Lo specchio dell'Ilva

Redazione

Tirreno Power si è riconvertita dopo la crisi e il sequestro. Ecco come

Se l’Ilva è lo specchio d’Italia, la vicenda della Tirreno Power è per molti aspetti lo specchio dell’Ilva. Alla centrale elettrica di Vado Ligure s’è visto il decorso di una crisi industriale aggravata da un intervento giudiziario paralizzante. Nel 2012 l’impianto di generazione elettrica a carbone è stato sequestrato in fase di indagine giudiziaria perché, secondo l’accusa, causava malattie e morti nella provincia di Savona. Il tentativo della procura savonese, festeggiato dai movimenti ambientalisti, era quello di dimostrare una relazione di causa-effetto tra le emissioni e i ricoveri ospedalieri dovuti a complicazioni respiratorie.Il nesso non è stato dimostrato e i capi di imputazione sono stati depotenziati, archiviata l’accusa di omicidio, derubricata quella di disastro ambientale per cui il procedimento è in corso.

 

Peraltro i dati dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure dicono che la qualità dell’aria intorno alla centrale è sempre stata ottima e nulla è cambiato dopo la chiusura degli impianti a carbone. L’intervento giudiziario si è innestato però su una crisi in atto, dovuta alla riduzione dell’acquisto di energia da parte delle imprese e l’iper-incentivazione delle rinnovabili. Come per l’Ilva, è stata la tempesta perfetta.

 

E ora? Tirreno Power si è rimessa in sesto, gli azionisti (Engie e Sorgenia) hanno investito, il debito con le banche creditrici è stato rinegoziato con un programma di rientro pluriennale, la centrale funziona con l’unica unità rimasta, quella a gas. L’azienda ha optato per una strategia di deconflitto con il territorio, ha cambiato paradigma: non ha chiesto il dissequestro dell’unità a carbone, ha sopperito alla chiusura aprendo l’area industriale ad altre attività. Cinquanta aziende liguri hanno proposto un piano. L’offerta selezionata è stata quella di Vernazza Autogru con un polo logistico e un centro di formazione per gruisti.

 

In più, un edificio inutilizzato è a disposizione della facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova per attivare progetti di ricerca. La centrale è diventata un polo di sviluppo industriale, formazione tecnica e ricerca. Per capire se a Savona si vede davvero, e in anticipo, quello che accade a Taranto basta aspettare.

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