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Quattro italiani rapiti in Libia. Le piste da seguire

Gli ingegneri della Bonatti rapiti nei pressi dell'impianto Eni di Mellitah. Gentiloni: "Difficile fare ipotesi"

20 Luglio 2015 alle 12:51

Quattro italiani rapiti in Libia. Le piste da seguire

L'impianto di compressione di Mellitah (foto Lanaro/Magliocca per Eni)

"È difficile fare ipotesi", dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che non azzarda a caldo nessuna valutazione sui possibili responsabili del rapimento di quattro tecnici petroliferi della ditta Bonatti, avvenuto all'alba di lunedì a Mellitah. I quattro erano impegnati nel compound della Mellitah Oil and Gas, società paritaria dell'Eni e della Noc (l'ente petrolifero di stato libico). Restano però i dati di fatto che sembrano dare peso peso all'ipotesi di un rapimento tutto politico – non mirante solo al riscatto, come quello degli altri italiani rapiti in Libia, ma a punire e condizionare il governo di Roma. La logica potrebbe essere la stessa del recente attentato al consolato italiano del Cairo, mirato – secondo le valutazioni dei nostri servizi segreti, come risulta al Foglio – non a punire l'appoggio espresso dal governo Renzi nei confronti del presidente Abdel Fattah al Sisi, ma a lanciare un messaggio mafioso contro la nostra politica libica.

 

Le ipotesi ora sono difficili da verificare, e il rapimento a fini politici è il peggior scenario possibile, ma ci sono alcuni elementi da considerare. La zona di Mellitah è sotto il controllo stretto di milizie fedeli al governo di Tripoli per la ragione che si tratta di uno dei più importanti terminal energetici del paese: da lì parte il grande gasdotto Greenstream che raggiunge l'Italia, a Gela. Mellitah era già stata attaccata nel maggio del 2013 da uomini armati della comunità berbera amazigh, provenienti dalla città di Zuwara, che protestavano perché l'allora governo unitario di Tripoli non riconosceva i loro diritti di minoranza etnica e linguistica. A seguito di quell'azione – piuttosto dilettantesca e presto disinnescata – sia l'Eni sia i libici hanno intensificato la protezione degli impianti e del personale – in particolare degli italiani – utilizzando anche contractor privati.

 

I proventi della vendita del gas attraverso Greenstream costituiscono larga parte dell'attuale budget della Libia, la cui esportazione di petrolio è stata ridotta di due terzi, ma non quella del metano. Colpire Eni su Greenstream significa mettere pressione sul legame energetico e finanziario che lega l'Italia alla Libia. Mellitah è distante centinaia di chilometri da Sirte e dalla regione di radicamento dello Stato islamico: il rapimento e la custodia di quattro italiani non possono essere organizzati e gestiti se non godendo di una presenza consistente sul territorio, ma la regia del califfato non si può escludere.

 

Resta aperta la pista del rapimento di matrice criminale, il cui obiettivo è ottenere un riscatto. Ma appare meno credibile del rapimento che intende punire Roma per colpire lo schema dell’Onu di soluzione politica della crisi tra i due governi libici, che di fatto assegna il potere all’esecutivo di Tobruk e dà a quello di Tripoli soltanto un ruolo consultivo. Questa scelta, operata dall'inviato dell’Onu Bernardino León, è doppiamente infelice per il fatto che nella sua quarta bozza di accordo (accettata dal governo di Tripoli) si consegnava a una struttura denominata Consiglio nazionale, formata da esponenti dei due governi, un ruolo di cassazione delle decisioni del governo di Tobruk, unico legittimo. Il Consiglio nazionale è l’unica struttura di potere condizionabile da Tripoli, e per questo, dopo le proteste di Tobruk, Bernardino León ha fatto marcia indietro assegnandogli un ruolo meramente consultivo. Il cambiamento è stato rifiutato dalla maggioranza delle forze che sostiene Tripoli. Ma l'Italia, sotto la regia di Marco Minniti, è riuscita a indebolire questo fronte tripolino oltranzista e a portare il comando politico delle strategiche milizie di Misurata su una posizione dialogante con Tobruk.

 

[**Video_box_2**]Questa operazione ha colpito il fronte oltranzista tripolino, che ha rifiutato di firmare l'accordo, e ha spinto alcuni esponenti delle forze che sostengono il governo di Tripoli a considerare Roma non più equidistante tra le parti, ma un avversario da punire. Soprattutto perché l’Italia ha stretto un patto di collaborazione tra 29 tribù centrali nei due schieramenti contrapposti, siglato due mesi fa da alcuni alti esponenti (inclusi alcuni generali). Ha insomma organizzato un consesso tribale che supera le divisioni tra Tripoli e Tobruk, e che può essere di riferimento per lo sviluppo di una crisi che vede un sostanziale fallimento della mediazione dell’Onu.

 

Dunque sono molte, concrete e urgenti le ragioni politiche che possono avere spinto esponenti oltranzisti di Tripoli a organizzare un rapimento a danno dell’Eni, considerata tutt'uno con un governo italiano. Roma diventa sempre più l'asse centrale di riferimento per le forze dei due campi che non intendono portare il paese al collasso totale.

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