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Così la rottamazione si fa strada anche in Francia

I francesi non vogliono assistere alla disfida tra i vecchi Sarkozy e Hollande, che crollano nei sondaggi di gradimento. Servono facce giovani, come Macron

9 Ottobre 2015 alle 17:24

Così la rottamazione si fa strada anche in Francia

Nicolas Sarkozy e François Hollande (foto LaPresse)

Parigi. A diciotto mesi dalle elezioni presidenziali francesi, il desiderio di rivincita di Nicolas Sarkozy e il sogno di una conferma all’Eliseo di François Hollande si scontrano con le cifre nefaste dell’indice di popolarità. Un sondaggio esclusivo dell’istituto Elabe pubblicato oggi dal quotidiano economico Echos mostra senza appello che la prospettiva di un secondo scontro tra il presidente socialista e il leader negollista all’orizzonte nel 2017 non seduce i francesi. Solo il 22 per cento delle persone intervistate ha ancora fiducia nell’attuale capo di stato, mentre il capofila dei Républicains ottiene appena il 26 per cento. Il rigetto dei due leader da parte dei francesi è netto e inequivocabile: il 44 per cento “non ha la minima fiducia” in François Hollande e il 43 per cento ha un giudizio “molto negativo” sul suo predecessore. Dovrà farsene una ragione François Baroin, ex ministro Ump dell’Economia, che proprio ieri aveva espresso a Paris Match il desiderio di assistere a “un match di ritorno” tra Sarkozy e Hollande, perché “Sarkozy lo merita, non avendo giocato ad armi pari nel 2012 contro Hollande”.

 

Il sogno revanscista di Sarko e della sarkozia che fu è per ora soltanto un miraggio. Nell’opinione pubblica è l’altro tenore della destra neogollista, Alain Juppé, a fare strage di cuori tra i francesi. Il 48 per cento di essi, sempre secondo il sondaggio pubblicato da Echos, ha un giudizio positivo sull’ex primo ministro di Jacques Chirac (“Le meilleur d’entre nous”, diceva Chirac di Juppé ai tempi del Rpr, Rassemblement pour la République), che ha quasi il doppio dei consensi del suo principale rivale Sarkozy (26 per cento). François Fillon, che ha da poco pubblicato il suo libro-programma, “Faire” (già bestseller in Francia tra i saggi politici), si insinua inaspettatamente tra i due, assicurandosi un buon 32 per cento di opinioni positive. Ma sul podio generale che abbraccia tutti gli schieramenti politici, dietro a Juppé, si affermano al terzo posto François Bayrou (35 per cento), leader dei centristi del MoDem, e al secondo Emmanuel Macron (37 per cento), l’attuale ministro dell’Economia. Proprio su quest’ultimo circolano in queste settimane voci che lo vogliono desideroso di arrivare all’Eliseo. Non alla prossima scadenza elettorale – sarebbe troppo precipitoso e rischierebbe di fare danni ingenti in seno alla gauche – ma nel 2022, data alla quale anche il primo ministro, Manuel Valls, brama di presentarsi da favorito.

 

Ed è proprio sulla nuova e malcelata rivalità tra i due che i pettegolezzi si susseguono mentre i media, appunto, annunciano già per il 2022 un Valls contro Macron in seno al Ps. La loro relazione era quasi perfetta, stesso dinamismo, stesso fascino di una nuova generazione che sta salendo al potere, stesse idee riformiste e stessa voglia di svecchiare la gauche spazzando via i tabù che l’hanno ingessata per troppo tempo: le 35 ore, il dirigismo, la difesa oltranzista dello statuto dei funzionari pubblici, l’odio ideologico per le liberalizzazioni. Poi però, quando la popolarità di Macron ha iniziato a lievitare e quella di Valls ad arrancare, tutto è cambiato. Il premier ha iniziato a irritarsi e a rimettere al suo posto il suo collega all’Economia, con un sorrisino e una battura ironica in diretta su France 2, con una severa reprimenda in privato – “La prossima polemica non finirà in questo modo”, avrebbe detto Valls a Macron minacciandolo, durante un seminario del governo la scorsa settimana.

 

[**Video_box_2**]Il sondaggio pubblicato da Echos non aiuterà a migliorare i rapporti: mentre il ministro dell’Economia guadagna punti e si attesta in cima alle personalità politiche di sinistra preferite dei francesi (37 per cento), il premier scivola al 30 per cento (meno quattro punti percentuali rispetto all’ultimo rilevamento e risultato più basso da quando è entrato a Matignon). “C’è una forte inquietudine del primo ministro in merito al salto generazionale che si sta verificando, ha isterizzato tutte le sue reazioni”, ha confessato al Monde una fonte vicina Emmanuel Macron. La paura di Valls è quella di essere rottamato (dal suo giovane collega all’Economia), ancor prima di rottamare.

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