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L’Fbi ha fatto ballare Apple

Si chiude il caso dell’iPhone di San Bernardino, il dibattito continua. La società di Cupertino dice che la questione, se davvero l’Fbi era in grado di fare da sé, non sarebbe mai dovuta finire in tribunale. Eppure il caso come nessun altro è riuscito a dare voce alla posizione del governo americano, che poi è la stessa dei governi europei.

29 Marzo 2016 alle 19:44

L’Fbi ha fatto ballare Apple

"Questo caso non avrebbe mai dovuto essere portato in tribunale”, ha detto Apple in un comunicato dopo che il dipartimento di Giustizia americano ieri ha lasciato cadere l’azione legale contro la società di Cupertino. Chiamata in causa dall’Fbi dopo che si è rifiutata di sbloccare l’iPhone di Syed Rizwan Farook, l’attentatore islamista che a dicembre ha ucciso 14 persone a San Bernardino, Apple ha intrattenuto per mesi un’epica battaglia su privacy, libertà e sicurezza, per essere scaricata dai federali sul più bello. Grazie, abbiamo già fatto, hanno detto. Qualcuno ha sbloccato l’iPhone che credevate inviolabile, non c’è più bisogno di voi.

 

Nelle ultime settimane l’Fbi ha lavorato con un partner esterno per rivelare le informazioni criptate che Apple, adducendo questioni di principio, si rifiutava di estrarre dall’iPhone e che i tecnici del governo americano non erano in grado di ottenere. Secondo report giornalistici, ad aver trovato la chiave sarebbe stata l’israeliana Cellebrite, che giusto la settimana scorsa ha firmato con l’Fbi un contratto da 15 milioni di dollari. Grazie all’ingegno di hacker esterni, dunque, il governo americano è riuscito a rendere superfluo l’intervento di Apple, togliendosi perfino lo sfizio di dimostrare che gli iPhone della compagnia non sono così inespugnabili.

 

Apple dice che la questione, se davvero l’Fbi era in grado di fare da sé, non sarebbe mai dovuta finire in tribunale. Eppure il caso di San Bernardino come nessun altro è riuscito a dare voce alla posizione del governo americano, che poi è la stessa dei governi europei. Serviva un evento polarizzante come un atto terroristico conclamato per spingere l’opinione pubblica a schierarsi, e un avversario di alto profilo come Apple per dare risalto internazionale alla vicenda e scatenare la comunità della sicurezza digitale (che a frotte ha bussato alla porta dell’Fbi per fornire i propri servigi e sbloccare l’iPhone).

 

Il dibattito all’incrocio tra privacy e sicurezza è solo agli inizi, ma l’Fbi, grazie al caso di San Bernardino, è riuscita a definire i termini del discorso pubblico: o con la privacy o con i terroristi. Il dibattito è più complesso di così, e pieno di zone d’ombra ancora da chiarire (per esempio il fatto che sia servita una società esterna per ottenere informazioni che il governo non è stato in grado di estrarre). Ma questa volta l’Fbi ha giocato a scacchi con Apple, e ha azzeccato quasi tutte le mosse.

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