Boccia bacchetta un governo contrario all'interesse nazionale

Gli industriali cercano collaborazione da un esecutivo che ha sbagliato troppo e ha cambiato in peggio. “Da soli possiamo fare tanto, ma da soli non ce la faremo”

Roma. All’Assemblea annuale di Confindustria, il presidente Vincenzo Boccia ha criticato l’azione del governo Lega-M5s, da un anno in carica, chiedendo che collabori con le imprese private per contrastare la stasi dell’economia prodotta anche dalla politica. "Da soli possiamo fare tanto, ma da soli non ce la faremo. Tutti abbiamo bisogno della collaborazione degli altri: la politica delle imprese e le imprese della politica, se davvero vogliamo uscire dalle nostre assemblee con la convinzione che possiamo trasformare le parole in fatti”, ha detto Boccia. “Non siamo né maggioranza, né opposizione. Né popolari, né socialisti o populisti. Siamo italiani, siamo imprenditori, siamo Confindustria”.

     

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Il presidente di Confindustria ha criticato le decisioni di politica economica, la retorica governativa e l’isolamento dell’Italia in Europa a pochi giorni dalle elezioni del 26 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo. Fattori combinati che hanno prodotto una condizione di stagnazione economica che durerà almeno per quest’anno. “A fine marzo abbiamo parlato di 'crescita zero'; pochi giorni dopo il governo ha di fatto confermato la previsione, ponendo la crescita allo 0,2 per cento. La Commissione europea stima lo 0,1. Nessuno può sapere con certezza quale sarà la vera crescita quest’anno, per le tante variabili che condizionano oggi questo tipo di analisi. Ma la tendenza è chiara: il paese non riparte con lo slancio dovuto, necessario, che è alla nostra portata, che ci meritiamo”. 

   

Le decisioni di politica economica, il diniego alle grandi opere come la Tav, e le scelte di allocazione della spesa pubblica per spesa corrente, secondo Confindustria, sono esattamente quello che un governo che si dice difensore dell’interesse nazionale non doveva fare. "Il 3 dicembre dello scorso anno a Torino con altre dieci organizzazioni imprenditoriali in rappresentanza di oltre tre milioni d’imprese – che ringraziamo per la continua collaborazione e condivisione di visioni e valori – ci siamo riuniti per ribadire ad alta voce tre Sì: alla Tav, alle infrastrutture, alla crescita. Perché un paese che non si collega alle grandi reti infrastrutturali europee e mondiali ipoteca il suo futuro e condanna i suoi cittadini all’isolamento. Abbiamo segnalato l’urgenza di riaprire i cantieri e avviare una grande stagione d’investimenti pubblici. Abbiamo detto chiaramente che aumentare il deficit per la spesa corrente – non per gli investimenti – e, di conseguenza, aggravare il debito pubblico, è l’esatto opposto di quello che serve al paese. Abbiamo fatto presente che andava evitata a tutti i costi la procedura d’infrazione su deficit e debito. Procedura, che era – e continua a essere – contraria all’interesse nazionale”. 

   

Boccia ha lamentato l’assenza di ascolto delle esigenze delle imprese da parte dell’esecutivo per almeno la metà del periodo in carica. Ora, ha detto Boccia, dopo una lunga gestazione e una riscrittura dei provvedimenti, sembrerebbe che “siamo sulla strada giusta”. Il riferimento è al recente decreto Crescita, che ha ripristinato alcune agevolazioni agli investimenti produttivi, e al decreto Sbloccacantieri, che ambirebbe a velocizzare la realizzazione di opere infrastrutturali di grandi e piccole-medie dimensioni. "Non mancano debolezze, contraddizioni e il consueto rinvio a una molteplicità di provvedimenti attuativi. E' presto ancora per valutare quanto potranno essere efficaci e influire sull’aumento del pil. Ma sono primi segnali positivi, che sembrano superare una visione pregiudiziale verso l’attività di impresa. E oggi diciamo: a chi accetta il dialogo, il confronto, e riconosce il valore dei corpi intermedi, assicuriamo che può contare su Confindustria nella ricerca delle soluzioni, senza per questo dover rinunciare ogniuno alla propria autonomia. Le nostre idee sono solide, radicate, trasparenti. Se gli attori della politica convergono, noi lo riconosciamo. Quando se ne allontanano, lo sottolineiamo".

   

Nei prossimi giorni Confindustria metterà a disposizione del governo una “strategia di rilancio della filiera dell’automotive”, messa in crisi dalla congiuntura internazionale, dalle minacce di dazi e anche dall’ecobonus che ha penalizzato alcuni modelli diffusi di auto a combustione tradizionale a favore delle auto elettriche, che in Italia non vengono prodotte. Il provvedimento è stato criticato da Confindustria, ma Boccia ne ha ricordato gli effetti negativi offrendo contemporaneamente un piano ricostituente per il settore Auto per dare prova della volontà dell'associazione di consigliare un esecutivo che ha sbagliato troppo.

   

L’isolamento europeo dell’Italia prodotto attraverso minacce di sovvertimento delle regole comuni e di uscita dal blocco dell’Eurozona, per Boccia hanno rappresentato una retorica che è precipitata in modo dannoso sull’economia, attraverso l’aumento del costo di finanziamento del debito, e sulla capacità italiana di trovare sponde dei partner continentali, i quali, invece, andrebbero imitati. "Per rimetterci a correre sarà utile liberarci dal peso di parole che inducono alla sfiducia, che evocano negatività, che peggiorano il clima. Le parole di chi governa non sono mai neutre: influenzano le decisioni di investitori, imprenditori, famiglie. Le parole che producono sfiducia sono contro l’interesse nazionale”. Il modello è quello francese e spagnolo. “E' necessario individuare un mix di interventi che riduca deficit e debito rassicurando i mercati finanziari senza compromettere la crescita. Farlo è cruciale: se il rendimento dei titoli di Stato italiani si abbassasse al livello di quelli spagnoli (circa 150 punti base in meno) già il prossimo anno si potrebbero risparmiare 5 miliardi di euro in spesa per interessi. Se la crescita raggiungesse il livello francese, ecco che il debito pubblico scenderebbe automaticamente. Tassi spagnoli e crescita francese sono obiettivi a portata di mano per la prossima manovra di bilancio”.

  

"Mostriamoci all’altezza del cambiamento che vogliamo – ha concluso Boccia – Un cambiamento che deve avvenire in meglio, recuperando lo spirito riformista che ha fatto grandi l’Italia e l’Europa”. Un modo per dire che finora il cambiamento propagandato dal governo ha funzionato esattamente al contrario. 

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