Consigli al governo per tradurre nei fatti la linea Draghi

Sandro Brusco

Bisogna adottare subito tutti gli strumenti di sostegno del reddito dei cittadini e della liquidità delle imprese che l'ex governatore della Bce indica. Ma senza dimenticare che, passata l'emergenza, l'economia dovrà tornare a crescere

In un importante articolo pubblicato sul Financial Times Mario Draghi ha delineato una proposta di intervento monetario e fiscale per contrastare l’inevitabile recessione che è già iniziata a causa dell’emergenza sanitaria. Dal punto di vista economico il ragionamento è molto semplice. L’emergenza sanitaria ha indotto un drammatico, anche se temporaneo, deterioramento della capacità produttiva. Il problema principale è evitare che il calo temporaneo dell’attività non si trasformi in un calo permanente, a causa di distruzione della capacità produttiva. Per raggiungere tale obiettivo occorre usare sia la leva fiscale sia la leva monetaria.

 

Dal punto di vista fiscale i governi devono, per la durata della crisi, accettare di eccedere gli obiettivi di indebitamento. Le necessarie spese per il sostegno della sanità pubblica e per il sostegno del reddito dei cittadini più colpiti dal blocco della produzione devono essere sostenute indebitandosi; il rientro su un sentiero sostenibile di indebitamento deve essere ritardato fino alla fine dell’emergenza.

 

Dal punto di vista monetario Draghi propone di inondare di liquidità il sistema bancario e finanziario per spingerlo a garantire i finanziamenti alle attività produttive, impedendone quindi la liquidazione permanente. Per assicurarsi che banche e istituzioni finanziarie abbiano gli adeguati incentivi le autorità pubbliche devono fornire garanzie sui prestiti. Draghi è perfettamente cosciente, ed è esplicito al riguardo, che parecchie attività falliranno comunque e pertanto le garanzie pubbliche si trasformeranno in debito pubblico. È il necessario prezzo da pagare per evitare danni ancora maggiori.

 

La chiarezza di Draghi è da apprezzare, soprattutto dopo i guai causati dalla “cattiva comunicazione” della Lagarde, così come sono fortemente da apprezzare i contenuti di quello che dice. Le emergenze tali sono, per cui l’azione di politica economica non può che essere molto diversa da quella necessaria in tempi normali. Alcuni commenti addizionali paiono opportuni.

 

Draghi è perfettamente cosciente del problema di “moral hazard” (che viene esplicitamente citato nell’articolo) che sconsiglia, in tempi normali, le garanzie statali sui presiti. Ma i tempi sono eccezionali, per cui i vantaggi che derivano dall’evitare la distruzione della capacità produttiva superano i costi per le finanze pubbliche di sobbarcarsi tali garanzie. Allo stesso modo, i problemi di “moral hazard” che derivano da una promessa di sostegno pubblico del reddito ai lavoratori e dei disoccupati passano in un momento del genere in secondo piano. Occorre intervenire immediatamente con tutti gli strumenti che Draghi menziona: dilazionare e posticipare gli obblighi fiscali, fornire sussidi per il mantenimento dell’occupazione, fornire sussidi a chi perde il lavoro. 

L’articolo è scritto per un pubblico europeo, ed è palesemente indirizzato ai decisori politici dei principali paesi europei. Eccessive esitazioni da parte dei governi tedesco e francese sarebbero esiziali. Le ricette di Draghi si applicano naturalmente anche all’Italia.

 

Il nostro paese, purtroppo, entra in questa fase emergenziale in una posizione molto più debole di quella dei principali paesi europei. Entriamo in una fase in cui il debito pubblico non solo dovrà aumentare ma dovrà aumentare in modo massiccio, ma vi entriamo con un debito già alto e dopo una sequenza disastrosa di decisioni di politica economica (la peggiore è stata quota 100) che hanno aggravato la situazione. La nostra crescita resta estremamente debole ed è palese che nessuna delle principali forze politiche, sia di governo sia di opposizione, ha idea del tipo di interventi necessari per riavviarla. Senza una ripresa della crescita il problema del debito pubblico rischierà di diventare insostenibile.

 

In un momento così grave, dobbiamo pertanto rivolgere una doppia preghiera a chi ci governa. Primo, ascoltate il monito di Draghi e mettete subito in atto, senza esitazioni e tentennamenti, tutti gli strumenti di sostegno del reddito dei cittadini e della liquidità delle imprese che egli indica nel suo articolo. Secondo, abbiate coscienza che un aumento così massiccio del debito pubblico potrà essere riassorbito solo se, una volta passata l’emergenza, l’economia italiana inizierà a crescere a ritmi ben più alti, almeno doppi, di quelli degli ultimi venti anni.

 

Per tornare a crescere sono necessari interventi profondi e duraturi in molti aspetti. La politica tributaria deve non solo puntare a un calo della pressione fiscale, deve riorganizzare le imposte in modo che siano meno penalizzanti verso il lavoro e l’impresa. La spesa pubblica va completamente reindirizzata. Sanità, istruzione, investimenti in ricerca e sviluppo devono essere le nuove priorità. Le pensioni no. La regolazione dei mercati, sia dei beni e servizi sia del lavoro, va completamente ripensata. Sono alcune delle cose a cui sarebbe bene iniziare a pensare da subito. L’emergenza sanitaria, si spera, durerà qualche mese. L’emergenza economica, probabilmente, durerà più a lungo, un anno o due. Subito dopo, il problema di pagare il debito accumulato durante l’emergenza si porrà e l’unica risposta possibile (a parte la bancarotta, esplicita o implicita mediante fiammata inflazionistica) sarà la crescita economica. Per essere pronti a dare quella risposta occorre mettersi all’opera subito.

 

*Stony Brook University

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