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Per un decimale in più

L’euroburocrazia guarda al dogma statistico ma l’emergenza è un’altra. La Commissione europea lima la crescita dell’Italia e “non nasconde preoccupazione per il deficit”.

4 Febbraio 2016 alle 19:49

Per un decimale in più

Jean-Claude Juncker (foto LaPresse)

La Commissione europea lima la crescita dell’Italia e “non nasconde preoccupazione per il deficit” recita la nota ufficiosa che affianca il “winter forecast”, le stime economiche stagionali di Bruxelles. Analoga preoccupazione per la crescita in rallentamento, un decimale, dell’intera zona euro. Quanto all’Italia gli euro-strateghi stimano un pil dell’1,4 per cento nel 2016 e dell’1,3 nel 2017: “In ribasso rispetto alle stime d’autunno!”. Sempre un decimale. In rialzo invece il deficit, e ancora stime rispetto ad altre stime, di ben due decimali; però solo quest’anno.

 

Poi se andiamo a vedere i dati reali si scopre che un anno fa il “forecast” prevedeva un pil italiano allo 0,6 nel 2015 e all’1,3 nel 2016. Dunque abbiamo fatto meglio – la crescita effettiva è stata dello 0,8 – e sul deficit abbiamo centrato il previsto 2,6. Non per nazionalismo, ma per verità fattuale, si potrebbe aggiungere che il “preoccupante” disavanzo è il secondo migliore dietro la Germania tra i grandi paesi: Francia, Spagna e Gran Bretagna sono tutte ben oltre il limite del 3 per cento, e ci superano anche la virtuosissima Finlandia e il Belgio, la cui capitale è salvo errori Bruxelles. Certo, abbiamo il grande debito, in leggera discesa. Ma la domanda è un’altra: che fotografia dell’Europa ci arriva? Due decimali giustificano l’attuale scontro feroce con l’Italia, e peggio lo spreco di energie diplomatiche e non solo? O l’emergenza è altrove: nei mari, nelle pianure danubiane, negli stretti della Scandinavia, sulle spiagge greche e italiane?

 

[**Video_box_2**]Qualcosa è successo nel 2015, oppure non rientra nei “forecast” che la civile Svezia espella 80 mila rifugiati, che la Danimarca ne sequestri i beni, che la Merkel dei record traballi per la questione migratoria, che quella che fino all’altro ieri pareva una lagna italiana ora sia un problema continentale, se non addirittura mondiale per gli effetti a catena che sta suscitando? Quante direzioni, commissioni, previsioni e soprattutto mezzi e lungimiranza dedica a tutto questo una burocrazia che si occupa avidamente di spiccioli statistici? La miopia europea ha già una tradizione di disastri e di rotolamento da una crisi a un’altra, da un conflitto a un altro, da una miseria a un’altra. Senza tornare alle guerre infra-continentali, a luglio 2008 la Bce aumentò il costo del denaro alla vigilia del crac Lehman e dell’epocale crisi proprio seguendo le indicazioni decimali dell’euroburocrazia. Anche lì al timone c’era un Jean-Claude; pur se di cognome faceva Trichet. Oggi non è un segreto che le contese sui bilanci siano state derubricate dai fatti, e fuori dall’Europa, a livello di diatribe personali, politiche, istituzionali. Solo la pigrizia ce le fa definire emergenze: che invece sono altre, vicine e visibili al di là delle statistiche.

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