Una stampa del 1747 che mostra le antiche rovine di Palmira

Una crociata per salvare Palmira

Giuliano Ferrara
Dovessero distruggere le rovine dell'antica Tadmur, i nuovi califfi o successori acquisterebbero il diritto al tempo, e scoccata la prossima ora toccherebbe a noi.

La crociata di Palmira forse si dovrebbe bandire, e al più presto e con spiegamento ingente di forze. Non dell’Unesco, delle potenze occidentali alleate anche con il diavolo pur di scongiurare la scomparsa del passato, la rovina delle rovine. Pazienza per i cristiani, per i musulmani non allineati, per gli yazidi, per gli sciiti, pazienza anche per i cinquantamila abitanti della Palmira moderna e altri gruppi candidati alla decapitazione rituale, pazienza. Non tutto si può fare. Alla domanda: quanto ci costa Obama?, si può rispondere proprio così: non tutto si può fare. Bisogna saper essere riluttanti di fronte ai massacri, ai duecentomila morti siriani, ai profughi a milioni, all’instaurazione della sharia in un bel pezzo di medio oriente. Obama è un chirurgo del nulla, uccide, sì, e anche tanto, ma leading from behind, con i droni e dietro le quinte, non sia mai lo si possa paragonare al predecessore che ha impiccato Saddam e liberato l’Afghanistan dai Talebani, sulla via del ritorno, e l’Iraq dalla genia babathista dei saddamiti.

 

Ora noi ci pavoneggiamo a Cannes sul red carpet con le opere dell’ingegno melanconico, il tenero Francesco racconta di quando disse una parolaccia alla maestra, arrestiamo il marocchino sbagliato e sbraitiamo contro i barconi, omaggiamo l’autore preferito di Bin Laden, Noam Chomsky, trucchiamo le partite di calcio e ci occupiamo indignati dei vitalizi, va bene, ma non fa parte della nostra ideologia contemporanea, insieme a un assoluto disprezzo della vita umana innocente, anche un grande amore affettato per la cultura, per non parlare della memoria magari condivisa? Se non il Papa, almeno Rai Tre dovrebbe bandire la crociata per Palmira, o France Culture o Erri De Luca, il De Luca sbagliato. Le pensioni sono importanti, soprattutto nella società opulenta del welfare dalla culla alla tomba, ma gli anfiteatri di Palmira sono in decorosa pensione da duemila anni, vogliamo lasciare morire quel viluppo di greco, di romano, di persiano e se è per questo anche di islamico che resiste dai tempi dei tempi?

 

[**Video_box_2**]Crociata è una parolaccia, me ne rendo conto. Lo stato islamico califfale, che ha conquistato anche Ramadi e di cui i soliti bene informati (con la testa ancora sulle spalle) dicono che non è un vero problema, e naturalmente che è colpa del brainless George Bush, pensionato del Texas, si porta parecchio tra la bella gioventù militante in cerca di rassicurazioni ideologiche. Non è facile mettere insieme l’America, la Russia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra, l’Italia di Goffredo di Buglione, il Vaticano dei papi Magni, che non erano teneri, per salvare le rovine di pietra dopo la rovina di carne degli umani. Ma se non si può far nulla, perché non è corretto, facciamo almeno una copia del Louvre, una degli Uffizi, una del British, una di Pompei ed Ercolano, daremo lavoro a un sacco di gente, e mettiamo il tutto al sicuro. Dovessero distruggere Palmira, i nuovi califfi o successori acquisterebbero il diritto al tempo, una prerogativa storica della cultura occidentale anche non archeologica, e scoccata la prossima ora toccherebbe a noi.

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.