Un aereo da combattimento russo (foto LaPresse)

Esorcizzare la guerra

Giulio Meotti
Un’asimmetria ben spiegata da Helle Dale della Heritage Foundation: “I media russi inondano l’etere di immagini di guerra in Siria” e questa “guerra delle immagini coincide con il declino dell’influenza americana”.

Un’asimmetria ben spiegata da Helle Dale della Heritage Foundation: “I media russi inondano l’etere di immagini di guerra in Siria” e questa “guerra delle immagini coincide con il declino dell’influenza americana”. Giorno dopo giorno, Russia Today mostra foto di bombardamenti russi in Siria, di carri armati russi, di boots on the ground russi, a fronte della nostra ossessione per una guerra vestita a festa, tecnologica, pura, invisibile, risvolto di una pace intesa come valore assoluto e non più come condizione mutevole della storia, che ha determinato l’effetto paradossale e perverso che impone l’uso della parola “pace” per definire tutte le tipologie di guerra, dagli internazionali peacekeeping e peace enforcing all’italiana “missione di pace” (unica eccezione la ferrigna Inghilterra, dove Theresa May si è detta pronta a usare l’Atomica se necessario). All’epoca del Vietnam, le tv occidentali portavano, tutte le sere, la guerra nelle case, mentre dietro la “cortina di ferro” russa tutto avveniva nel silenzio assoluto.

 

Oggi siamo noi ad aver alzato una cortina di ferro sulla nostra guerra. Dopo l’11 settembre, sostituimmo i coriandoli della pace con i soldati in partenza che baciavano le mogli. Ma ci ritirammo subito come i fiumi dopo una piena. Da allora, i media avrebbero ingigantito l’impatto delle vittime civili e delle perdite militari, che in realtà la tecnologia ha ridotto ai minimi termini rispetto al passato, fino ad Abu Ghraib, la nostra sporca guerra. Oggi noi ci accontentiamo di mostrare i nostri soldati che raccolgono migranti in mare e questo occultamento ideologico culmina nella guerra dei droni, la guerra che non fa rumore, il leading from behind. Fino alla scritta “registrato precedentemente”.

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  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.