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In Spagna pure il popolo della sinistra vuole far governare Rajoy

Il sondaggio in prima pagina sul País:  tre quarti degli elettori del Psoe vorrebbero che i socialisti consegnassero il governo a Rajoy attraverso l’astensione “se fosse l’unica alternativa e in cambio di una serie di riforme concordate”.

12 Luglio 2016 alle 11:08

In Spagna pure il popolo della sinistra vuole far governare Rajoy

Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy (foto LaPresse)

Roma. In un sondaggio uscito ieri sulla prima pagina del País, quotidiano tutelare della sinistra in Spagna, la base del Partito socialista spagnolo (Psoe) ha sconfessato platealmente le decisioni prese dalla sua dirigenza appena due giorni prima. Mentre si avvicina la data fatidica del 19 luglio, giorno della costituzione delle nuove Cortes uscite dalle elezioni del 26 giugno e dunque del primo voto di fiducia (di lì a pochi giorni) per la formazione di un governo di coalizione, i baroni del comitato federale del Psoe si sono incontrati sabato a Madrid per ribadire il loro no al sostegno al premier facente funzione Mariano Rajoy, vincitore delle elezioni e leader del Partito popolare (Pp).

 

Rajoy ha bisogno quanto meno dell’astensione di alcuni deputati socialisti durante il voto di fiducia per formare un esecutivo di minoranza (dando per scontata un’alleanza non ancora definitiva con i centristi di Ciudadanos) e togliere la Spagna dal limbo istituzionale, ma i baroni riuniti a Madrid (barone è diventato termine tecnico nelle cronache politiche spagnole, indica i notabili del partito e specialmente i potenti governatori locali), tra polemiche e divisioni, hanno ribadito che “né attivamente né passivamente” (né entrando nel governo né con l’astensione) aiuteranno Rajoy a diventare premier. Appena due giorni dopo, però, proprio il País ha sparato in prima pagina un sondaggio dell’istituto Metroscopia secondo cui quasi tre quarti degli elettori del Psoe, il 73 per cento, vorrebbero che i socialisti consegnassero il governo a Rajoy attraverso l’astensione “se fosse l’unica alternativa e in cambio di una serie di riforme concordate” pur di evitare che si celebrino le elezioni una terza volta.

 

Certo, quel “se fosse l’unica alternativa” ha un suo peso nell’opinione degli intervistati, ma al contrario di quello che è successo dopo la scorsa tornata elettorale adesso sembra che di alternative plausibili non ce ne siano, e che la legittimità di un futuro governo conservatore ormai sia consolidata, se alla stessa domanda perfino il 50 per cento degli elettori di Podemos, il partito dell’estrema sinistra antisistema, dice che sì, bisognerebbe far governare Rajoy. Questi ultimi sondaggi mostrano una realtà che a ben vedere, come hanno notato anche i media spagnoli, perfino i baroni socialisti e il leader del partito, Pedro Sánchez, hanno bene in mente. Fin dai giorni immediatamente successivi alle elezioni molti governatori, come Guillermo Fernández Vara dell’Extremadura o Emiliano García-Page di Castilla-La Mancha, hanno ribadito che in un modo o nell’altro la sinistra non può più sbarrare la strada alla governabilità, e anche la potentissima governatrice dell’Andalusia, Susana Díaz, ha detto che tornare alle urne sarebbe “una catastrofe” – è quello che pensa l’89 per cento degli intervistati da Metroscopia, secondo cui è preferibile che i partiti arrivino a un accordo e si decidano a formare un governo.

 

Rajoy ha iniziato i colloqui per la formazione di un esecutivo la settimana scorsa, ma si è riservato per questa gli incontri più importanti. Sono previsti per oggi gli incontri con Albert Rivera di Ciudadanos, che dovrà rendere conto del suo prima espresso e poi ritrattato veto nei confronti di Rajoy (sì a un governo con il Pp, no a Rajoy, figura troppo divisiva, è la linea ufficiale, ma anche in questo caso molto più malleabile delle apparenze), e con Pablo Iglesias di Podemos. Mercoledì, infine, si terrà al Congresso dei deputati l’incontro fondamentale con Sánchez, sul cui appoggio o astensione Rajoy sta puntando tutto. Il confronto tra i due sarà solo interlocutorio, hanno detto ai media gli strateghi popolari. Soltanto a partire dai giorni successivi, in un secondo round di colloqui da tenersi con i partiti disposti al dialogo, il premier inizierà a formulare delle concrete proposte scritte per un accordo. Al primo incontro Sánchez dirà no a Rajoy secondo la linea dettata dal comitato del partito. I passi successivi sono molto meno chiari, ma gli elettori sembrano avere un’idea precisa sul da farsi.

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