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Dal Pinochet venezuelano al "What is Aleppo", gaffe bipartisan e altre meraviglie

Dal Pinochet venezuelano di Di Maio al “What is Aleppo?” del candidato libertario Gary Johnson, gli errori monumentali e le gaffe politiche provocano sempre risate, dibattiti, indignazione (non necessariamente in quest’ordine).

14 Settembre 2016 alle 16:59

Dal Pinochet venezuelano al "What is Aleppo", gaffe bipartisan e altre meraviglie

Luigi Di Maio ospite della trasmissione "Politics" (foto LaPresse)

Dal Pinochet venezuelano di Di Maio al “What is Aleppo?” del candidato libertario Gary Johnson, gli errori monumentali e le gaffe politiche provocano sempre risate, dibattiti, indignazione (non necessariamente in quest’ordine). Ma, come nota Chris Moody su Cnn, sembra che nel 2016 abbiano un peso minore rispetto all’errore che probabilmente costò la Casa Bianca a Mitt Romney nel 2012, quando, in un fuori onda rubato, affermò davanti a una platea di facoltosi finanziatori che il 47 per cento degli americani avrebbe continuato a votare Obama perché sono scrocconi che non vogliono pagare le tasse, non si assumono le proprie responsabilità e pensano che il governo debba mantenerli.

 


Un tweet del gruppo satirico "Le frasi di Osho"


 

Un altro clamoroso fuori onda di quest’anno è stato quello del veterano dei Tory, l’ex cancelliere dello Scacchiere Ken Clarke. In una pre-intervista su Sky News, prima dell’elezione di Theresa May come primo ministro, non si è accorto dei microfoni accesi e ha sparato a zero su tutti i candidati conservatori: da Michael Gove, un "selvaggio" capace di "andare in guerra con almeno tre paesi in una botta sola", alla May: “Una donna dannatamente complicata”, aveva detto Clarke. Ma le gaffe del 2016 non finiscono certo qui.

 



 

Donald Trump, per dire, ha trionfato nella corsa alle primarie repubblicane usando toni sferzanti nei confronti di quasi ogni gruppo di interesse della nazione. Ma anche Clinton probabilmente si starà mordendo la lingua per aver dichiarato, in occasione di una raccolta fondi aperta alla stampa, che "per farla breve, si può mettere la metà di sostenitori di Trump in quello che io chiamo il cesto dei deplorabili: razzisti, retrogradi, paranoici". Per la candidata democratica queste persone sono “irrimediabili” e “non sono l’America”. L'hashtag #BasketOfDeplorables è salito immediatamente fra i trend topic di Twitter.

 



 

Tornando al Regno Unito, al candidato libertario Gary Johnson era stata posta una semplice domanda sulla crisi umanitaria in Siria: "Se fosse eletto, cosa farebbe per Aleppo?". “Aleppo? Cos’è Aleppo?”, è stata la stupefacente risposta di Johnson.

 



 

The Donald è un maestro delle gaffe, tanto da far immaginare che alcune siano studiate. Nel 2015 è stato accusato di scimmiottare il giornalista del New York Times Serge Kovaleski, che soffre di artrogriposi. Poi se l’è presa con la madre di un soldato musulmano americano, ucciso in guerra (“Suo marito non la lascia neanche parlare, perché è una donna”). Ancora, in California durante un comizio sui rapporti razziali, il tycoon si è preso una pausa dal discorso per sottolineare che c'era una persona di colore tra il pubblico: "Guardate il mio afroamericano qui. Guardatelo. Sei il più grande? Sai di cosa sto parlando?".

 



 

E con i caucus in Iowa, a pochi mesi di distanza, Trump ha pensato bene di insultare gli elettori. Il candidato repubblicano ha ritwittato un post nel quale si dice che i residenti dello stato sono malati di mente. Trump ha twittato, "@mygreenhippo #BenCarson è ora leader nei #polls in #Iowa. Troppa #Monsanto nel #mais crea problemi al cervello? #Trump #GOP". Una leggerezza troppo pericolosa anche per il candidato che ci ha abituati alla battuta greve. La repentina risposta suona quasi come un elegante haiku: “Il giovane stagista che accidentalmente ha ritwittato si scusa”. Non è bastato agli elettori, che alla fine in Iowa hanno preferito Ted Cruz.

 



 

A volte, quando si tenta di fare appello a un gruppo di interesse, se ne insulta brutalmente un altro. E' il caso di Hillary Clinton che discutendo il suo piano energetico ha dichiarato: "Stiamo cercando di spingere un sacco di minatori e di società carbonifere fuori dal mercato". Il boomerang le è ritornato durante la visita in una cittadina mineraria del West Virginia, quando un minatore disoccupato le ha chiesto di ripetere l’osservazione. "Quello che ho detto era totalmente fuori contesto”. Intendevo che si continuano a perdere posti di lavoro, non che vogliamo toglierli noi. Agiremo anzi per prevenire…” eccetera eccetera. Il succo: dietrofront, i vostri voti mi interessano eccome.

 



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