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Il turismo si è fermato al Papeete

Alla stagione estiva 2019 mancano 2 milioni e mezzo di turisti rispetto allo scorso anno, soprattutto italiani. Così il BisConte corre ai ripari riaccentrando le competenze al ministero dei Beni Culturali

9 Settembre 2019 alle 20:08

Il turismo italiano si è fermato al Papeete

L'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini in spiaggia a Taormina (foto LaPresse)

Doveva essere un anno bellissimo, il 2019. Eppure, al di là degli esiti infausti sulla compagine di governo che quell'anno non è riuscito neppure a portare a conclusione, anche per un settore che da solo impatta per oltre il 10% del pil nazionale (qualcuno si è affezionato a etichettarlo come il nostro “petrolio”, quasi fosse un bene da porre sotto gallone) il 2019 non è stato proprio un anno da incorniciare. Un sondaggio appena condotto dal Centro Studi Turistici per conto di Confesercenti-Assoturismo ha stimato un calo di 2,3 milioni di presenze turistiche nell'estate del 2019. A incidere, in misura preponderante, la riduzione del numero di turisti italiani (-1,5%) che si è fatta sentire soprattutto nelle località marittime, e nelle regioni del nord-est (-1,6%). Di contro, di questo bilancio al ribasso hanno beneficiato le città d'arte, nelle quali si è registrato un più 1% di presenze di connazionali. La stima, realizzata su un campione di 2.484 imprese attive nel campo della ricezione turistica, fotografa una situazione di criticità che per quanto non assuma ancora un rilievo di portata catastrofica, testimonia almeno lo stallo di un settore che pare essersi bloccato, vulnerabile com'è alla riapertura delle rotte nordafricane e all'attrattività degli itinerari balcanici. E che colpisce ancora di più gli operatori tradizionali che il settore “extra-aberghiero” delle case vacanza.

 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel discorso programmatico propedeutico alla richiesta di fiducia alla Camera, ha ricordato come una “visione coerente e integrata dell'internazionalizzazione del Paese non può trascurare il ruolo di traino del turismo”. Un settore, ha anticipato Conte, che andrebbe potenziato “anche attraverso una seria revisione della sua governance pubblica”. L'allusione è neanche troppo velata al riaccentramento delle competenze in materia turistica in seno al Ministero dei Beni Culturali, dopo che nell'esperienza pentastellata l'ufficio responsabile era stato ricompreso sotto il ministero delle Politiche agricole, alla cui guida era stata nominata la dirigente Caterina Cittadina, attraverso un decreto promulgato dal Presidente della Repubblica soltanto lo scorso aprile. Mesi di “vacanza” per l'individuazione di una figura gestionale che non sono sfuggiti agli addetti ai lavori. “Prendiamo atto che il premier riconosca che il turismo è strategico, ma il fatto che venga spacchettato prima a un ministero e poi a un altro, come se fosse una Cenerentola, non è un segnale incoraggiante”, ha commentato il presidente di Assoturismo Vittorio Messina all'Agi. “Vogliamo un ministero, e in attesa che venga modificato l'articolo 5 della Costituzione, che assegna la competenza alle regioni, una cabina di regia capace di fare da coordinamento”, ha aggiunto. Come a dire che, se anche fosse vero che l'esperienza di Matteo Salvini nella stanza dei bottoni si è fermata al Papeete, non per forza questo debba valere per l'intero turismo italiano.

Luca Roberto

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