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Confini chiusi e mari aperti

E se il piano Merkel sui migranti iniziasse a funzionare? Dati e guai

Primi rimpatri via autobus dalla Grecia alla Turchia, ma è solo un decimo degli arrivi. Il vertice per salvare Schengen

2 Marzo 2016 alle 19:53

E se il piano Merkel sui migranti iniziasse a funzionare? Dati e guai

Bruxelles. Due autobus martedì, altri due mercoledì, ed ecco che il piano di Angela Merkel per fronteggiare la crisi dei rifugiati potrebbe iniziare a funzionare. I quattro autobus hanno trasportato dalla Grecia alla Turchia 308 migranti, in prevalenza originari di Marocco, Tunisia e Algeria che non potevano beneficiare di una forma di protezione internazionale. E’ la prima volta che Ankara accetta la riammissione di migranti entrati illegalmente nel territorio greco. E altri potrebbero seguire prima del vertice tra Unione europea e Turchia del 7 marzo, considerato l’ultima chance per trovare una “soluzione europea” alla crisi. “I nostri sforzi stanno iniziando a portare frutti”, ha dichiarato il commissario responsabile dell’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. “Ci aspettiamo altri autobus nei prossimi giorni”, spiega al Foglio una fonte comunitaria. Il governo turco si sarebbe impegnato a riprendersi 800 migranti illegali dalla Grecia entro la fine della settimana e ha offerto di firmare accordi di riammissione con 14 paesi Ue. Il meccanismo dovrebbe essere “il più automatico possibile”, dice la fonte. La cooperazione con Ankara ha un prezzo. Non solo 3 miliardi di euro: un gruppo di paesi “volenterosi” guidati dalla Germania dovrebbe andare a prendere direttamente in Turchia un numero di rifugiati siriani equivalente ai migranti illegali che Ankara accetta dall’Ue. Ma, ancora una volta, la forza dei numeri rischia di mandare all’aria i piani di Merkel.

 

I 308 riportarti in Turchia rappresentano un decimo della media di irregolari e rifugiati che sbarcano quotidianamente sulle isole greche, dove la stragrande maggioranza dei migranti può rivendicare una forma di protezione internazionale. Siriani, afghani, iracheni e iraniani erano il 94 per cento dei 67.415 arrivati in Grecia in gennaio, secondo i dati dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu. I marocchini erano appena lo 0,2 per cento, i pachistani il 3 per cento. Né il programma di riammissione dei nordafricani verso la Turchia, né i rimpatri in Pakistan risolveranno la crisi. Ma un contributo alla riduzione degli sbarchi potrebbe arrivare dai pattugliamenti della Nato nel mar Egeo, sotto comando tedesco. “In caso di salvataggio in mare di persone che provengono dalla Turchia, queste saranno riportate in Turchia”, ha spiegato il segretario generale Jens Stoltenberg. In altre parole, quello della Nato è un inconfessabile blocco navale per le imbarcazioni di migranti che rischiano di finire in fondo all’Egeo.

 

[**Video_box_2**]La chiusura della frontiera greco-macedone, anche se osteggiata da Merkel, può aiutare la strategia della cancelliera. Un altro pilastro del piano sarà svelato domani dalla Commissione: “Una road map per tornare al pieno funzionamento di Schengen”, rivela un funzionario. In teoria, chi non chiede asilo in Grecia dovrebbe essere rispedito in Turchia. Gli altri rimarranno nei campi greci in attesa di essere ricollocati in altri paesi Ue. Per i prossimi 2-3 anni, la Grecia si trasformerà “da paese di transito a paese ospitante”, ha riconosciuto il ministro per l’Immigrazione, Ioannis Mouzalas: “Presto i rifugiati capiranno che non possono andare nel paese che vogliono”. Ma anche in questo caso i numeri rischiano di soverchiare Merkel. Il programma di aiuti umanitari per la Grecia annunciato dalla Commissione – 700 milioni di euro in tre anni – basta per appena 100 mila rifugiati, contro gli oltre 800 mila arrivi dello scorso anno. Il tappo tra Macedonia e Grecia porterà a una “frammentazione della rotta dei Balcani”, avverte il funzionario. Con i migranti diretti in Bulgaria e Albania, e possibili deviazioni verso l’Italia, si annuncia una frammentazione della crisi dei rifugiati che potrebbe aggravare quella dell’Ue.

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