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“Lo Stato islamico s’espande come un cancro tra i rifugiati”

Il generale americano Philip Breedlove denuncia le infiltrazioni jihadiste tra i migranti e il piano della Russia contro l’Europa

3 Marzo 2016 alle 09:37

“Lo Stato islamico s’espande come un cancro tra i rifugiati”

Migranti al confine tra Macedonia e Grecia (foto LaPresse)

Milano. I terroristi, gli estremisti, i combattenti stranieri sono parte del flusso quotidiano di migranti che arrivano in Europa, un flusso che “maschera il movimento” di questi elementi pericolosi, mentre aumentano le possibilità di un attacco terroristico sul territorio europeo. Questa è la sintesi dell’intervento che il generale Philip Breedlove, comandante delle forze americane in Europa, ha fatto di fronte alla commissione Forze armate del Senato di Washington. Lo Stato islamico sta “espandendosi come un cancro” in questa miscela, ha aggiunto Breedlove, “approfittando di una minore resistenza e minacciando le nazioni europee e gli Stati Uniti”. All’inizio della guerra civile siriana, chi scappava dalla Siria e dall’Iraq era “un rifugiato legittimo”, come l’ha definito il generale, perché scappava dalla guerra, da un governo che non reagiva e dal terrorismo, ma negli ultimi mesi la situazione è molto cambiata. Secondo i dati, circa seimila “foreign fighters” sono andati in Siria e in Iraq a combattere con i jihadisti, e di questi almeno 1.500 sono rientrati in Europa. “La brutalità dello Stato islamico sta portando milioni di persone a scappare da Siria e Iraq, creando una sfida umanitaria senza precedenti”, ha dichiarato Breedlove.

 

Il generale dell’aeronautica ha richiesto un aumento di truppe americane permanenti in Europa: servono a contrastare lo Stato islamico, ma anche l’aggressività russa. Buona parte dell’apparato militare e dell’intelligence americana è convinta che la strategia belligerante della Russia sia un grande problema, non soltanto per le pressioni sull’est europeo, ma anche per il coinvolgimento in Siria. Nelle ultime settimane, parecchi articoli e indiscrezioni hanno raccontato come i generali e la Cia non siano affatto convinti che sia possibile creare una collaborazione con i russi, nonostante le telefonate tra il presidente americano, Barack Obama, e il collega russo, Vladimir Putin, e nonostante l’introduzione del cessate-il-fuoco in Siria la settimana scorsa (la tregua, secondo le fonti sul campo, è traballante: il Wall Street Journal ha raccontato di come i bombardamenti del regime siriano continuino, pur sporadici). La sfiducia è talmente alta che alcuni diplomatici e militari dicono: proponiamo una “no-fly zone” al confine tra Turchia e Siria, così se Mosca decide di sottrarsi a un’iniziativa internazionale e umanitaria di questo tipo, il suo bluff sarà chiaro a tutti.

 

[**Video_box_2**]Lo scollamento tra le percezioni militari e quelle diplomatiche non è certo una novità, ma nella sua testimonianza il generale Breedlove ha accolto un’istanza che circola in alcuni ambienti politici degli Stati Uniti e che era stata qualche tempo fa esplicitata dal senatore repubblicano John McCain: i russi sfruttano il flusso di migranti per far implodere l’Europa. Breedlove ha spiegato che le azioni in Siria di Mosca hanno “ampiamente esacerbato il problema”. Nonostante i tanti annunci, la Russia non ha fatto molto per combattere lo Stato islamico ma ha fatto molto per rafforzare il rais siriano, Bashar el Assad. Secondo il generale, Mosca e Damasco stanno usando i rifugiati come un’arma per schiacciare le strutture di sostegno europeo e spezzare la risolutezza europea (che a dire il vero non è mai stata molto alta). L’unico obiettivo “deliberato” dell’utilizzo di barrel bomb – le spietate bombe-barili piene di chiodi e ferro – è quello di terrorizzare i cittadini siriani “e metterli sulla via della fuga”, trasformandoli in un problema per gli altri paesi. Quelli confinanti, e quelli europei. Secondo l’Organizzazione internazionale per i migranti, almeno 130 mila migranti, più di duemila al giorno, hanno raggiunto l’Europa via mare nei primi due mesi di quest’anno, più di undici volte il flusso dello stesso periodo l’anno scorso. Quattrocentodiciotto sono morti affogati.

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