Siamo tutti gretini. Ma non il Black Friday

Maria Carla Sicilia

Trasporti e rifiuti aumentano nei periodi di picco degli ordini online ma, nonostante Greta, gli acquisti continuano a crescere. C'è chi propone boicottaggi, basterebbe che politica e clienti fossero più consapevoli

Nell'anno di Greta Thunberg anche le battaglie contro il consumismo sono tornate di moda. Il caso ha voluto che il quarto Global Strike For Future organizzato per il 29 novembre, alla vigilia della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Madrid, capiti lo stesso giorno del Black Friday. E così in diverse città italiane il Friday for Future si trasformerà in Block Friday, un invito a boicottare il fine settimana di sconti sugli acquisti online per limitare i consumi e gli impatti ambientali. Già l'anno scorso gli attivisti di Greenpeace avevano portato tra le vie milanesi dello shopping un mega pacco regalo di plastica nel giorno del Black Friday per denunciare l'inquinamento prodotto dal consumismo. Ma anche se oggi la nostra coscienza green si è risvegliata, i volumi commerciali attesi sembrano andare in una direzione decisamente opposta.

 

Alla nuova ondata di sensibilità ambientale non corrisponde infatti un cambiamento dei consumi, né la rinuncia alle consegne a domicilio e agli sconti. Non solo è previsto che la spesa degli italiani aumenterà del 25 per cento rispetto all'anno scorso, raggiungendo 1,3 miliardi di euro, ma anche che il 40 per cento degli ordini avverrà da smartphone, un dato che racconta quanto sia ormai comune e radicata l'abitudine di acquistare online. I calcoli sono stati elaborati da due delle realtà più attive e accreditate nel settore, l'Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano e Netcomm, che si sono concentrate sui prossimi venerdì e lunedì, quando scatterà anche il Cyber Monday. Guardando appena oltre il prossimo fine settimana, il presidente di Netcomm, Roberto Liscia, dice che transiteranno in Italia quasi 50 milioni di pacchi fino a Natale. Per avere un'idea dei volumi, vuol dire che in un solo mese si concentreranno un sesto delle spedizioni che l'Osservatorio registra mediamente in un anno. Gestire questi flussi ha sicuramente delle conseguenze che molti dei 15 milioni di italiani pronti ad acquistare online nel prossimo mese probabilmente ignorano. E che anche la politica, sempre più devota all'ambientalismo, dovrebbe conoscere per evitare interventi che rischiano di peggiorare la situazione piuttosto che migliorarla.

 

Dal punto di vista della logistica, il click con cui si dà l'ok all'ordine mette in moto una catena di trasporto molto articolata. E più si richiede una consegna veloce, più l'impatto ambientale è significativo. Il Freight Leaders Council (FLC), associazione che riunisce le aziende del settore logistico nazionale, ha ricostruito il viaggio di un prodotto ordinato su Amazon e spedito dalla Cina fino a Napoli: in aereo impiega 6 giorni, passando per Hong Kong, Amsterdam e Piacenza, dove si trova il centro regionale di distribuzione Amazon, e le emissioni medie di Co2 sono circa 500 grammi per tonnellata al chilometro; se invece viaggia in nave, la Co2 emessa è pari a circa 30 grammi per tonnellata al chilometro, ma il tempo di consegna è di 40 giorni. In genere ciò che Amazon recapita in modalità super veloce si trova già in uno dei suoi centri di distribuzione o nei depositi di smistamento, e viaggia su gomma. Ma la richiesta di consegne a stretto giro ha l'effetto di stressare tutta la catena logistica portando a scegliere a monte modalità di trasporto più veloci per rifornire i magazzini, spiega Massimo Marciani, presidente del FLC.

 

Consegnare tutti i pacchi a casa di chi ordina genera poi un effetto di congestione urbana che è al momento uno dei temi più discussi nel settore. Le difficoltà dell'“ultimo miglio” sono gestite su scala locale, con tutte le differenze che si possono immaginare di città in città, dove si trovano sia modelli virtuosi, che dimostrano come questi flussi siano effettivamente gestibili, sia situazioni disastrose, di fronte alle quali nemmeno la nostra coscienza ambientalista è poi così pulita. Evitare ordini singoli, ricevere i pacchi nei punti di ritiro vicino casa e non avere fretta potrebbero essere tre modi di fare la differenza senza rinunciare agli acquisti, ma quanti di quelli che ordinano online sono disposti a farlo?

 

L'altra importante conseguenza dei pacchi che arrivano a domicilio è l'aumento di imballaggi da smaltire. I picchi periodici ci sono sempre stati, per esempio a Natale, e ora anche il lungo fine settimana di Black Friday e Cyber Monday è considerato un momento critico per i volumi di rifiuti che si generano. Per gestirli, spiega al Foglio Simona Fontana del Conai (Consorzio nazionale imballaggi), servono sistemi di raccolta urbana flessibili, capaci di modulare il servizio in prossimità di periodi critici e di determinate zone, come quelle a più alta concentrazione di uffici, dove sempre più spesso i consumatori scelgono di ricevere gli ordini.

Inoltre, rispetto agli acquisti tradizionali, l'e-commerce porta con sé un aumento degli imballaggi che finiscono tra i rifiuti domestici invece che tra quelli commerciali, come invece è sempre stato con gli acquisti in negozio. I consorzi che si occupano di raccogliere e portare a riciclo i rifiuti stanno monitorando questi flussi che al momento restano comunque gestibili, precisa Fontana. 

 

Gli imballaggi in carta sono quelli più utilizzati per le consegne. La loro incidenza sul totale dei rifiuti urbani è passata dal 25 per cento nel 2009 al 35 per cento nel 2018, secondo i dati forniti da Comieco (Consorzio Nazionale Imballaggi a base cellulosica). Il dato positivo è che il cartone usato per le scatole, quello ondulato, che prima aveva un'incidenza molto minore sulla raccolta domestica, ha risollevato la qualità e il valore della differenziata perché è più pregiato della carta grafica e vale di più una volta immesso nella filiera dell'economia circolare. A seguire c'è la plastica, che per il 15 per cento (300mila tonnellate) è riconducibile al commercio online, dice Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli imballaggi in plastica).

 

E se è vero che il nodo è tutto nella corretta differenziata di questi materiali, in mano a consumatori e amministrazioni, allora per l'economia circolare l'e-commerce diventa un'opportunità. Ne è una prova l'iniziativa di Comieco che, lo scorso maggio, ha promosso con Netcomm delle linee guida per la corretta gestione del packaging: se chi spedisce sceglie materiali facilmente riciclabili, e magari riciclati, la filiera ci guadagna.

 

Per gli ambientalisti più radicali tuttavia la risposta non è il riciclo, ma un mondo con rifiuti zero. E di certo non è il mondo che venerdì “celebrerà” il Black Friday acquistando pacchi e pacchetti online. Anche qui sta la differenza tra chi auspica una depressione dei consumi e sceglie slogan come “produci, consuma, crepa” per salvare il mondo da una presunta autodistruzione e una green economy che, al contrario, cerca di promuovere consumi consapevoli e preferisce un paradigma diverso, “produci, consuma, ricicla”. In attesa di scegliere da che parte stare tutti sul proprio smartphone concentrati a riempire carrelli virtuali.

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