Operazione truffa. Se sbagli a investire non ti preoccupare, ci pensa Conte

Mariarosaria Marchesano

Perché volere rimborsare tutti e a tutti i costi con soldi pubblici è una beffa per i risparmiatori davvero truffati e i contribuenti. La Consob di Savona che ne pensa?

Milano. Aveva ragione Mario Nava, il presidente Consob spinto alle dimissioni dai Cinque Stelle, quando propose al governo di rafforzare l'Arbitro per la controversie finanziarie in previsione dei rimborsi ai risparmiatori danneggiati dalle banche venete, partita poi avocata dal Mef che a questo scopo ha destinato 1,5 miliardi di euro di soldi pubblici e istituito – sulla carta - un'apposita commissione. Oggi che il nome di Nava non può più neanche essere pronunciato negli uffici dell'organismo di vigilanza, senza suscitare almeno una reazione di disappunto, è diventato lampante che la sua visione era giusta. La tutela dei risparmiatori non può non andare di pari passo con il rispetto delle normative europee che prevedono l'accertamento del cosiddetto misseling, cioè di un comportamento scorretto da parte delle banche nella commercializzazione dei prodotti finanziari. Attività che solo un arbitrato può fare.

 

A sette mesi dalle sue dimissioni e dopo che la presidenza della Consob è passata all'ex ministro Paolo Savona, la partita dei rimborsi delle ex venete è sprofondata in una palude in cui rischiano di annegare tutti i principi giuridici che regolano le controversie finanziarie per far emergere una visione politica dell'investimento. In questa visione, infatti, non esiste il concetto di rischio e di assunzione di responsabilità e prevale l'idea che debbano essere rimborsati tutti, obbligazionisti e azionisti, “a prescindere”, come ha sintetizzato l'ex sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta, che è stato tra gli artefici dell'istituzione del Fondo per le vittime dei reati bancari, e oggi è membro della direzione nazionale del partito democratico. “Rischia di ritorcersi contro gli stessi risparmiatori traditi l'ingiustificata ostinazione del governo che, anziché risarcire i truffati, vuole dare i soldi a tutti”, ha detto Baretta di fronte al dilemma arbitrato-si e arbitrato-no sul quale sta ragionando in queste ore il governo giallo-verde, con il vice premier Luigi Di Maio, che esorta i risparmiatori a “tenere duro” e insiste nel dire che non ci sarà alcun arbitrato e il ministro Giovanni Tria, che pensa l'esatto opposto temendo che i ristori a pioggia possano suscitare una reazione della Commissione europea.

 

Quest'ultima, infatti, avrebbe dato un via libera di massima a rimborsare anche gli ex soci delle venete, ma a patto che un arbitrato accerti lo status di status di 'truffati' . La palla passa ora al premier Giuseppe Conte che lunedì incontrerà le associazioni dei risparmiatori alle quali dovrà dire qual è la decisione assunta dal governo e se i decreti sui rimborsi dovranno essere riscritti per andare incontro alle normative europee ed evitare che i cittadini si trovino a dover restituire i soldi ricevuti, come ha messo in guardia anche l'ex ministro Pier Carlo Padoan. Non è escluso, a questo punto, che possa ritornare in scena proprio l'Arbitro della Consob, che ha le competenze necessarie, anche se in questi giorni si sono rincorse voci sulla nomina di tecnici specializzati nella commissione ministeriale (il che, comunque, non risolverebbe il problema e in più creerebbe una inutile duplicazione di competenze). In questo quadro, appare quantomeno curioso il silenzio del neo presidente della Consob, Savona, che nei giorni scorsi è intervenuto al Salone del Risparmio a Milano facendo alcune dichiarazioni generiche evitando, però, di assumere posizioni su temi specifici.

 

Savona non ha ancora indicato nemmeno quelle che saranno le linee guida della sua presidenza, anche se non è escluso che lo faccia durante il consueto incontro annuale con la comunità finanziaria, tradizione che, inaugurata nel 1997 da Tommaso Padoa Schioppa, è stata rispettata finora da tutti i suoi successori (in genere si tiene tra maggio e luglio). Oltre al particolare caso delle banche venete, Savona dovrebbe dire come intende muoversi su altre questioni in sospeso che riguardano la tutela del risparmio come la verifica dello stato di applicazione in Italia della direttiva Mifid II sulla trasparenza degli investimenti che, tra l'altro, prevede un potere d'intervento inedito da parte della vigilanza europea, e di quelle nazionali, proprio nel campo della distribuzione dei prodotti finanziari, con l'accertamento preventivo del profilo di rischio dei clienti e l'obbligo di rendicontazione semplificata dei costi e delle commissioni, che in Italia sono i più cari d'Europa come emerge dalle ultime rilevazioni dell'Esma. Mai come in questa fase Savona avrebbe gioco facile nel recepire in pieno tutta l'impostazione europea in tema di difesa dei risparmio, considerando anche la pessima annata appena trascorsa (il 2018) sia in termini di rendimenti dei fondi (tutti negativi visto l'andamento dei mercati) sia in termini di raccolta (crollata del 90 per cento). Chissà cos'ha in mente.

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