Uomini dell'esercito iracheno lungo il fronte orientale della città di Mosul (foto LaPresse)

L'esercito iracheno entra a Mosul

Redazione
Gli uomini dello Stato islamico resistono con cecchini e mine lungo le vie di accesso al centro della città. Intanto arrivano nuove testimonianze sugli scudi umani impiegati dai jihadisti

L'esercito iracheno è entrato nella periferia est di Mosul. Un'unità del Servizio di antiterrorismo, ha fatto sapere il Generale Abdul Wahhab al Saidi, ha fatto irruzione nella sede che ospita la televisione di stato nel quartiere  industriale di Kukyali e ha aperto la strada per l'attacco della IX Divisione dell'esercito nell'area orientale della città. Gli uomini dello Stato islamico resistono, nel tentativo di rallentare l'avanzata diretta ora verso sud-est.

 

 

Secondo quanto riferito dal premier iracheno Haider al Abadi, nella città sono operativi tra i 3 mila e i 5 mila militanti del Califfato e tutte le vie di fuga sono chiuse dalle truppe regolari irachene, da quelle sciite, dalle tribù sunnite e dall'esercito curdo che da 15 giorni circondano la città, con un totale di 50 mila uomini. "Non hanno vie di fuga", ha detto Abadi, non gli resta che "arrendersi o morire".

Dopo aver conquistato Bazwaya, l'ultimo villaggio alle porte di Mosul venendo da est, le forze di liberazione hanno fatto ingresso nel quartiere di Kukyali. La resistenza dello Stato islamico si è però intensificata nelle ultime ore, con l'impiego di mine disseminate lungo le strade, mitragliatrici e cecchini nascosti tra le palazzine della periferia. Alla guerriglia, le forze armate irachene rispondono con armi pesanti e, soprattutto, con i bombardamenti aerei sferrati dalla coalizione internazionale. Intanto, più a sud, gli altri battaglioni hanno ripreso il controllo di altri villaggi strategicamente importanti, quelli di Somer, Palestine, Yarimjah e Intisar, circondando di fatto la città.

 

 

Nel frattempo, le Nazioni Unite ribadiscono la preoccupazione per la sorte di 1,5 milioni di civili rimasti a Mosul. Martedì, l'ong Human Rights Watch ha parlato di uccisioni di massa compiute dagli uomini del Califfato. Secondo testimoni, i jihadisti hanno deportato una quarantina di ex soldati dai sobborghi meridionali di Mosul per poi ucciderli e gettare i loro cadaveri nelle acque del fiume Tigri.

 

 

Secondo la portavoce dell'ong, Ravina Shamdasani, lo Stato islamico ha anche tentato in questi giorni di trasportare migliaia di civili nella città per farne scudi umani. Si parla di 25 mila persone, alcune delle quali sono arrivati a bordo di camion ad Abu Saif, poco lontana dall'Aeroporto internazionale di Mosul, nonostante i bombardamenti della coalizione internazionale. Fino a oggi sono 17 mila le persone che sono riuscite a fuggire dalla città ma secondo le stime formulate dall'Onu potrebbero scappare altri 700 mila civili nelle prossime settimane.