cerca

Abbiamo abolito il lavoro

La favola malinconica di due giovani, Vincenzo e Caterina, che pur avendo la possibilità di costruirsi un avvenire, preferiscono starsene al calduccio del reddito di cittadinanza. Una storia siciliana

17 Novembre 2019 alle 06:00

Abbiamo abolito il lavoro

LaPresse

Succedeva a Natale. Lo chiamavo per gli auguri e lui, Carmelo Mascalucia, mio compagno di scuola e compare per tutta la vita, mi ripeteva la litania della nostra epopea. Un’epopea della miseria. Mi ricordava che eravamo nati lì, in quel pizzo di montagna dimenticata da Dio e dagli uomini; che avevamo conosciuto la cosiddetta civiltà contadina, fatta di aria fresca ma anche di sale e cipolla; che i nostri padri si erano tolto il pane dalla bocca per farci studiare...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile

Giuseppe Sottile ha lavorato per 23 anni a Palermo. Prima a “L’Ora” di Vittorio Nisticò, per il quale ha condotto numerose inchieste sulle guerre di mafia, e poi al “Giornale di Sicilia”, del quale è stato capocronista e vicedirettore. Dopo undici anni vissuti intensamente a Milano, – è stato caporedattore del “Giorno” e di “Studio Aperto” – è approdato al “Foglio” di Giuliano Ferrara. E lì è rimasto per curare l’inserto culturale del sabato. Per Einaudi ha scritto anche un romanzo, “Nostra signora della Necessità”, pubblicato nel 2006, dove il racconto di Palermo e del suo respiro marcio diventa la rappresentazione teatrale di vite scellerate e morti ammazzati, di intrighi e tradimenti, di tragedie e sceneggiate. Un palcoscenico di evanescenze, sul quale si muovono indifferentemente boss di Cosa nostra e picciotti di malavita, nobili decaduti e borghesi lucidati a festa, cronisti di grandi fervori e teatranti di grandi illusioni. Tutti alle prese con i misteri e i piaceri di una città lussuriosa, senza certezze e senza misericordia.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lisa

    18 Novembre 2019 - 11:32

    Su tutto questo dobbiamo fare mea culpa. L'idea del "posto fisso con buono stipendio fatto su misura in base ai nostri studi" proviene dai nostri padri (che pure facevano grandi sacrifici per farci studiare, ma lo abbiamo dimenticato) ed è stata rafforzata dalla mia generazione. Pare che la speranza di un futuro migliore ce la debba dare sempre qualcuno, le occasioni pure. E se non ce la facciamo è colpa di... Meglio, allora, il reddito di cittadinanza se proprio il posto dei miei sogni non lo posso avere. Il rimboccarsi le maniche e riconoscere che il periodo non è dei migliori, senza un'analisi sulle responsabilità di chi ci ha preceduto (ma ormai che ce ne facciamo delle analisi, non si va avanti) è inconcepibile. E qui allora a dirsi tutti vittime e chiedere aiuto allo stato. Mia nonna sarebbe inorridita. Che ti lamenti? diceva - Hai due braccia, due gambe che funzionano, qualcosa puoi fare, il peggio è per chi non ce le ha (sottinteso, quelli che hanno bisogno di aiuto davvero).

    Report

    Rispondi

  • lisa

    18 Novembre 2019 - 11:14

    Su tutto questo dobbiamo fare mea culpa. L'idea del "posto fisso con buono stipendio fatto su misura in base ai nostri studi" proviene dai nostri padri (che pure facevano grandi sacrifici per farci studiare, ma lo abbiamo dimenticato) ed è stata rafforzata dalla mia generazione. Pare che la speranza di un futuro migliore ce la debba dare sempre qualcuno, le occasioni pure. E se non ce la facciamo è colpa di... Meglio, allora, il reddito di cittadinanza se proprio il posto dei miei sogni non lo posso avere. Il rimboccarsi le maniche e riconoscere che il periodo non è dei migliori, senza un'analisi sulle responsabilità di chi ci ha preceduto (ma ormai che ce ne facciamo delle analisi, non si va avanti) è inconcepibile. E qui allora a dirsi tutti vittime e chiedere aiuto allo stato. Mia nonna sarebbe inorridita. Che ti lamenti? diceva - Hai due braccia, due gambe che funzionano, qualcosa puoi fare, il peggio è per chi non ce le ha (sottinteso, quelli che hanno bisogno di aiuto davvero).

    Report

    Rispondi

  • aldo.vanini

    17 Novembre 2019 - 23:59

    Questo racconto, di grande profondità e empatia, non fa che portare nella vita reale quello che chiunque abbia un po' di buon senso ha immaginato che sarebbe avvenuto. Fortunatamente non sono poi stati milioni quelli che hanno scelto questa ritirata morale, ma resta l'interrogativo del peso culturale e antropologico di questa follia e del rischio che si faccia strada in una generazione più disillusa di quanto dovrebbe...

    Report

    Rispondi

  • robyv73

    17 Novembre 2019 - 16:51

    C’è solo un augurio da fare, che il reddito di cittadinanza sparisca e che milioni di Italiani si trovino con il portafoglio e la pancia vuota, solo allora, forse, le cose potranno cambiare ma non vorrei essere nei panni di chi verrà appeso per il collo dalla folla esasperata.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi