 48 e la brigata del martire Abu Anas al Dabbashi, nati come milizie ma ora integrati – come spesso succede in Libia – nelle forze fedeli al governo del presidente Fayez al Serraj. Il piano italiano prevedeva che i due gruppi, grazie a ingenti pagamenti e attraverso la mediazione del governo di Tripoli (forse questo passaggio è stato molto poco importante), cominciassero a fare la lotta contro i trafficanti – gli stessi trafficanti che hanno facilitato per anni. Lo schema ha funzionato subito, ma adesso è stato spezzato: da giorni a Sabrata è cominciata una battaglia, con circa venti morti, tra le due unità pro Serraj (e quindi pro Italia) e il cosiddetto Comando operativo contro lo Stato islamico, un terzo gruppo armato che si occupa della lotta al terrorismo.

 

All’inizio si è detto che era una questione di gelosia, il Comando si sentiva tagliato fuori dal lucroso accordo antibarconi. Ma il Comando è formato da uomini che stanno con Haftar. Non solo, ma nel frattempo, secondo un esperto di operazioni militari in Libia consultato dal Foglio, Haftar ha spostato le sue forze speciali, chiamate al Saiqa, nella base aerea di al Watiyah, non troppo lontana da quel tratto di costa. Da al Watiyah hanno anche fatto sapere di essere pronti a bombardare il nemico (che sarebbero i gruppi che bloccano i barconi). Inoltre, truppe di Haftar si sono mosse da Bani Walid verso Sabrata, pronte a dare manforte se le forze di Haftar prenderanno la città e cacceranno i gruppi di cui Tripoli e Roma avevano comprato l’alleanza (forse per mettersi al loro posto). Il piano italiano per fermare i migranti e trasformare il governo Serraj in un interlocutore internazionale credibile rischia di andare in fumo.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    29 Settembre 2017 - 13:01

    Scommetto che è d'accordo con Macron.

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  • carlo.trinchi

    29 Settembre 2017 - 11:11

    I soldi sono tanti, sarà una lite tra bande, predoni e ladroni del deserto. Sempre stati e sempre uguali e immutabili. Se invece il gioco diviene più alto allora sarà bene che Minniti abbia un piano alternativo per non piangere poi uno sfascio nazionale molto probabile. Se un presidente di Regione ci dice dalla Tv che i migranti, (schiavi dico io) ci servono per la raccolta nei campi e che devono trattare con i loro capi bastone per la raccolta nei campi e, non ci dice come vivono e che dignità salariale hanno, allora non vi sarà soluzione. Questo sfascio serve e arricchisce. La conduttrice non ha battuto ciglio quasi condividesse il detto del presidente. Come si vede il detto "piangere e fottere" è in voga e, molto probabilmente va bene a molti. Se questi politici vengono votati quale colpe andiamo cercando? Minniti non ci deluda: o aumenti l'obolo o cominci con la Pinotti a rivedere di rioganizzare le forze armate offese e vilipese da decenni di logica disfattista sessant'ottina.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    29 Settembre 2017 - 10:10

    Bravo Raineri. A dimostrare con pazienza e coi fatti l'evidentissimo, fin dall'inizio, errore italiano di aver scelto il decotto Serraj anziché il forte della situazione, Haftar. Scelta condizionata dalla PAURA: sia dall'eterno complesso di colpa d'aver perso la guerra come "fasscisti" per cui l'estero ci mantiene sotto ricatto, sia dal timore di perdere la considerazione guadagnata all'ONU, sia dal timore di esporci militarmente alleandoci con uno squalo furbo cinico e deciso a tutto quale solo può primeggiare in un paese tribale, sia dalla timida convinzione che di fatto le nostre imprese all'estero di fatto fanno affari per loro ma anche per il nostro Stato cioè per noi tutti, sia da alleanze indecise e confuse tra Est e Ovest. Così, andiamo avanti sottobanco trescando a bustarellone con ceffi che dei patti se ne infischiano perché conoscono solo la legge della convenienza e del più forte. Insomma: non vogliamo capire che in guerra (soldati che muoiono!), vige la legge di guerra.

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