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Meglio il Primo maggio che mai

Se la Cgil landiniana parla con pragmatismo davanti al nulla governativo

2 Maggio 2019 alle 21:17

Meglio il Primo maggio che mai

Maurizio Landini (Cgil), Anna Maria Furlan (Cisl) e Carmelo Barbagallo (Uil) (Foto LaPresse)

"Festeggeremo il Primo maggio con l’uscita dell’Italia dalla recessione”, ha detto Luigi Di Maio dopo che l’Istat ha comunicato il più 0,2 per cento di pil nel primo trimestre 2019, pari a una crescita annua di un decimale. La festa però non c’è stata: le confederazioni sindacali hanno rumorosamente protestato contro la (non) politica economica del governo, contro un insufficiente calo della disoccupazione, contro il blocco degli investimenti, contro le crisi aziendali che si accumulano irrisolte sul tavolo di Di Maio, contro un divario produttivo e sociale rispetto al resto d’Europa che si amplia anziché ridursi. Prima ancora di Cgil, Cisl e Uil è stato Sergio Mattarella a rendere diverso questo Primo maggio ricordando che il lavoro e la produzione si aiutano riducendo il cuneo fiscale, la differenza tra stipendio lordo e stipendio netto che penalizza il reddito di chi lavora e la competitività di chi produce: un concetto inusuale sotto per una istituzione equidistante come il Quirinale.

 

Concetto però che il mondo dell’industria predica da sempre, solo parzialmente ascoltato dai governi precedenti, del tutto inascoltato da quello attuale che ha preferito spendere i soldi pubblici tra reddito di cittadinanza, pensionamenti anticipati e statalizzazioni. Il Di Maio che ora promette di occuparsi “nei prossimi mesi” del gap fiscale ai danni di lavoratori e imprese è lo stesso che fino a poco fa definiva “prenditori” gli imprenditori. Il Salvini che si è improvvisamente accorto di un’Italia bloccata è lo stesso che ha fatto finta di nulla mentre l’intero nord produttivo scendeva in piazza per la Tav e le infrastrutture. Che poi i sindacati abbiano riscoperto la centralità dell’economia, del lavoro, della politica industriale, della formazione dopo anni di divagazioni su tutt’altri argomenti – dalle donne all’ambiente (questioni sacrosante ma fuori dal mandato e dalle logiche delle confederazioni), alle intemerate da talk-show del Maurizio Landini filogrillino di ieri ben diverso dal pragmatico segretario generale della Cgil di oggi –, che insomma i rappresentanti dei lavoratori protestino il Primo maggio contro un governo che va contro il lavoro, è un bagno di realtà. E un altro “bellissimo” risultato del cambiamento.

Redazione

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