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Anche la Lega può scottarsi con l’Ilva

A Taranto il M5s ha deluso chi voleva chiudere l'acciaieria. Ora che vuole eliminare l'immunità penale per i dirigenti, ArcelorMittal chiede tutele e avanza dubbi sulla capacità di gestire lo stabilimento. Tocca a Salvini giocare la sua partita 

19 Giugno 2019 alle 20:04

Anche la Lega può scottarsi con l’Ilva

Foto LaPresse

Roma. ArcelorMittal ha comunicato al governo che potrebbe abbandonare l’acciaieria Ilva di Taranto se il decreto crescita non verrà modificato. La preoccupazione riguarda la possibilità che una norma voluta dal Movimento 5 stelle cancelli le tutele legali previste quando Arcelor ha deciso di investire nell’Ilva, poco meno di un anno fa. Ad ArcelorMittal era stata assicurata la possibilità di non incorrere in procedimenti penali fino all’attuazione del piano ambientale da concludere entro il 2023. La norma introdotta nel decreto crescita invece limita al 6 settembre 2019 il termine di applicazione dell’esonero da responsabilità penale e amministrativa dei dirigenti. Lo stabilimento è infatti sotto sequestro dal 2012 e l’immunità da azioni giudiziarie era stata garantita anche ai commissari governativi negli anni passati.

   

La questione imbarazza il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che con quella norma tentava di recuperare il consenso perso dopo l’accordo con ArcelorMittal per tenere aperta l’Ilva, che il M5s prometteva di chiudere in campagna elettorale. Il ministero ha comunicato che “presto sarà trovata una soluzione”. Tuttavia il decreto dovrà essere approvato entro il 29 giugno e il governo ha posto la fiducia. Le modifiche proposte in commissione sono state respinte, tra cui quella firmata da Maria Elena Boschi (Pd) che eliminava il limite temporale per la fine dell’immunità, annullando la norma del M5s. La comunicazione di Arcelor costringe la Lega a uscire dall’ambiguità ed esprimere una posizione sulla volontà di mantenere o meno la presenza di un investitore estero nel più grande stabilimento produttivo d’Italia per numero di addetti. 

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

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