Una manifestazione per la permanenza del Regno Unito nell'Unione europea (foto LaPresse)

Signore, dammi un casto euroscetticismo, ma non subito

Giuliano Ferrara
Certo, le élite europee sono il colmo del distacco dalla sovranità politica e dal rapporto democratico. Ma in caso di disunione, che cosa succederebbe? Basta provare a domandarselo per darsi una risposta inquietante

C’è stata un’Eurocomunità prima che i britannici aderissero. Insularità impero e tradizionalismo culturale e legale hanno sempre dato a Londra qualcosa che non è riconoscibile nella sola idea di una capitale sovranazionale e burocratica come Bruxelles. Alla moneta unica, questi esperti di finanza mondiale che popolano la City, non hanno creduto abbastanza da aderire all’eurozona, e sono egregiamente sopravvissuti quando la manica ha isolato il Continente dall’Inghilterra. Dunque Brexit o non Brexit, uno potrebbe dire, chi se ne impipa. 

 

Ma non è così semplice, è chiaro che il detonatore dell’uscita eventuale del Regno Unito dall’Unione europea farebbe o potrebbe far saltare un equilibrio già messo a dura prova. Se è per questo anche Roma, Madrid, Berlino e Parigi, per non parlare degli scandinavi e degli olandesi, possono pretendere una particolarità irriducibile, un’ombra maestosa che insegue ciascuna identità nel bosco della memoria. Sappiamo più o meno quel che c’è da sapere: il progetto europeo come lo conosciamo, secondo la sua evoluzione che è monetaria, finanziaria, intergovernativa, regolatrice, non è popolare, e non solo a Londra. I dati dei sondaggi d’opinione sono abbastanza univoci: i popoli antipatizzano in maggioranza, sebbene poi siano immense le quote dei giovani e degli europeisti “nativi” che non si ritroverebbero in un ristabilimento dei confini senza libertà di traffico e movimento, in un ripristino del commercio nazionale, delle svalutazioni competitive, della concorrenza fra stati e sistemi economici che nel mondo di oggi, tra America e Asia e Africa, sono pigmei. Quando si dice: Europa vuol dire pace, dopo ben due guerre mondiali e una lunga guerra civile europea, la gente nuova, che non sa più dove stiano di casa la storia e il suo concetto, si guarda intorno e si domanda: “guerra? quale guerra? di che state parlando?”. 

 

I greci, per dire, sono antieuropei da sondaggio al 93 per cento. Eppure hanno avuto il loro momento della verità. Hanno visto che cosa può succedere. Può succedere, a forza di trafficare in dati falsi e di impinguare l’economia dell’imbroglio, a forza di denunciare la dittatura delle banche e di sparare molotov in piazza contro gli idoli della lotta di classe internazionale, può succedere di finire con le banche chiuse per settimane e con la disponibilità di sessanta euro al giorno, ma anche questi solo per intervento liberale della Banca centrale di Francoforte. L’alternativa era la miseria più nera, una prospettiva di isolamento ideologico e geografico, un’insolvenza che avrebbe segnato almeno una generazione. Va bene, lo scambio non è giusto o non è capito: la Germania ha guadagnato troppo in questi anni, e i suoi alleati nell’Unione hanno pagato prezzi sociali troppo alti, almeno per l’obiettivo di rara robustezza di avere in tasca, noi italiani, spagnoli, francesi, e tanti altri, la stessa moneta commerciale che corre in un sistema economico piuttosto operoso e compatto come quello tedesco. La crisi dell’immigrazione e dell’esodo politico di masse sterminate, con le vistose e irredimibili complicazioni della resa multiculturalista e della presenza minacciosa dell’islam politico, cioè dell’islam, ci piace attribuirla all’Europa, che non la ha saputa fronteggiare: ma in caso di disunione, che cosa sarebbe successo? Basta provare a domandarselo per darsi una risposta inquietante. Certo, le élite europee sono il colmo del distacco dalla sovranità politica e dal rapporto democratico con le loro constituencies, con i famosi popoli e i famosi populismi, ma è da dimostrare il divorzio di Europa tecnocratica e democrazia politica, dopo i fascismi e i bolscevismi che hanno solcato il continente e lo hanno ridotto a luogo sperimentale della tirannia totalitaria. L’Unione è secolarista in modo ingenuo, droitdelhommiste e scanzonatamente lontana dal meglio della sua storia civile, dunque anche cristiana, va bene, ma è questa Europa il prodotto della scissione transumanistica e irreligiosa, non l’inverso. 

 

Spero, tutto sommato, e con tutto il mio fervore conservatore per le idee correnti nel movimento euroscettico più consapevole, che il Brexit non ci sia. 

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.