(foto LaPresse)

Solidarietà a Rep.

Redazione

Perché le minacce al direttore e al Fondatore non sono da minimizzare

L’elenco delle intimidazioni vigliaccamente messe in atto da anonimi nei confronti del direttore, del Fondatore, della stessa sede del quotidiano la Repubblica è ormai consistente. Andare oltre la ovvia ma non per questo meno sentita solidarietà per chi subisce questi attacchi richiede uno sforzo di comprensione. Le minacce sono cominciate dopo che Repubblica ha intitolato un’intervista a Graziano Delrio “Cancellare Salvini”. Quel titolo non ci è piaciuto, perché appariva ambiguo e non esprimeva la sostanza dell’intervista, tanto che lo stesso Delrio se ne è lamentato. Poteva essere criticato, non demonizzato e sarebbe ignobile giustificare o anche soltanto spiegare l’ondata di minacce con quell’episodio. Neppure la reazione come sempre spropositata di Salvini può essere considerata la fonte di queste infamie: seppure con uno stile inaccettabile si trattava di una polemica politica, non dell’invito a un’aggressione. E’ la natura psicologica delle persone che lanciano minacce che andrebbe indagata, più che la loro convinzione politica, che probabilmente è solo un pretesto per esibire questo aspetto del loro carattere. Charles-Louis de Montesquieu scriveva che “tutte le persone timorose minacciano con facilità: sentono che le minacce avrebbero un grande effetto su di loro”. La vigliaccheria degli autori degli atti minatori non consiste solo nel nascondersi dietro l’anonimato, ma è espressione di una viltà d’animo. Chiunque sappia anche sommariamente qualcosa di Eugenio Scalfari non può pensare che una minaccia lo spinga a modificare le sue convinzioni. Lo stesso vale ovviamente per il direttore di Repubblica. Solo, come appunto diceva Montesquieu, chi è vile può pensare che le minacce possano sortire un qualsiasi effetto, solo chi è imbecille può ritenere che azioni di questo genere possano suscitare comprensione in qualsiasi ambiente, anche quello più fanatizzato. Per questo le minacce sono un’indiretta ammissione di inferiorità e finiscono per essere persino un riconoscimento dell’azione del minacciato. Minimizzare questi episodi sarebbe sciocco. La solidarietà, oggi, dovrebbe essere di tutti, anche di chi, come noi, spesso non la pensa come Rep.

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