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Tra Zuwara e Mellitah, dove i quattro italiani sono stati rapiti

Nella zona della Libia dove sono stati rapiti i quattro dipendenti della ditta Bonatti sorge l'antica capitale dei berberi, da cui un tempo salpavano i corsari, e che oggi è un centro di partenza per profughi e trafficanti

21 Luglio 2015 alle 17:42

Tra Zuwara e Mellitah, dove i quattro italiani sono stati rapiti

Milano. In un tempo lontano, dal porto di Zuwara salpavano per l'Europa navi cariche di spezie. Oggi, si contrabbanda droga e si trafficano uomini, caricati a bordo di carrette del mare non da spiagge isolate o cale nascoste, ma dalle banchine del porto cittadino.

 

Zuwara è una città costiera libica, sulla strada che dal confine tunisino porta a Tripoli. L'installazione petrolifera di Mellitah, dove lavoravano i quattro italiani rapiti lunedì, non è lontana. Gli uomini sono stati sequestrati mentre viaggiavano a est di questa città già nota per essere stata il punto di origine dell'imbarcazione di profughi naufragata ad aprile nel canale di Sicilia.

 

Il suo porto che oggi spaventa l'Europa a causa della crisi dell'immigrazione ha già terrorizzato in passato naviganti, monarchie e stati. Zuwara è stata il cuore della Barberia, di quegli stati barbareschi del nord Africa da cui corsari e pirati nel XVI secolo hanno fatto scorrerie in ogni angolo del Mediterraneo. Hanno fatto schiavi, vendendoli poi sui mercati regionali, e centinaia di equipaggi finiti nelle loro mani. Il termine "berbero" che ancora oggi si usa per indicare le popolazione locali pre-islamiche, deriva proprio dalle terre di Barberia. Oggi, quelle popolazioni preferiscono il termine Amazigh ed è amazigh la maggioranza della città di Zuwara. Anche per questo nel 2011, ai primi bagliori della rivoluzione contro il colonnello Muammar Gheddafi, il porto si è sollevato immediatamente contro il regime al collasso. In quei giorni la bandiera blu, verde e gialla della minoranza berbera – i colori dell'oceano, le montagne, il deserto – sventolava assieme alla nuova bandiera libica in ogni manifestazione. La comunità amazigh si è sempre sentita abbandonata durante gli anni della dittatura del colonnello e ha festeggiato la sua caduta.

 

[**Video_box_2**]Ma il sostegno alla causa rivoluzionaria non era disinteressato. Se durante il regime a Zuwara per diverso tempo è stato permesso a un ristretto numero di contrabbandieri, scelti figlio del colonnello, Saadi, di gestire le partenze di immigrati, nel 2004, in seguito alla storica stretta di mano tra Gheddafi e l'ex premier britannico Tony Blair, il colonnello in cambio della fine dell'isolamento internazionale promise tra le altre cose di gestire all'origine il flusso di migranti. La sua azione sulla città di Zuwara fu dura. Da qui, il veloce sostegno del porto alla causa rivoluzionaria. Oggi, l'instabilità che regna in una Libia politicamente divisa tra il governo di Tobruk, sostenuto dalla comunità internazionale, e quello di Tripoli, vicino ai gruppi islamisti, ha riconsegnato a Zuwara un triste primato commerciale. Questo favorisce il rafforzarsi di un terzo pericoloso attore: lo Stato islamico.  

 

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