Anche per lo Svimez il Reddito di cittadinanza è dannoso: allontana dal mercato del lavoro

Secondo il Rapporto 2019 la misura “disincentiva il beneficiario ad accettare posti precari, occasionali, a tempo parziale”. Non solo, per contrastare la povertà bastava potenziare il Reddito di inclusione

Il reddito di cittadinanza allontana le persone dal mercato del lavoro. A certificarlo è il Rapporto Svimez 2019, presentato oggi alla Camera dei deputati, con il quale l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno analizza lo “stato di salute” del sud Italia. Un'analisi che, ancora una volta, evidenzia le difficoltà di questa parte del paese. Perché se è vero problemi come la disoccupazione, la povertà e un'economia stagnante, interessano l'intera penisola, nel sud Italia diventano endemici.

 

Ma nel suo rapporto lo Svimez si concentra anche su una delle misure simbolo dei governi Conte (sia il primo che l'ha introdotto, sia il secondo che lo ha confermato): il reddito di cittadinanza. E ne evidenzia l'impatto nullo, se non addirittura dannoso, sul mercato del lavoro. “Con l'entrata in vigore del reddito di cittadinanza - si legge - si aspettava un aumento del tasso di partecipazione e del tasso di occupazione che nei cinque mesi trascorsi non c'è stato". Dall'inizio dell'anno le persone in cerca di occupazione si sono ridotte da circa 2,7 milioni a 2,5. “Secondo le nostre analisi - continua lo Svimez - sembra che il reddito di cittadinanza stia allontanando dal mercato del lavoro anziché richiamare persone in cerca di occupazione”. Il motivo di questa conclusione è semplice: il reddito “tende ad alzare il salario di riserva e, di conseguenza, disincentiva il beneficiario ad accettare posti precari, occasionali, a tempo parziale”.

 

Vista l'inefficacia del Reddito di cittadinanza, lo Svimez propone di uscire dalla logica del sussidio monetario “per rendere il Rdc parte di un progetto più ampio di inclusione sociale” con un sistema integrato di servizi per le fasce più deboli della popolazione. Una proposta che nasce da un'esigenza concreta: in Italia la metà delle persone in condizione di povertà assoluta vivono al sud (2,4 milioni). Eppure, anche per quanto riguarda l'obiettivo del contrasto alla povertà, il reddito di cittadinanza rappresenta una complicazione e ben più semplice, sottolinea lo Svimez, sarebbe stato il potenziamento del Reddito di inclusione (Rei), attivo da gennaio del 2018. 

 

 

Lo Svimez si unisce così al coro di chi, in questi mesi, ha più volte sottolineato le criticità (e l'inefficacia) del reddito di cittadinanza. Criticità che sono state messe in evidenza anzitutto dai numeri. L’importo medio, ed esempio, è di circa 480 euro contro i 780 che il governo aveva promesso dopo l'approvazione del decreto. Inoltre, per contenere i costi, l'esecutivo gialloverde ha deciso di penalizzare le famiglie numerose, ovvero quelle dove l’incidenza della povertà è maggiore: non importa il numero di figli, una famiglia non può ricevere più di 2,2 volte la cifra percepita da un single. Senza contare gli ostacoli burocratici – oltre al requisito dei 10 anni di residenza – imposti agli stranieri, che di norma tendono a fare più figli degli italiani e quindi risultano ancor più penalizzati. 

 

 

Ma ciò che lascia più perplessi è, come sottolineato anche oggi dallo Svimez, l'apporto nullo all'occupazione. I dati diffusi a fine ottobre mostrano che solo 70 mila beneficiari hanno firmato il patto per il lavoro, ovvero il documento con cui il cittadino che percepisce il Rdc manifesta la sua volontà di accettare le proposte di lavoro che gli verranno avanzate, se ritenute opportune. Infine, dal punto di vista macroeconomico si aspettavano grandi risultati, ma anche in questo caso gli obiettivi sono stati disattesi. Se ci si aspettava un moltiplicatore superiore a 1 – e quindi un effetto sulla crescita superiore alla somma della spesa –, il moltiplicatore è stato invece prossimo allo zero, con un impatto nullo sul pil. “C'è da fare ancora molto per assicurare il lavoro”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte commentando il Rapporto 2019. Pensarci prima di introdurre una misura inefficace come il Rdc, forse, sarebbe stato meglio.