cerca

Stiglitz propone un nuovo contratto sociale per riformare il capitalismo

"Solo l'intervento dello stato può correggere le inefficienze del mercato", dice lo studioso americano all'Economist

11 Luglio 2019 alle 14:00

Stiglitz propone un nuovo contratto sociale per riformare il capitalismo

Joseph Stiglitz (Foto LaPresse)

Il premio Nobel Joseph Stiglitz ha proposto “un nuovo contratto sociale” per il ventunesimo secolo nell’ambito dell’iniziativa Open Future promossa dall’Economist attraverso una serie di analisi e dibattiti sui grandi temi della nostra epoca. Stiglitz è uno degli economisti di riferimento dei socialdemocratici americani ed europei: sostiene da tempo una maggiore redistribuzione della ricchezza in occidente, ed è uno dei critici più feroci dell’euro, da lui considerato un progetto neoliberista. L’Economist gli chiede se la critica della destra populista al capitalismo – che lo giudica un sistema truccato ed inefficiente – non contenga un fondo di verità. Stiglitz è d’accordo, sostiene che i figli dei ricchi hanno maggiori opportunità e questo gli consente di perpetuare i loro privilegi. È un problema strutturale, spiega l’economista, che finisce per bloccare l’ascensore sociale: “Troppo spesso chi diventa ricco non aumenta le dimensioni della torta economica del suo paese, ma ruba ciò che apparteneva ad altri”.

 

Stiglitz rimpiange le “riforme progressiste del secolo scorso che hanno creato la prima middle class americana”. Poi è arrivato Reagan, e si è affermata una nuova ideologia, che secondo l'accademico ha generato enormi diseguaglianze. "Oggi lasciamo che tutto sia gestito dal mercato nella certezza che l’economia crescerà, e tutti vivranno meglio. Invece la crescita è rallentata, i salari sono rimasti bloccati e anche alcuni politici del Partito democratico sono colpevoli di aver passivamente accettato questa ideologia". 

 

Da Stiglitz a Pinter, i Nobel compañeros cantavano il paradiso chavista

Il modello venezuelano ha affascinato gli intellettuali. Ma il paese socialista vive una delle peggiori catastrofi autoinflitte del secolo

  
La soluzione, spiega Stiglitz, è quella di creare “un nuovo contratto sociale” per ottenere un equilibrio “tra il mercato, lo stato e la società civile basato su quello che chiamo ‘un capitalismo progressista’”. Questo sistema subordina “il potere dei mercati e dell’imprenditoria al miglioramento generale della società”. Per Stiglitz questo è il momento giusto per lanciare una sorta di controrivoluzione: la società americana intende “restaurare la vera democrazia e limitare il potere dei soldi nella nostra politica”. Il contratto sociale di Stiglitz prevede di “riscrivere le regole dell’economia per limitare il potere dei giganti tecnologici e finanziari e per assicurare che la globalizzazione funzioni per l’americano medio, e non solo per le grandi aziende”. Questo programma prevede alcune delle proposte più simboliche della sinistra, come “l’aumento degli investimenti statali nella tecnologia, nell’istruzione e nelle infrastrutture”, oltre alla “creazione di una green economy” per fronteggiare la minaccia dei cambiamenti climatici. 

 

Joseph Stiglitz con Massimo D'Alema e Mario Monti a un convegno del 2012


   

Quando il giornalista chiede se lo statalismo non rischia di creare storture e inefficienze al sistema economico, Stiglitz risponde che “tutte le istituzioni umane sono fallibili, sia quelle pubbliche sia quelle private”. Tuttavia, aggiunge l’economista, “ci sono molte circostanze in cui il ruolo dello stato ha avuto un impatto positivo, anche in America. Ad esempio l’assicurazione sanitaria ha diminuito i costi e offerto un servizio migliore rispetto alle aziende private”. 

 

A margine dell'intervista, l'Economist pubblica un estratto dell'ultimo libro di Stiglitz, People, Power and Profits. Progressive Capitalism for an age of discontent. L'economista spiega i motivi per cui al giorno d'oggi il mercato non è più in grado di soddisfare la maggioranza dei cittadini. “La ragione è semplice – scrive Stiglitz –. Chi perde il proprio posto di lavoro ha bisogno del sostegno dello stato. Può trasferirsi laddove ci sono opportunità, ma il prezzo delle case in questi luoghi tende a essere molto alto. I disoccupati potrebbero non avere le risorse per seguire dei corsi di formazione e le banche generalmente gli prestano i soldi a un tasso di interesse molto alto”.

 

Completata la diagnosi, Stiglitz offre una possibile cura. Il governo deve facilitare la transizione attraverso due strumenti: le politiche attive del lavoro, che aiutano i disoccupati a trovare una collocazione, e le politiche industriali, che stimolano la creazione di nuove imprese. Nei paesi scandinavi queste strategie hanno funzionato: molti lavori sono diventati obsoleti, ma i disoccupati hanno trovato una nuova collocazione grazie agli incentivi statali. Infine, Stiglitz aggiunge che il governo non deve investire solo nei grandi centri urbani, ma deve puntare a fare crescere le aree meno sviluppate per ottenere uno sviluppo omogeneo. L'obiettivo di fondo, conclude l'economista, è quello di garantire una vita agevole ("a middle class life") a tutti i cittadini, molti dei quali oggi vivono in povertà. "Anche le famiglie con un lavoro dignitoso non riescono a vivere adeguatamente una volta andate in pensione, o non possono permettersi di mandare i propri figli all'università". 

Redazione

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • branzanti

    11 Luglio 2019 - 21:09

    La necessaria ed ineludibile riforma del sistema basato sull'economia di mercato (ad oggi il sistema che ha assicurato i maggiori livelli di crescita complessiva, ma che sta progressivamente perdendo - ed in molti casi, come negli Usa, ha perso - la capacità di generare benessere per la maggioranza delle persone) non può ignorare le critiche che Stiglitz, Krugman ed altri autorevoli economisti vi hanno rivolto. A cominciare dalla considerazione, citata nell'articolo, della distruttivita' che hanno significato per la larga maggioranza della popolazione Usa (vogliamo chiamarla classe media?) le sciagurate politiche economiche e fiscali di Reagan, un presidente su cui aleggia ancora un alone di infallibilità, malgrado i catastrofici errori commessi. L'impoverimento della classe media e la polarizzazione della ricchezza cominciò con lui.

    Report

    Rispondi

  • albertoxmura

    11 Luglio 2019 - 19:07

    Tenderei a rovesciare quanto afferma Stiglitz: Solo l'intervento del mercato può correggere le inefficienze dello Stato.

    Report

    Rispondi

  • eleonid

    11 Luglio 2019 - 14:02

    Uno degli aspetti positivi che ci si augura nell'alternanza del potere politico è che chi succede agli esistenti faccia meno errori . E questo certamente richiede conoscenza e competenza , e non improvvisazione tipica dei populisti analfabeti e arroganti. Quello che propone l'economista, in sostanza è quello che si predicava alla fine della prima repubblica e che in parte si è cercato di attuare. Infatti le università sono state aperte a tutti , i grandi investimenti statali hanno prodotto posti di lavoro e le aziende industriali hanno contribuito a fare crescere il paese sul piano,economico , culturale e tecnologico. Basta quindi ripetersi! Ma con più grano salis di allora, per adattarsi alle nuove esigenze imposte dal contesto mondiale di oggi.

    Report

    Rispondi

Servizi