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Blackstone fa causa a Cairo per 300 milioni, ma non glielo dice di persona

Mariarosaria Marchesano

La querelle per la sede del Corriere della sera si tinge di giallo

Milano. Nella querelle per l’immobile di via Solferino, la storica sede del Corriere della sera a Milano, il fondo d’investimenti americano Blackstone sposta il tiro dal gruppo Rcs al suo presidente e principale azionista, Urbano Cairo, ritenendo che sia in prima persona responsabile della presunta “interferenza illegittima” che gli ha impedito di rivendere il palazzo al gruppo tedesco Allianz e di incassare la probabile plusvalenza. Una mossa a sorpresa con la quale il colosso statunitense, fondato e guidato da Stephen Allen Schwarzman, punta a colpire l’imprenditore italiano con una richiesta di risarcimento danni monstre: 300 milioni di dollari, che è pari a poco meno della metà del valore di Borsa di tutto il gruppo Rcs ed è l’equivalente di tre quarti di quello della controllante Cairo Communication (entrambe le società hanno accusato il colpo ieri a Piazza Affari con uno scivolone, rispettivamente, del 4 per cento e dell’1,2 per cento). “Non ne ho notizia diretta, non posso parlare di cose che non conosco”, ha detto ieri Cairo a margine dell’assemblea dei soci rispondendo alle domande che gli venivano rivolte dopo che Lettera43 aveva dato la notizia della nuova causa intentata dal gruppo statunitense.

        

Dunque, l’editore del Corriere della sera non ha ricevuto la citazione da parte di Blackstone che lo chiama in causa a titolo personale. Com’è possibile? Secondo quanto ricostruito dal Foglio, l’atto è stato depositato presso la Corte suprema di New York il 22 aprile, vale a dire due giorni prima che il giudice dello stesso tribunale – Saliann Scarpulla – si pronunciasse sul primo ricorso di Blackstone rimettendo il caso nelle mani dell’arbitrato italiano e riservandosi di tornare in campo solo nell’eventualità in cui questo facesse un passo indietro per motivi di incompetenza territoriale. Una decisione che è stata interpretata come un punto a favore di Cairo. Ma ora si viene a sapere che in quel momento, Blackstone aveva già depositato un altro documento di 27 pagine che ricalca in modo fedele quello precedente – in cui si contestano le accuse di irregolarità e di usura mosse da Cairo e si avanza la maxi richiesta di risarcimento danni – tranne che per un particolare: il nome del soggetto citato in giudizio non è più Rcs ma il suo azionista principale. Da quanto si apprende da fonti vicine al dossier, Blackstone voleva cogliere l’occasione della visita di Cairo negli Stati Uniti, annunciata dai media italiani, per recapitargli il plico della citazione. Ma l’imprenditore-editore ha deciso all’ultimo momento di annullare la trasferta e così l’atto gli dovrebbe essere recapitato nei prossimi giorni con le normali procedure delle notifiche giudiziarie internazionali. Durante l’assemblea dei soci Rcs, Cairo si è mostrato molto tranquillo ribadendo di aver sempre ritenuto che il prezzo a cui è stato ceduto nel 2013 il palazzo di via Solferino (120 milioni di euro) è troppo basso rispetto al suo valore di mercato; che al momento della transazione non aveva potuto far pesare il proprio dissenso poiché, pur essendo socio non era parte del consiglio; di aver poi avviato una due diligence interna quando ha preso in mano il controllo del gruppo.

        

“L'arbitrato con Blackstone è un atto dovuto”, ha sottolineato, come per dire che il vero reato sarebbe stato quello di non evidenziare che, nella vendita, Blackstone si sarebbe approfittata della situazione di stress finanziario in cui versava Rcs. Ora la parola spetta al collegio arbitrale che, però, non si riunirà prima di settembre e avrà una bella gatta da pelare. La domanda che si fanno tutti è se è pensabile un accordo, una mediazione. Agendo contro Cairo, Blackstone, assistito in Italia dallo studio Gatti-Pavesi-Bianchi e da Kirkland&Ellis negli Stati Uniti), ha dimostrato di essere poco propensa a sedersi attorno a un tavolo per discutere. E anche Cairo, assistito dall’avvocato Sergio Erede, sembra deciso ad andare fino in fondo: “Non ci sono contatti avviati, c’è un arbitrato che sta andando avanti”, ha precisato ieri, noncurante del peso che un contenzioso di queste dimensioni potrebbe avere, oltre che sulle sue società, anche sul profilo di uomo pubblico che Cairo sta minuziosamente costruendosi. Pur tralasciando le ipotesi di una discesa in campo nel medio periodo, che l’imprenditore ha sempre smentito ma che parecchi indizi continuano a indicare per probabile, c’è la sua performance da imprenditore che non sbaglia un colpo da preservare.

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