Prima il voto, poi la resa dei conti. Il premier annuncia la tregua elettorale

Conte assicura che il clima nel governo è “sereno e costruttivo”. Intanto il Consiglio dei ministri sui decreti sicurezza bis e famiglia è rinviato a dopo le Europee

“Paralisi”, “palude”, “stallo”. Erano giorni che illustri esponenti del governo (Giancarlo Giorgetti), leghisti di lungo corso (Luca Zaia) e osservatori esterni (Giorgia Meloni), descrivevano più o meno allo stesso modo la situazione di totale immobilismo in cui si trova il governo. Le fibrillazioni elettorali di sicuro non aiutano non fosse altro che, anche oggi, Luigi Di Maio ha trovato il modo per attaccare la Lega (“Io penso che ci sia una parte di Lega o tutta la Lega che è un po' nostalgica nel tornare al governo con Berlusconi”). Mentre Matteo Salvini, se da un lato spiegava che lui agli attacchi “non risponde”, dall'altro faceva notare che le elezioni Europee certificheranno il cambio di rapporti di forza all'interno dell'esecutivo.

  

Guai però a parlare di litigi e risse sfiorate. Men che meno durante l'ultimo Consiglio dei ministri che doveva approvare i decreti su famiglia e sicurezza bis e che, invece, ha prodotto un nulla di fatto. A dirlo è il premier Giuseppe Conte che, in serata, si presenta nella sala stampa di Palazzo Chigi per “un breve aggiornamento sull'attività del governo”. E forse sarebbe bastato un comunicato stampa visto che, al di là delle parole di circostanza, il messaggio che il presidente del Consiglio è estremamente semplice (e previsto): siccome rischiamo di litigare ancora più violentemente di quanto non fatto, abbiamo deciso di rinviare alla prossima settimana il Cdm. Non proprio una notizia sensazionale.    

   

 

Ma i pochi minuti di conferenza stampa servono soprattutto per spiegare che nell'ultima riunione a Palazzo Chigi il “clima è stato sereno e costruttivo”, che “tutto il governo condivide i due obiettivi politici” di intervenire su sicurezza e famiglia, e che il Quirinale non è né contrariato né intende censurare preventivamente l'azione del governo. “L'interlocuzione con gli uffici del Quirinale è prassi consolidata - spiega Conte - Non si può attribuire al presidente della Repubblica né l'intento di una censura preventiva, né un ruolo di sindacato politico. Il presidente della Repubblica non ha svolto questo ruolo né intendeva svolgerlo”. E prima che qualcuno gli faccia notare che nelle ultime 24 ore per ben due volte è salito sul Colle per incontrare il Capo dello Stato, Conte spiega che si tratta di “incontri che periodicamente avvengono”. Fermo restando che è stato “un incontro cordiale”. In ogni caso, conclude, “sul decreto sicurezza c'è una nuova versione pervenuta ieri pomeriggio, gli uffici qui hanno già lavorato sulla nuova bozza e posso dire che mi sembrano superate le criticità segnalate”. Insomma è tutto bellissimo. Come potrebbe non esserlo.