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Che cosa si può (e si deve) ancora dire di quell'11 settembre

Il quattordicesimo anniversario della tragedia dell'11 settembre 2001 è il primo che vede coinvolto l’occidente nella guerra allo Stato islamico in medio oriente. Oggi la stampa internazionale ha ricordato quel giorno che inaugurò la guerra al terrorismo islamico e ad al Qaida. Abbiamo selezionato e scelto per voi i commenti più interessanti. Qui intanto potete scaricare gratuitamente il numero del Foglio del 12 settembre 2001 in formato pdf e leggere i nostri articoli, commenti ed editoriali.

11 Settembre 2015 alle 14:39

Che cosa si può (e si deve) ancora dire di quell'11 settembre

Il quattordicesimo anniversario della tragedia dell'11 settembre 2001 è il primo che vede coinvolto l’occidente nella guerra allo Stato islamico in medio oriente. Oggi la stampa internazionale ha ricordato quel giorno che inaugurò la guerra al terrorismo islamico e ad al Qaida. Abbiamo selezionato e scelto per voi i commenti più interessanti. Qui intanto potete scaricare gratuitamente il numero del Foglio del 12 settembre 2001 in formato pdf e leggere i nostri articoli, commenti ed editoriali.


"Dall'11 settembre la minaccia terroristica è cambiata", si legge in un corsivo sul New York Times di Steven Erlanger, oggi capo dell’ufficio londinese del giornale americano. Erlanger testimoniò la tragedia dell'attacco terroristico dall'Europa (all'epoca era appena diventato capo dell'ufficio di Berlino). Uno degli attentatori, Mohammed Atta, aveva un appartamento ad Amburgo ed Erlanger ebbe l'occasione di leggere la tesi di laurea del terrorista rinvenuta nella sua abitazione. Atta studiava l'urbanistica della più antica città al mondo, Aleppo, disegnata abilmente da lui su una mappa, e minacciata dalla modernizzazione. "Oggi Atta e Bin Laden sono morti, al Qaida si è atomizzata, la città vecchia di Aleppo che Atta celebrava è quasi distrutta, e così lo è anche la Siria". Il sogno di al Qaida e di Atta è oggi quello dello Stato islamico che lo sta realizzando con una strategia diversa ma sempre basata sul terrore. Il califfo, ricorda Erlanger, sta anche distruggendo quel che rimaneva della Siria antica, come avviene a Palmira, distruggendo i tesori che avevano un valore enorme persino per un terrorista come Atta. L'occidente si preparò al peggio, agli attentati più pericolosi, e si abituò a vivere nel terrore che oggi è diventato più pervasivo. "E il terrorismo non riguarda i numeri", ricorda Erlanger, "ma la paura".


Anche Politico si concentra su come è mutato il terrorismo islamico in questi 14 anni e su come l'occidente ha fallito la propria strategia per combatterlo. Emblematico il titolo del pezzo di Bruce Hoffman, "L'Isis sta vincendo". Il magazine sottolinea come le cose sembrassero finalmente cambiate in meglio al decimo anniversario: Bin Laden era stato ucciso, i talebani sconfitti e l'allora direttore della Cia Leon Panetta proclamava al Qaida praticamente debellata. Oggi le cose sembrano tornate a volgere per il peggio. "E' tempo di ammettere che la nostra risposta allo Stato islamico è stata una miserabile sconfitta". I militanti islamici che gravitano attorno a Iraq e Siria sono molto più numerosi di quelli basati in Afghanistan tra gli anni Ottanta e Novanta e che portarono all'attacco dell’11 settembre, fa notare Hoffman. Cosa fare? Secondo Politico occorre una nuova strategia. "L'appeal dello Stato islamico non diminuirà finché non sarà sconfitto militarmente. Le forze militari irachene sono incapaci di farlo e la nostra alleanza de facto con l'Iran sta aumentando il senso d'accerchiamento delle monarchie sunnite". Serve allora prendere atto che il modello di stato federale iracheno non è sostenibile, che la creazione di hotspot americani nella regione in funzione anti terrorismo è fallita (basti vedere lo Yemen o l'Afghanistan) e che occorre troncare i canali di sostentamento finanziario del Califfato.


Il Daily Beast ricorda come in questi quattordici anni lo Stato islamico sia riuscito ad attrarre tra le sue fila molti più seguaci e combattenti di quanto sia mai riuscito a fare al Qaida. "Gli Stati Uniti dell'Isis" è il titolo del pezzo di Katie Zavadski che,con numeri e mappe, indaga su come il terrorismo islamico riesca oggi a reclutare direttamente in America.


Più intimo il ricordo del Daily Mail, che riprende una pubblicazione del New York Times in cui compaiono mail istituzionali e foto inedite scattate all'allora presidente George W. Bush nelle ore immediatamente successive alla strage dell'11 settembre. La biblioteca presidenziale ha diffuso, su richiesta del Nyt, immagini che ritraggono un inedito Dick Cheney (allora vicepresidente), disteso sulla poltrona e con un piede appoggiato sulla scrivania mentre osserva quasi tramortito le immagini televisive del crollo delle Twin Towers. Altre foto ritraggono la riunione dell'Emergency Operations Center con i protagonisti dell'epoca, Condoleeza Rice, Cheney, Bush e Colin Powell.


Il magazine Time, infine, presenta le immagini di Ground Zero a distanza di quattordici anni per poi concentrarsi sulla ricostruzione, raccontando gli edifici imponenti eretti in ricordo delle vittime del World Trade Center. Ad esempio, il "One World Trade Center", il grattacielo più alto d’America con i suoi 541 metri, disegnato dall'architetto David Childs. Oggi ospita degli uffici così come gli altri quattro edifici che compongono il nuovo complesso del World Trade Center, oltre al Memorial, a un museo e al palazzo delle esposizioni. C'è anche il nuovo World Trade Center Transportation Hub, una stazione per treni e metropolitane disegnata dall’architetto Santiago Calatrava e ispirata all'immagine di un bambino che libera un uccello bianco. I lavori sono andati avanti a rilento per anni e hanno provocato polemiche per le spese.

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