L'inefficacia rossogialla ha un suo Spread

Redazione

Se torna il rischio Italia è perché non c’è significativa discontinuità

Ieri lo spread ha sfiorato i 180 punti, due in più di giovedì. Il calo nel pomeriggio non deve ingannare: risente degli acquisti della Bce mentre da oltre un mese le impennate si inseriscono in un trend rialzista. Dai 130 punti di settembre siamo tornati, se va bene, a 170, cioè alle medie di luglio in èra populista-sovranista. Cioè più soldi per interessi e minore credibilità.

 

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva stimato risparmi per 38,5 miliardi fino al 2022 con uno spread al di sotto di quota 140-150 punti. Già ora manca all’appello un miliardo; e l’ultima asta di Btp ha visto, oltre all’aumento degli interessi, scarsa partecipazione di investitori tenuti alla larga dai report che prevedono un ritorno a 200 punti di spread. A spaventare è il rischio d’implosione della maggioranza e il ritorno di Salvini & Co., la cui conversione europea e moderata non convince. Ieri la Banca d’Italia ha aggiornato il debito pubblico, in calo di 23 miliardi, e l’Istat una bilancia commerciale in miglioramento. Ma l’inflazione torna in negativo a causa dei consumi stagnanti.

   

Tutti questi però sono gli antipasti del giudizio definitivo che attende il governo. Sprecata l’occasione di segnare una vera discontinuità con i gialloverdi, per esempio abrogando quota 100, come suggeriva Matteo Renzi, con risparmio di soldi e ancora più di reputazione, la manovra economica con soli 5 miliardi “veri” promette una ripresa minima, mezzo punto di pil nel 2020; e disoccupazione addirittura in ripresa (Moody’s ne dà la colpa al reddito di cittadinanza).

 

Sempre Renzi, a Milano, ha proposto come misura choc un maxipiano da 120 miliardi di investimenti, “ben più ambizioso della Germania”, aggiungendo che non sarà la legge di Bilancio ma appunto gli investimenti a rimettere in moto il paese. Why not? Però con quali fondi? E negli anni renziani, pur con il pil in ripresa, gli investimenti pubblici e per l’istruzione diminuirono, e quelli per ricerca e sviluppo e per i trasporti furono inferiori al resto d’Europa. Il risultato di avere molte teste pensanti e una classe dirigente accreditata in Europa, vedi Gentiloni, ma di governare con i 5 stelle è paragonabile al pil: crescita zero o quasi, e favore ricambiato a Salvini.

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