L'assedio americano al Nord Stream libera l'Europa centrale dal gas russo

Gabriele Moccia

Il Congresso americano pensa a un nuovo schema di sanzioni per tutte le società coinvolte nella costruzione del gasdotto, sperando che le compagnie si ritirino dal progetto

Roma. Sul progetto legato al raddoppio del gasdotto russo Nord Stream 2 è tornata a crescere la tensione geopolitica. Dopo la recente visita in Germania del Segretario di stato americano, Mike Pompeo – al centro della visita proprio la controversia tra i due paesi legata all’appoggio che Berlino continua a dare a Mosca per la costruzione del tubo – il Congresso americano ha alzato nuovamente il tiro dello scontro, includendo all’interno del progetto di legge sulla difesa nazionale per il 2020 anche un nuovo schema di sanzioni per tutte le società, anche europee, coinvolte nella costruzione del gasdotto. A dare conto della notizia è stato Jim Risch, il presidente del Comitato per le relazioni estere del Senato americano, aggiungendo che il progetto di legge riflette un accordo tra la Casa Bianca, il Congresso e il Senato. Secondo il senatore Risch, “se queste sanzioni passeranno, le compagnie si ritireranno dal progetto e i russi dovranno cercare un altro modo per farlo, se ci riusciranno”. Già lo scorso luglio, il Senato aveva votato per un inasprimento delle sanzioni per tutti gli individui coinvolti nella “vendita, locazione, fornitura o assistenza nel fornire navi per la posa in mare di condutture a una profondità di 30 metri”. Il nuovo round sanzionatorio, qualora approvato, si estenderebbe anche alle società finanziatrici come la francese Engie, la tedesca Omv e le tedesche Uniper e Wintershall.

 

La Engie, solo qualche giorno fa, è stata colpita da un durissimo provvedimento sanzionatorio dell’Antitrust polacco con una multa da 40 milioni di euro, proprio per non avere collaborato nelle indagini legate alla costruzione del nuovo tubo. Nonostante le mosse dell’amministrazione Trump per azzoppare i piani energetici del Cremlino, sembra sempre più difficile evitare che il gasdotto venga completato. La scorsa settimana, il Bundestag ha approvato la direttiva europea in materia di gas naturale recependo una modifica emendativa che di fatto, come riferisce la stampa tedesca, offre certezza giuridica e di pianificazione al Nord Stream 2. A favore dell’emendamento ha votato sia la Cdu che l’Spd. Un altro tassello fondamentale si è aggiunto da poco, con la decisione finale dell’Agenzia energetica danese di approvare la costruzione del tratto di gasdotto lungo il percorso a sud-est dell’isola di Bornholm. La decisione danese ha ricevuto il plauso del ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, secondo cui, dando luce verde, il paese europeo ha dimostrato un approccio responsabile. Secondo Ariel Cohen, analista dei mercati internazionali dell’Atlantic Council, la decisione danese dà un colpo decisivo non solo all’Ucraina, ma anche agli Stati Uniti mettendo Washington contro Berlino e Mosca. Secondo Cohen, Mosca molto probabilmente continuerà a fornire una certa quantità di gas all’Europa attraverso l’Ucraina, almeno per un altro anno dopo che saranno avviati i flussi dal Nord Stream 2. Tuttavia, una volta completati e operativi sia il Turkstream che il Nord Stream 2, i russi potrebbero eliminare gradualmente il transito di gas dall’Ucraina non consentendo a Kiev di avere le entrate necessarie per mantenere il gigantesco sistema di gasdotti di derivazione sovietica. Per questo motivo, secondo gli analisti, è diventato ormai indispensabile per i paesi dell’est tagliati fuori dal tubo russo, sviluppare la propria produzione nazionale e importare gas dall’ovest, compreso il Gnl americano attraverso la Polonia.

 

Nel frattempo, per l’Ucraina resta vitale mantenere gli attuali contratti di transito con il colosso energetico Grazpom, si tratta della priorità assoluta dell’Ucraina per il 2019, come ha riferito il ministro dell’energia Orzhel. Da mesi i rappresentanti russi ed ucraini sono impegnati in un dialogo negoziale per trovare un nuovo accordo in merito al transito del gas. Le parti continuano a dimostrare una certa distanza, nonostante gli sforzi di Bruxelles per trovare un’intesa. Più in generale, per la Commissione europea si tratta di un momento critico per applicare la direttiva sul gas e che prevede la disciplina dell’unbundling sui gasdotti e che quindi dovrà spingere il colosso energetico russo Gazprom a modifiche societarie sostanziali per conformarsi alla normativa europeo, dovendo forse accettare un ulteriore ritardo nel progetto. Dovere operare in base a regole di mercato trasparenti e competitive potrebbe indebolire la capacità di Gazprom di utilizzare l'energia come leva geopolitica. Tutto questo anche per la gioia di Washington che però è costretta a subire un nuovo smacco sul versante asiatico. Ai primi di dicembre il presidente russo, Vladimir Putin, e quello cinese Xi Jinping, si apprestano ad inaugurare il gasdotto forza della Siberia, che è destinato a portare gas dai centri di produzione Irkutsk ai consumatori russi nelle zone più ad est per poi arrivare in Cina attraverso la rotta orientale, sulla base di un accordo per la fornitura di gas di natura trentennale che prevede un flusso annuale di 38 miliardi di metri cubi di gas.

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