Vladimir Putin con Nicolas Sarkozy (foto LaPresse)

Sarkozy le russe

Redazione
L’ex presidente a Mosca apre una nuova fase per i vecchi “américain”

Crisi ucraina, sanzioni economiche, ma soprattutto Siria, dove la Russia rimane un fedele alleato del siriano Bashar el Assad nella lotta contro lo Stato islamico. Sono questi i temi affrontati dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy con il capo di stato russo Vladimir Putin, nel quadro della visita strategica e di rupture rispetto alla posizione ufficiale della Francia che il leader dei Républicains ha organizzato alla vigilia della Conferenza internazionale sulla crisi siriana di Vienna. Accompagnato da una delegazione di parlamentari, il presidente della destra neogollista si riscopre multipolarista e vola a Mosca per accreditarsi come principale interlocutore francese di Putin.

 

La mossa di contro-diplomazia sarkozysta non è affatto piaciuta all’esecutivo socialista, la cui posizione è diametralmente opposta a quella dell’inquilino del Cremlino (per l’Eliseo, la partenza di Assad è la conditio sine qua non per risolvere la crisi siriana), e nemmeno a una parte del suo partito. Ad Alain Juppé anzitutto, ossia al suo principale rivale per la leadership della destra, che già in aprile aveva messo in guardia dagli improvvisi “attacchi di russofilia acuta” di certi dirigenti neogollisti. Il Sarkozy atlantista, liberale, pro Bush, con i Ray-Ban Aviator e le t-shirt Nypd, che nel 2004 veniva accolto a Washington da Colin Powell e Condoleezza Rice confessando di essere “fiero” di essere chiamato in patria “Sarkò l’américain”, è un ricordo sbiadito. Ora la statura internazionale va forgiata a Mosca, non a Washington. E poco importa se nel 2007 lo stesso Sarkozy si vantava di “non stringere la mano di Putin”, smarcandosi dal “russofilo” Chirac. Putin non è più un “diavolo” e Sarko non vuole più fare l’americano. Segni dei tempi. Per Sarkozy, ma forse anche per l’America.

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