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Contro lo Stato islamico in Iraq

Alla festa dei cristiani a Erbil, tra le campane e il divieto di bere alcol

Contro lo Stato islamico in Iraq. “Non vogliono lasciarci liberi di essere cristiani. Ci vogliono tenere sotto”, dicono i fedeli alla cattedrale di Erbil. “Non c’è un solo Isis” – Le FOTO dal fronte

25 Ottobre 2016 alle 20:51

Alla festa dei cristiani a Erbil, tra le campane e il divieto di bere alcol

Foto di Daniele Raineri

Dal nostro inviato nel nord dell’Iraq. Perdonate la curiosità, come pensate di fare adesso a celebrare la Santa Messa? Con la Sprite? Siamo di fronte alla cattedrale di Ankawa, a Erbil, in attesa che il patriarca di Baghdad, Louis Sako, arrivi per una preghiera collettiva come ha fatto a Baghdad e ieri mattina a Kirkuk. Cala il buio, dentro un pianoforte e un coro provano i canti e fuori i cristiani fanno volentieri un paio di chiacchiere con il Foglio.

 

Leggi le altre puntate del reportage di Daniele Raineri in Iraq 1 - 2 - 3

 

La settimana passata, con un colpo di mano il Parlamento di Baghdad ha vietato per la prima volta nella storia del paese la produzione, la vendita e il consumo di alcol. Molti hanno letto questo voto come un affondo contro i cristiani iracheni. E pensare che questo tour del patriarca Sako è stato fatto con lo scopo preciso di celebrare e ringraziare la guerra giusta dei curdi, dei peshmerga, della polizia federale, dell’esercito e di chi combatte contro lo Stato islamico – che ha provato a cancellare i cristiani dalla pianura di Mosul e ha silenziato le campane delle chiese per la prima volta in milleseicento anni. L’aiuto ai cristiani è un tema molto sentito e dieci giorni fa le milizie sciite di Hashd al Shabi, la “mobilitazione popolare”, hanno pubblicato un video intitolato “Ajrasak ya Musil… saqatar min jadid”, in arabo: “Le tue campane, Mosul suoneranno di nuovo”, che mostra miliziani in mimetica nell’atto di liberare chiese e restituirle ai fedeli, al suono delle campane (non sono loro a liberarle: il Foglio ha visto nei villaggi cristiani le forze speciali irachene della cosiddetta Golden Division, che però talvolta inalberano anche loro bandiere sciite). “La verità”, dicono i fedeli davanti alla chiesa – e abbassano la voce – “è che in Iraq ci sono molti Isis, non c’è soltanto l’Isis che sta a Mosul, e alcuni di questi Isis siedono a Baghdad. Un parlamentare cristiano ci ha detto: io vorrei protestare, ma se lo faccio mi uccidono”. Ma perché vietare l’alcol? “Perché non vogliono lasciarci liberi di essere cristiani. Ci vogliono tenere sempre sotto”. Per dovere di cronaca ho girato la domanda anche a un portavoce di Hashd al Shabi, che ha chiesto discrezione e ha minimizzato: “Un voto stupido, il 60 per cento dei giovani iracheni beve alcol. E il divieto vale soltanto per i musulmani”, ha aggiunto, con una spiegazione che non regge. I partiti che hanno sponsorizzato il voto a sorpresa contro l’alcol sono gli stessi che sponsorizzano la mobilitazione popolare. E’ l’ambiguità in cui si muove il nuovo Iraq: l’anno passato i capi delle milizie erano arrivati alla messa di Pasqua nella chiesa dell’Alleanza a Baghdad, ed era apparso anche Abu Azrael, eroe ferocissimo delle milizie, che aveva attraversato la navata carico di cartucciere e di granate fra i flash dei fotografi prima di sedersi nella prima panca.

 

 

 

Sono stato a Bartella – cittadina con uno splendido nome aramaico, una delle ultime a essere liberate dall’Isis – e la chiesa non era conciata malissimo, con un po’ di lavori potrà riaprire. Ma la comunità di cristiani locali tornerà di nuovo come un tempo? I fedeli di Erbil allargano un sorriso sconsolato, “no, non tornerà. Chi poteva è andato lontano, faranno ritorno soltanto i cristiani che erano già così poveri da non riuscire a trovare un’altra sistemazione”. Quanti erano a Bartella, quindicimila? “Molti, molti di più. Non sarà più come prima”.

 

Intanto le forze speciali irachene sono arrivate due chilometri a est dall’ingresso di Mosul, i curdi si sono fermati e si aspetta che l’assedio attorno alla capitale dello Stato islamico prenda una forma regolare, invece di essere ancora questa macchia bislunga che si estende verso sud per 30 chilometri come ora. La piana di Ninive punteggiata di villaggi cristiani può già, tuttavia, festeggiare una fragile semiliberazione. Chi è dentro i confini sorvegliati dai curdi ha anche la consolazione che il governo del Kurdistan ha dichiarato nullo con sdegno il divieto dell’alcol imposto da Baghdad.

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