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L'analisi

Basta politiche fiscali con i bonus. Appello per una riforma con i fiocchi

Francesco Armillei

Le spese fiscali generano una grande incertezza nei contribuenti, se non possiamo eliminarle almeno cambiamo la loro natura per renderle più trasparenti e più efficaci

Altro giro altra corsa: ad ogni riforma fiscale si torna a parlare delle spese fiscali, un fenomeno che negli ultimi anni sembra sfuggito di mano al legislatore: nel 2022 il Mef ne ha censite ben 740, per un costo pari a 128 miliardi, in costante aumento negli ultimi anni. Tra le varie tipologie spiccano deduzioni e detrazioni (solitamente Irpef), che hanno toccato quota 126 per un totale di 44 miliardi di spesa. Deduzioni e detrazioni sono una perversa tentazione per il legislatore italiano: facili da implementare, poco trasparenti, difficili da valutare nei loro effetti e utili per gestire micro-gruppi di consenso. Non stupisce che ad ogni riforma fioriscano appelli a sfoltire e razionalizzare tali spese fiscali. Appelli destinati a cadere nel vuoto proprio per la maligna attrattività di questi strumenti. Se non possiamo eliminare le spese fiscali, almeno allora cambiamo la loro natura per renderle più trasparenti e più efficaci. Se vogliamo trasferire risorse a determinati gruppi di contribuenti almeno non facciamolo sottoforma di deduzione o detrazione, perché la scelta stessa di questa modalità  genera problemi specifici. In primis quello degli incapienti: quei contribuenti che avendo un reddito già molto basso non hanno alcuna imposta da pagare e quindi non possono usufruire di alcuno sconto. In generale deduzioni e detrazioni sono misure non universali, perché lasciano fuori tutti coloro che un reddito proprio non ce l’hanno o lo hanno ma non soggetto a Irpef. Inoltre sono misure assai poco tempestive, dal momento che funzionano come un rimborso a posteriori. E un rimborso anche molto differito nel tempo: se per esempio uno studente universitario si sposta in affitto a gennaio 2023, la detrazione cui ha diritto relativamente al suo essere in affitto gli arriverà nell’autunno 2024. Si tratta di un bel problema per chi non ha subito la liquidità necessaria per intraprendere le scelte che pure si vorrebbe incentivare. E da ultimo queste spese fiscali generano una grande incertezza nel contribuente: difficile capire a quali si abbia diritto e soprattutto a quanto denaro si abbia diritto.

Deduzioni e detrazioni sono quindi uno strumento da evitare in ogni modo. Molto meglio trasformarle in misure sul lato della spesa e non su quello del prelievo, ovvero assegni che possano essere richiesti dal contribuente ed erogati direttamente sul conto corrente. Si tratta di replicare il modello applicato all’assegno unico universale per i figli, che ha fatto pulizia delle precedenti detrazioni (e bonus vari) e li ha sostituiti con uno strumento semplice, universale e selettivo. Questo dovremmo fare a molte delle deduzioni e detrazioni attualmente in vigore, anche a parità di risorse impiegate: riformare il design di queste politiche pubbliche avrebbe effetti benefici sulla loro equità e efficacia, rendendo più semplice capire  quali sono davvero utili a incentivare comportamenti meritori e dare sostegno a chi ha bisogno, e quali invece sono solo forme di tutela di piccoli gruppi di consenso a spese del contribuente. In questo senso vanno alcuni emendamenti presentati alla delega fiscale da parte di alcuni deputati d’opposizione tra cui Marattin e Fenu, che propongono di trasformare deduzioni e detrazioni legate a pagamenti tracciabili in rimborsi erogati direttamente tramite piattaforme telematiche. Sicuramente un primo passo verso una razionalizzazione pragmatica di questa parte del sistema fiscale, ma che non risolverà tutti i problemi citati sopra. L’auspicio è che le forze di governo, che pure in campagna elettorale si erano dichiarate a gran voce contrarie alla politica dei bonus, prendano sul serio la sfida della razionalizzazione delle spese fiscali. 

Francesco Armillei, ricercatore università Bocconi e think-tank Tortuga

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