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Perché l’Europa ha riabilitato Lukashenko

Bruxelles ha dato via libera agli investimenti europei in Bielorussia, ha rimosso le sanzioni economiche e ha cancellato dalla sua black list 200 gerarchi di Minsk. L’apertura all’ultima dittatura del continente ha ragioni economiche e geopolitiche.

13 Luglio 2016 alle 10:02

Perché l’Europa ha riabilitato Lukashenko

Il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko (foto LaPresse)

Minsk. Nella mappa delle democrazie europee c’è un buco tra la Polonia, i paesi baltici e l’Ucraina. L’esclusione della Bielorussia ha motivi più che validi: il presidente Alexander Lukashenko è in carica senza discontinuità dal 1994, nelle scorse elezioni (l’ultima volta ha ottenuto l’83 per cento dei voti) molti osservatori internazionali hanno denunciato brogli, i movimenti politici di opposizione hanno difficoltà perfino a registrarsi ed la Bielorussia è l’unico paese d’Europa ad mantenere la pena capitale nel suo ordinamento.

 

Ciononostante, e sebbene anche gli Stati Uniti ritengano che la forma di governo di Minsk sia di fatto una dittatura, qualcosa negli ultimi mesi sta cambiando: le sanzioni economiche europee (non quelle d’oltreoceano) sono state rimosse quasi del tutto lo scorso febbraio, la blacklist di quasi 200 gerarchi (tra i quali lo stesso presidente Lukashenko) e di 20 società alle quali era interdetta la zona Schengen è stata cestinata e dalla scorsa settimana anche il Parlamento europeo ha dato il via libera alla Banca degli Investimenti europei perché aprisse una linea di credito per gli interventi nello sviluppo del paese dell’est Europa. Come spiegare questo repentino cambio di passo verso un paese, da sempre alleato di Mosca, che di certo non sposa valori democratici? Le risposte possibili a questo interrogativo coinvolgono due aspetti: geopolitica ed economia.

 

Dal punto di vista geopolitica, dopo l’annessione della Crimea, sono in molti nella popolazione bielorussa a pensare che Mosca, prima o poi, possa riconquistare i territori dei suoi vecchi stati satelliti, soprattutto dopo la mobilitazione delle truppe russe sul versante occidentale, alla quale la Nato ha risposto con la grande esercitazione “Anaconda 2016”, appena conclusa in Polonia.
Nell’eventualità di un aumento ulteriore delle tensioni tra est e ovest, Lukashenko ha deciso di giocare il ruolo di mediatore tra gli alleati di Mosca e quelli di Washington, cercando di tessere rapporti sempre più stretti con i paesi europei. Minsk, tuttavia, non è stata ben attenta a non tagliare i ponti col Cremino, che garantisce ancora miliardi di sussidi per gli investimenti e sconti per energia e gas che sono vitali per questa nazione che conta 10 milioni di abitanti.

 

Ma la distensione tra Europa e Bielorussia può essere spiegata anche dal punto di vista economico. Passeggiando per la capitale Minsk si vedono all’opera decine di gru e lo skyline è stato da poco rielaborato con nuovi grattacieli. Avvicinandosi all’aeroporto si può scrutare un enorme complesso industriale di 8.000 ettari, l’industrial park, dove la Cina ha investito in numerose imprese, prima tra tutte Huawei, chiudendo un accordo con il governo per avere una speciale giurisdizione e lo zero per cento di tasse sugli investimenti. Viaggiando verso sud ci si può imbattere in moderne costruzioni, non del tutto abitate. Queste abitazioni sono il risultato dell’investimento del 20 per cento del budget deciso dal governo per rendere più vivibile la zona colpita dall’esplosione di Chernobyl.  Basta quindi un giro veloce in auto per comprendere le potenzialità economiche di una nazione che deve però avviare ancora un percorso di privatizzazioni, scrollandosi di dosso i retaggi del periodo sovietico. Senza dubbio il fattore economico ha inciso affinché le cancellerie europee iniziassero ad accantonare il termine “regime” con il quale si indicava il governo bielorusso.

 

Ma c’è da fidarsi? Secondo il vice presidente del gruppo parlamentare CDU/CSU al Bundestag, Franz Josef Jung, occorre migliorare i rapporti “a poco a poco”. Sulla Bielorussia l’esponente del partito della Merkel ha le idee chiare: “E' stato giusto che l'Unione europea abbia attuato le sanzioni contro la leadership politica del paese. Ora siamo a favore di una più stretta cooperazione su questioni politiche, economiche e culturali. Questa cooperazione ha lo scopo di aiutare quei cittadini a determinare liberamente il futuro del proprio paese. Data la sua precaria situazione economica e finanziaria, Minsk ha bisogno del sostegno dell'Ue e noi sosteniamo che la Bielorussia debba riacquistare un migliore accesso ai mercati europei e a quelli finanziari. Ma è necessario avviare e attuare le riforme”.

 

Da un lato l’opportunità geopolitica di proporsi come mediatore tra l’Europa e la Russia; dall’altro, un’opportunità economica per molti paesi europei, per prima la Germania che è già partner privilegiato di molti stati dell’Europa orientale. Così l’Europa, “a poco a poco”, ha sdoganato il suo ultimo dittatore.   

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